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Prendere in giro gli ignoranti è a-morale?

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April 18, 2019 by Mosè Viero

In queste ore è salito alla ribalta dei social network il povero anonimo social manager dell’INPS, che ieri, esasperato dalle richieste di chiarimento sul reddito di nullafacenza, ha perso l’aplomb che dovrebbe caratterizzare il perfetto servitore dello Stato e si è messo a rispondere in maniera un po’ sgarbata agli interventi più sciocchi. L’apoteosi si è raggiunta con le ‘blastate’ a tale “Candy Candy Forza Napoli”, che ha chiesto tipo cinque o sei volte come accedere al suo profilo ignorando sistematicamente le risposte con la scusa “non so farlo”.

Chiunque abbia un minimo di rispetto per se stesso e per gli altri prova un godimento sopraffino quando qualcuno prende il coraggio a quattro mani e mette le capre ignoranti al loro posto: il fatto poi che questo sia avvenuto in una cornice quasi istituzionale ci ha mandato in sollucchero ancora di più.

Purtroppo però il godimento non è mai completo: quando un ignorante viene ‘blastato’ con una certa risonanza sui social, tempo cinque minuti arriva un non-ignorante a spiegare che prendere in giro chi è ignorante è riprovevole, arrogante, perfino fascista. Ne sa qualcosa quell’eroe nazionale che risponde al nome di Roberto Burioni, immunologo esperto in vaccini che si è accollato l’impegno di falcidiare un po’ di anti-vaccinismo dai social e che riceve in cambio critiche continue per il suo atteggiamento appunto ‘arrogante’.

Tra gli argomenti del partito degli anti-blastatori, uno in particolare può essere efficace. Spesso chi è ignorante o comunque sprovvisto di mezzi per comprendere e agire non ha scelto di essere così, ma è piuttosto una vittima degli eventi: magari proviene da un contesto povero ed emarginato. Dato che molti blastatori sono di orientamento progressista, gli anti-blastatori hanno gioco facile nell’affermare che la sinistra dovrebbe cercare di aiutare chi è ignorante ed emarginato, anziché prenderlo in giro e bearsi del suo essere superiore.

Io prendo in giro più o meno tutti e mi diverto tantissimo soprattutto a ‘blastare’ i più sprovveduti, e chi mi frequenta per lavoro o per diletto lo sa bene. Tra l’altro, a differenza credo della maggioranza delle persone, ‘blasto’ molto di più nella vita vera che non nei social, dato che la parola scritta un po’ mi mette in soggezione. Probabilmente secondo molte persone sono un arrogante: ma al di là del giudizio altrui, che mi interessa poco, mi è capitato spesso di chiedermi se questo comportamento è etico.

La risposta che mi sono dato è: sì, prendere in giro gli ignoranti è giusto. Però bisogna fare un importantissimo discrimine, collegato a doppio filo alla critica classica fatta dagli anti-blastatori: è giusto prendere in giro gli ignoranti a patto che non siano vittime. Il problema vero è che gli anti-blastatori considerano “vittime” più o meno tutti gli ignoranti: mentre solo una piccolissima parte di loro lo è davvero.

Facciamo un esempio. Molti anziani o persone di mezza età hanno difficoltà nel gestire la burocrazia e i rapporti con gli enti amministrativi, e hanno bisogno di aiuto, soprattutto quando c’è da completare qualche procedura online, con le quali spesso non hanno dimestichezza. Sarebbe giusto prenderli in giro per questo? Ovviamente no. Se mia mamma mi chiedesse aiuto per fare lo SPID e accedere al sito dell’INPS, non ci troverei niente di strano, pur essendo per me operazioni semplicissime. Ma se “Candy Candy Forza Napoli” usando uno smartphone attraverso un account social si lamenta ripetutamente di non essere capace di richiedere un PIN, peraltro scrivendo in un italiano che non sarebbe accettabile neanche da un immigrato appena arrivato su un barcone, la faccenda cambia completamente.

Anzitutto perché basterebbe un minimo (ma proprio minimo) di voglia di fare e la nostra “Candy Candy Forza Napoli” otterrebbe quello di cui ha bisogno senza troppi problemi. Ma soprattutto perché un conto è essere ignoranti e un conto è essere orgogliosi di essere ignoranti. La nostra beniamina non si è minimamente preoccupata del fatto che i suoi messaggi in cui ripetutamente chiedeva come si fa una cosa stupidissima fossero di pubblico dominio. Avrebbe potuto chiedere direttamente in un ufficio, o anche scrivere un messaggio privato al social manager dell’INPS: invece ha voluto far sapere all’universo mondo di essere pigra e stupida. E quello è niente: un’altra utente geniale ha scritto allegramente sul profilo pubblico dell’INPS che suo figlio ha diritto al reddito perché lavora in nero. Sono una parassita che ruba soldi allo Stato e non mi faccio problemi a dirlo a tutti.

Vogliamo davvero paragonare queste situazioni a quella della vecchina che non sa come fare perché è uscita dalla guerra con la terza elementare? Siamo seri. Chi ha meno di quarant’anni in questo mondo e in questa società ed è ignorante o stupido come le tizie qui sopra, è uno che ha scelto di essere ignorante. E non prova nemmeno un minimo di vergogna per questa sua scelta: anzi, la sbandiera ai quattro venti. D’altro canto, se al Governo c’è gente come Di Maio o Toninelli o Laura Castelli, perché una qualunque persona ignorante e stupida dovrebbe vergognarsi?

Gli anti-blastatori, in fondo, sono cultori del mito del buon selvaggio, come i colonizzatori europei dell’Ottocento. Anziché dare un calcio nel sedere a chi si bea della propria insipienza, l’anti-blastatore è convinto che gli ignoranti in fondo siano dei puri, che non riescono ad accedere al sapere perché i biechi maggiorenti, forse al soldo del fantomatico liberismo delle elite internazionali, lo tengono al chiuso delle loro torri d’avorio. Eppure mai come in questo momento storico l’umanità ha avuto un tale facilissimo approccio al sapere e alle più elementari regole del buon senso e della convivenza civile. Riconoscere dignità a chi comunque rifiuta di diventare parte dell’umanità civilizzata non è essere dalla parte degli emarginati: semmai, è un modo per condannare gli emarginati a restare tali per sempre.

L’umanità civilizzata ha invece il dovere di emarginare chi sceglie l’ignoranza, la pigrizia, la sopraffazione, il parassitismo. E ha il dovere di ribadire in ogni momento che essere ignoranti, stupidi e incompetenti non è cool, come sembra ascoltando anche certi esponenti delle elite, che mascherano la loro assenza di idee per contiguità col “popolo”. Blastare gli ignoranti è un dovere morale, un imperativo categorico. Soprattutto per chi è di sinistra.


7 comments »

  1. Enrico Cairo says:

    ottima disamina, alla faccia di chi accusa a spada tratta il povero social media manager che sta dietro all’account “INPS per la famiglia”

    chapeau

  2. Luca says:

    Lo Stato paga per dare a tutti, una istruzione di base, che è obbligatoria. Se hai frequentato le scuole, fino alla terza media, costando tanto allo Stato e, dunque, alla comunità, e continui a fare elementari errori di grammatica, per esempio, dimostri già di essere disonesto, non avendo rispettato le leggi dello Stato e le risorse che sono state messe a tua disposizione.

    • Mosè Viero says:

      Oddio, non definirei uno che fa errori di grammatica “disonesto”, lo definirei piuttosto “ignorante”, almeno in quello specifico campo. Però capisco quello che vuoi dire.

  3. Nemo says:

    Qui nell’articolo si parla degli ignoranti.

    Io temo che “Candy Candy Forza Napoli” sia meramente una persona stupida.
    Gli stupidi esistono, ne è pieno il mondo, e purtroppo dalla stupidità non se ne esce, a contrario dell’ignoranza.

    Per fare un esempio se Enrico Fermi fosse nato in un villaggio sperduto della Siberia, o qualsiasi altro luogo estremamente remoto della Terra, si può affermare con certezza che sarebbe rimasto ignorante a vita. A prescindere dalla sua intelligenza, che anche in quel contesto credo che difficilmente si sarebbe potuta mettere in discussione.

    Sicuramente lo stupido è destinato a rimanere ignorante, ed essere fastidioso allo stesso modo dell’ignorante.

    Ma se ti imbatti un ignorante stupido sei destinato a sbattere contro un muro.
    Se ti imbatti in un ignorante intelligente puoi spiegarli perché ha torto. Se è veramente intelligente, riconoscerà di aver sbagliato e cambierà idea.

    E dico questo soprattutto per affermare che tutti siamo ignoranti in qualcosa. Di onnisciente c’è solo Dio, e Dio esiste solo nella fantasia degli uomini.

    Quindi “blastare” un ignorante, – accidenti a questi anglicismi del cazzo che stanno dilagando come non mai – a meno che non si tratti di ignoranza madornale, è di per sé un misto di cattiveria e arroganza che nel loro insieme rappresentano anche una forma di stupidità.

    Blastare uno stupido è una cosa buona è giusta perché gli stupidi dovrebbero riconoscere quanto prima il loro stato irreversibile e farsi da parte invece di rompere i maroni.

    • Mosè Viero says:

      Qui però non si parla di qualcuno nato in Siberia. Se nasci in Italia e per di più da una famiglia italiana, bene o male hai gli strumenti per emanciparti dall’ignoranza più crassa. Penso che mettere tutti gli asini raglianti (cit.) nella categoria di chi è clinicamente ritardato sia un po’ troppo comodo, per loro: la maggioranza è semplicemente gente che non ha voglia di uscire dall’ignoranza crassa perché uscirne costa troppa fatica.

  4. Nemo says:

    Candy Candy Forza Napoli, dai cui l’articolo muove i suoi presupposti, è sicuramente una persona ritardata. Non è ignorante, è stupida.

    Se nell’articolo si vuole parlare degli ignoranti, si sarebbe dovuto prendere come esempio una persona ignorante ovvero “una persona che per propria volontà non ha studiato”.

    Non si sarebbe dovuto prendere come esempio uno stupido perché gli stupidi tali nascono e tali muoiono.

    L’ignorante è lo studente di 12 anni che non riesce a leggere ad alta voce un testo senza balbettare e non vuole fare niente per rimediare al suo semi-analfabetismo. Chi scrive cinque volte di fila su facebook la stessa domanda cretina ha altri tipi di problemi. Perché gli studenti di 12 anni che non sono capaci di leggere ad alta voce senza balbettare sono praticamente la totalità, ma dubito fortemente che tutti siano incapaci di effettuare l’accesso al profilo di una qualsivoglia piattaforma informatica.

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