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Se davvero ci piace il Parlamento, USIAMOLO!

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August 25, 2019 by Mosè Viero

C’è un elemento di sottile contraddizione che pervade i ragionamenti di larga parte del mondo sedicente progressista in questi giorni di crisi di Governo. Molti autorevoli commentatori non certo definibili come illiberali (come il meritevole Comitato Ventotene) spingono affinché si vada al voto al più presto: anche se dovesse vincere a man bassa il Truce, anzi proprio per quello. Il ragionamento è: il Capitone e i suoi alleati pentastellati hanno sfasciato i conti pubblici con le loro folli politiche assistenzialiste e clientelari, ora devono essere loro a cercare di metterci una pezza. Si tratterebbe di un modo per responsabilizzare gli elettori: avete votato per dei pazzi sprovveduti, ora vi beccate le conseguenze delle loro follie, così la prossima volta votate ‘meglio’.

Devo essere sincero: ogni tanto anche io vengo preso dal cupio dissolvi e spero che l’Italia fallisca miseramente. L’elettorato italiano è chiaramente composto in maggioranza da ignoranti e da miserabili, incapaci di dare il proprio sostegno convinto a una classe politica matura e dignitosa, sempre pronti a inseguire l’uomo forte di turno che parla a suon di slogan violenti. C’è però un piccolo particolare: che anche io vivo in Italia e non sarei particolarmente contento di dover andare a far la spesa con la carriola piena di vecchie lire.

Quindi per quanto possa piacermi l’idea di veder affogare nella miseria vera questo popolo indegno, la mia parte razionale pretende che si cerchi sempre l’opzione della salvezza ad ogni costo. Dovevano pensarla così, d’altro canto, anche i padri costituenti, che si premurarono di creare un sistema di pesi e contrappesi volto proprio a evitare gli abusi dell’Esecutivo, ben sapendo dall’esperienza degli anni immediatamente precedenti che i dittatori di ogni colore e di ogni luogo nascono *sempre* con la legittimazione popolare. Fa ridere il Capitan Coniglio quando dice che loro non sono autoritari perché vogliono le elezioni: è caratteristica precisamente tipica dei dittatori chiedere continuamente ed esasperatamente il sostegno del popolo. Mentre, d’altro canto, è caratteristica tipica degli ordinamenti maturi temperare la legittimazione popolare con le prerogative costituzionali. Non è un caso che i fascisti citino continuamente l’articolo 1 della Costituzione nella parte “La sovranità appartiene al popolo” ‘dimenticando’ sempre la parte seguente: “che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”. Traduco per i più duri di comprendonio: la sovranità popolare va esercitata con dei limiti, e questi limiti li stabilisce la Costituzione. In altre parole: prima viene la Costituzione, poi viene il popolo.

E qual è il luogo principe in cui si esplicano queste “forme” e questi “limiti”? Il Parlamento: ciascun deputato e senatore rappresenta la Nazione, deve servirla con dignità e onore e deve cercare l’interesse della collettività, anche, se necessario, andando contro il sentimento popolare del momento. Infatti i costituenti hanno previsto il rinnovo del Parlamento ogni cinque anni: il tempo lungo tra una elezione e la successiva dovrebbe garantire agli eletti la possibilità di guardare al futuro, senza dover essere schiavi della volatilità dell’opinione pubblica, particolarmente accentuata in una democrazia giovane e, per essere gentili, immatura come la nostra. Qualcosa è chiaramente andato storto: la nostra Repubblica parlamentare non ha mai davvero funzionato come la Costituzione prevede, e basta il fatto che pochissime legislature sono durate cinque anni per rendersene conto. Il sistema va riformato: qualcuno ci ha provato, forse un po’ maldestramente, qualche anno fa, ma purtroppo il tentativo non è andato in porto.

Ci tocca dunque tenerci il nostro bicameralismo (im)perfetto. La gravità del momento, però, dovrebbe quantomeno suggerirci di cercare di usare al meglio i malandati strumenti che abbiamo per bloccare l’ascesa del nuovo dittatore alla ricerca dei “pieni poteri”. Ecco perché non mi convince il ragionamento di chi vuole responsabilizzare gli elettori assecondando le richieste dell’aspirante despota: è vero, il nostro elettorato è particolarmente sprovveduto, ma qualunque “popolo” è, potenzialmente, l’entità da cui può nascere un potere autoritario. La Germania che ha eletto Hitler era forse lo Stato più ricco, colto e avanzato dell’Europa dell’epoca.

In altri termini: non è educando l’elettore che possiamo sventare l’autoritarismo, ma ottimizzando il funzionamento dei pesi e i contrappesi che impediscono a chi cerca i “pieni poteri” di ottenerli, indipendentemente da cosa vuole il “popolo”. Educare l’elettorato è importante, sia chiaro: ma pensare che sia sufficiente è ingenuo. La maggioranza delle persone è ignorante, meschina, alla costante ricerca di qualche nemico contro cui riversare le proprie frustrazioni: certe dinamiche del comportamento collettivo sono troppo radicate nella nostra natura per poter essere completamente cancellate dall’istruzione e dalla cultura.

Tornando all’attualità: perché dovrei dare i “pieni poteri” a un buono a nulla razzista, omofobo e clericale se posso evitarlo? Molti di coloro che oggi ci spiegano che dobbiamo andare a votare perché l’avversario si sconfigge solo col voto sono gli stessi che parlano continuamente della centralità del Parlamento. Ebbene, in Parlamento quello che vuole i “pieni poteri” ha il 17 per cento. E secondo la Costituzione questo Parlamento può stare in carica fino al 2023. Ebbene, io voglio che il restante 83 per cento dei parlamentari faccia *qualsiasi cosa* per non dare i “pieni poteri” a questo figuro. Io voglio che il Presidente della Repubblica faccia *qualsiasi cosa* per evitare nuove elezioni fino al 2023. Li abbiamo visti i risultati delle ultime elezioni europee? Vogliamo forse un Parlamento con quelle percentuali? Per che cosa, per il gusto di veder ridurre il Paese in macerie e poi dire “L’avevamo detto”?

Il rispetto della Costituzione passa anche e soprattutto dall’introiettare questo semplice concetto: il voto popolare è solo una delle modalità tramite cui si esplica la democrazia rappresentativa. E non è nemmeno la più importante: non lo dico io, lo dice la Costituzione. Che i populisti evochino continuamente il sostegno popolare fa parte della loro natura: che anche i progressisti caschino nel tranello è davvero deprimente.


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