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Referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto: dichiarazione di voto

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October 19, 2017 by Mosè Viero

Il prossimo 22 ottobre in Veneto e Lombardia si vota per un referendum sul tema dell’autonomia regionale. Il voto è puramente consultivo, nel senso che non avrà alcuna conseguenza concreta se non ‘misurare’ l’opinione della popolazione sul tema. Ciò nonostante, la Legge Regionale veneta prevede un quorum del 50 per cento più uno affinché il referendum venga considerato valido; in Lombardia, invece, il referendum consultivo, più logicamente, non ha quorum.

Il quesito è vago e generico. Nel caso del Veneto, recita così:

Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?

Molti commentatori hanno affermato: nessuno può ragionevolmente rispondere NO a una simile domanda. In effetti i partiti sembrano tutti più o meno allineati: l’iniziativa è stata promossa dalla Lega Nord, che guida entrambe le Regioni coinvolte, ma anche una buona parte del PD locale sostiene apertamente la necessità di votare SÌ, per dare maggior potere contrattuale alle Regioni nel trattare con lo Stato per ottenere più libertà nel gestire i propri bilanci. Qualcuno però, sia tra le fila del PD sia tra quelle del centrodestra, afferma che il voto è un inutile spreco di denaro pubblico dato che il percorso per ottenere maggiore autonomia può essere intrapreso senza passare per un voto popolare, ai sensi dell’Articolo 116 della Costituzione. L’Emilia Romagna, a guida PD, ha infatti già perorato la causa di una sua maggiore autonomia, proprio invocando l’Articolo 116. I contrari al voto in genere consigliano l’astensione: solo Fratelli d’Italia invita espressamente i suoi elettori a votare NO.

Fino a qualche tempo fa, il sottoscritto votava solo ed esclusivamente in base al suo profondo sentire politico, senza nessuna valutazione di tipo pragmatico/utilitaristico. Se fossi ancora quello di qualche tempo fa, andrei a votare e voterei sonoramente NO, essendo contrario a qualunque tipo di federalismo (fosse per me, le Regioni le abolirei direttamente, altro che maggiore autonomia). Ma la vita, per fortuna, ha demolito la mia naiveté a colpi di ascia bipenne: ora quando prendo una decisione politica valuto non solo il merito ma anche le conseguenze a breve o a lungo termine, dirette e indirette, della mia decisione. Ergo, domenica non andrò a votare. Questo referendum è un indegno spreco di tempo e risorse, una specie di spot elettorale a favore della Lega Nord, che ha sempre fatto delle richieste di autonomia territoriale una bandiera da sventolare per solleticare il patetico orgoglio dei deboli di spirito. Ma come tutti i partiti populisti che cavalcano le paranoie degli sprovveduti, la Lega non ha nessun interesse a risolvere quelle paranoie: ne è prova il fatto che i legoidi sono stati al Governo, locale e anche nazionale, per millemila anni, senza mai fare passi avanti sostanziosi in senso federalista. Ora questo partito indegno di un Paese civile, già colpevole di tremende ruberie comprovate in tutte le sedi competenti, ha anche il coraggio di sperperare altri milioni di euro pubblici per chiederci una semplice opinione non vincolante, peraltro su una materia di cui loro parlano da decenni senza mai combinare niente. Non facciamoci prendere in giro.


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