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SOS sinistra, atto I: tassatemi la casa, NOW!

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October 17, 2015 by Mosè Viero

Quando qualcuno che mi ronza attorno si comporta in maniera del tutto insensata (e succede ahimè più spesso del dovuto), sono solito affermare che quel qualcuno “non sa neanche dove sta di casa”. Ironia vuole che il sottoscritto non sappia dove stia di casa, politicamente parlando, da almeno un paio di lustri: e che l’avita dimora che precedette tale periodo sia oggi portata con lo stesso orgoglio con cui si porta una macchia di sugo su una camicia bianca appena indossata.

Ma dato che la casa è un bisogno primario, quando non la si ha bisogna trovarla. Comincerò quindi ora a descrivere, in diversi episodi che pubblicherò con cadenza assolutamente casuale, le cinque caratteristiche del mio partito di sinistra ideale. Così se qualcuno l’ha visto in giro da qualche parte può chiamarmi: la soddisfazione sarà paragonabile a quella che si prova salvando un cucciolo di cane abbandonato in autostrada. O, per i lettori dotati di più dei tre neuroni assegnati di default all’animalista medio, sarà paragonabile a quella che si prova trovando finalmente la propria chiave di ricerca ideale sul sito Xvideos.com.

I. La sinistra vera ama le tasse

Il partito attualmente al governo sta applicando ricette politiche di stampo prevalentemente conservatore e doroteo: il fatto che la sua storia si radichi nella sinistra sta dando adito a più di un equivoco. Partiamo da un dato di quasi cronaca: l’intenzione di abolire completamente la tassazione sulla prima casa. La retorica prevalente fa passare la misura come un aiuto ai lavoratori e alle fasce più deboli: la prima casa è il frutto di “anni di sacrifici”, quindi deve essere al sicuro da qualunque leva fiscale. Facciamo finta che il buon Matteo si sia premunito di escludere dall’esenzione le ville da megadirettore galattico, le magioni e i castelli (non l’ha fatto, ndr): la misura dovrebbe comunque apparire istantaneamente delittuosa a qualunque persona che si definisca di sinistra. Eppure non sembra che sia così: sembra che quando si tratta di pagare meno tasse le differenze si appianino e tutti si uniscano nell’abbraccio universale dei morti di fame, per vero o per finta.

Torniamo ai fondamentali. Per riprendere, semplificandola, la celebre definizione data da Norberto Bobbio, la differenza tra la destra e la sinistra nelle moderne società capitalistiche sta nel fatto che la sinistra mette l’uguaglianza prima della libertà, mentre la destra mette la libertà prima dell’uguaglianza. Detto in termini meno apocalittici: essere di sinistra in una società capitalistica vuol dire abbracciare l’idea secondo cui la libertà dell’individuo deve essere subordinata a regole che prevengano le diseguaglianze eccessive, che portano da che mondo è mondo all’instabilità sociale. E come si prevengono le diseguaglianze eccessive? Si prevengono con un appropriato sistema di tassazione progressiva sul patrimonio e sul reddito.

L’ordine scelto non è casuale: il reddito è collegato al lavoro ed è quindi ricchezza feconda, che il più delle volte produce altra ricchezza; il patrimonio, al contrario, è ricchezza sterile, che può al massimo passare di mano in mano moltiplicandosi in base al capriccio dei mercati finanziari. Ragione vorrebbe, dunque, che si tassasse anzitutto il patrimonio e solo in seconda battuta il reddito: se non altro, per la semplice ragione che deve sempre essere più conveniente guadagnare lavorando anziché tramite magheggi finanziari. Il lavoro fa crescere una società, mentre la finanza si appoggia alla società sfruttandone passivamente movimenti e inclinazioni (e solo di conseguenza influenzandola a sua volta).

Ogni tanto, infatti, qualche sinistrorso si sveglia e comincia a urlare che serve una “patrimoniale”. L’intento generale è giusto, ma l’idea concreta è pessima: al giorno d’oggi per spostare masse di denaro da un paese all’altro basta un clic, quindi minacciare prelievi arbitrari dai grandi patrimoni è solo un modo per far scappare i conti correnti dei ricchi verso la Svizzera. Attenzione, però: c’è un tipo di patrimonio che per sua natura è improbabile si possa spostare fuori dai confini nazionali. Si tratta degli immobili, ossia della casa. E qui si torna a bomba: la casa è la sola e unica forma di patrimonio che possa essere tassata con rischio di evasione minimo. E cosa facciamo noi, furbi come faine? Le togliamo ogni tassazione e riversiamo tutte le imposte sul reddito, così da spingere sempre più gente possibile verso l’evasione o il lavoro nero. E infatti per completare l’opera il governo vuole anche rialzare il tetto massimo per il pagamento in contanti da 1000 a 3000 euro: tutto si tiene.

Volendo volare più alto e al di là della cronaca spicciola: è incredibile come la sinistra contemporanea abbia abbracciato senza la minima resistenza la nozione, tipicamente di destra, secondo cui le tasse sarebbero un sacrificio, una vessazione, un quasi-abuso da parte dello Stato. Quando invece si tratta della incarnazione fondamentale del principio di uguaglianza di cui sopra: anzi, ci spingeremmo a dire che le tasse sono, in senso neanche tanto lato, la parte più di sinistra di tutto l’ordinamento sociale contemporaneo. E sono altresì, en passant, il veicolo anche filosofico per inglobare il concetto di crescita capitalistica dentro la Weltanshaaung socialista: più gli imprenditori si arricchiscono, più pagano tasse, che producono servizi sociali migliori, di cui tutti i cittadini si avvantaggiano. È solo attraverso un adeguato sistema di tassazione progressiva che il capitalismo si traduce in vantaggio concreto e tangibile per l’intera società. È l’ABC della socialdemocrazia, concetti che in un paese normale si insegnerebbero all’asilo al posto della canzoncina Se sei felice.

Quindi: il partito di sinistra che non riesco a trovare non ha come obiettivo primario quello di tagliare le tasse. Anzi: ha come obiettivo quello di tassare meglio e di più il patrimonio, ed eventualmente di diminuire le tasse sul reddito, che comunque in sé non sono così tremende come si sente dire dal popolino (sono scandalosamente esagerati, invece, i contributi previdenziali obbligatori, che sono tutt’altra cosa e dei quali parleremo in un’altra puntata di questa avvincente saga). Il partito di sinistra che non riesco a trovare, inoltre, organizza corsi gratuiti in cui spiega ai cittadini come funzionano le tasse e perché sono davvero “bellissime”, come osò dire a suo tempo il compianto Tommaso Padoa Schioppa. Non serve nemmeno aggiungere che il partito di sinistra che non riesco a trovare bastona gli evasori fiscali e li tratta come appestati, ed esprime costante solidarietà ai poveri operatori di Equitalia, descritti dai fascio-populisti come dei vampiri succhiasangue che godono nel rovinare le famiglie.

Se riuscite a trovare un partito così, segnalatemelo. Io non lo vedo neanche aguzzando gli occhi. Possibile che non esista un partito che condivide le banalissime ovvietà che ho scritto? In un paese dove un fascista può scegliere tra quattro o cinque sapori di fascismo diversi, uno di sinistra deve starsene lì con il cono vuoto in mano? Dai, non è possibile. Smettetela di tenermi nascosto il mio partito o comincio seriamente a fare i capricci.


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