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Non una idiozia di meno

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March 8, 2018 by Mosè Viero

Oggi, giornata della donna, le femministe scioperano e scendono in piazza contro la violenza “di genere” e contro il Patriarcato. A sentire queste parole, qualunque essere umano che abbia raggiunto la maggiore età e un buon equilibrio psico-fisico scoppierà a ridere fragorosamente. Eppure tantissime persone, soprattutto tra chi è collocato politicamente a sinistra, prendono questi temi sul serio: come se nel 2018 le donne che vivono in Occidente avessero davvero un qualche problema di discriminazione nei confronti della controparte maschile. Come si spiega?

Una motivazione può essere la semplice coazione a ripetere. Alcuni tra gli slogan delle femministe potevano avere senso negli anni Cinquanta e Sessanta: diventarono parole d’ordine della sinistra in quell’epoca, e oggi continuano a essere considerati tali anche se nel frattempo la società è completamente cambiata. La sinistra, si sa, non ha tra le sue doti principali quella di riconoscere e sancire il cambiamento. Quando iniziai a occuparmi di politica anche io scesi in piazza contro la “violenza di genere”: ero di sinistra e quindi mi feci carico del pacchetto completo, senza farmi troppe domande. Poi però si raggiunge l’età della ragione e con essa si acquisisce una abilità incredibile: si comincia a imparare dall’esperienza. Cioè: ci si guarda intorno e si scopre che molto spesso l’ideologia non ha alcun contatto con la realtà. Il vero problema è che una parte della sinistra sembra del tutto priva di questa abilità.

Intendiamoci: coltivare l’ideologia è giusto e sacrosanto, sennò si finisce col dire che destra e sinistra sono uguali o sorpassate o altre scemenze. Ma se l’ideologia finisce con l’accecarci, si arriva all’estremo opposto. Le idee hanno un senso solo se servono a leggere la realtà: se diventano un modo per fuggirne rifugiandosi nel proprio iperuranio di convinzioni assiomatiche, si configurano come stampella dell’ennesima incarnazione della reazione.

Per capire meglio cosa intendo, vi suggerisco di dare una lettura veloce al documento programmatico delle femministe del terzo millennio, riunite sotto il collettivo “Non una di meno” e intitolato Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: cinquantasette pagine di parole deliranti alternate a punteggiatura altrettanto delirante. Non farò, in questa sede, una analisi di tutte le idiozie contenute nel documento: ci ha già pensato il benemerito blog Antisessismo, a cui rimando per chi volesse approfondire.

Qui mi soffermerò solo su tre patenti assurdità del femminismo alla “Non una di meno”, che tecnicamente si chiama femminismo della differenza.

Primo problema, il più ovvio: il femminismo è sessista. Avendo un obiettivo superato dalla realtà dei fatti, cioè abbattere le discriminazioni che la donna avrebbe nella società, il femminismo lotta in realtà per aumentare le discriminazioni, naturalmente a favore della donna. Il documento sopra citato teorizza apertamente la necessità di avere centri antiviolenza solo per le donne (anzi, a voler essere precisi solo per le donne etero), dove lavorino solamente donne, e chiede l’istituzione di un salario minimo per le donne, chiede che le donne migranti abbiano accesso privilegiato alla cittadinanza, che le donne libere professioniste abbiano una tassazione agevolata e altre amenità. Certo, il tutto servirebbe a sanare le ingiustizie: l’inarrestabile violenza contro le donne, o il gender pay gap (cioè il fatto che le donne sarebbero pagate meno degli uomini). Ma i dati parlano di sostanziale simmetria di genere per quel che riguarda la violenza domestica e gli stupri, e il gender pay gap è semplicemente una leggenda metropolitana. Chi ha mai visto un’azienda avere salari diversi per uomini e donne? Certo, questo non vuol dire che non esistano discriminazioni: ma ci sono ambiti in cui sono discriminati gli uomini e ambiti in cui sono discriminate le donne. È la vita, baby.

Secondo problema: il femminismo è violento. Il documento sopra citato afferma che non bisogna dire che gli uomini violenti sono pazzi o vittime di raptus, perché questo de-responsabilizza l’uomo in quanto uomo. Traduzione: l’uomo sarebbe, secondo le femministe, intrinsecamente violento. Chi ammazza la propria moglie o fidanzata non è un pazzo, è un uomo, e tanto basta. Non serve neanche spiegare quale visione del mondo distorta e violenta abbia chi sostiene una tesi siffatta: un intero genere viene colpevolizzato a priori, con conseguenze che possiamo solo immaginare su tutti i maschi magari caratterialmente deboli. Ormai non manca giorno in cui qualcuno (finanche il Presidente del Senato) affermi che gli uomini devono “chiedere scusa” alle donne per la violenza su di loro. Io dovrei chiedere scusa perché una persona ne ha uccisa un’altra, e dovrei farlo solo perché in mezzo alle gambe ho un organo sessuale maschile. Scusate tanto ma io con quelli che si ammazzano non ho niente a che fare, quindi non chiederò scusa né mi sentirò in colpa. (Che poi, diciamolo: se gli uomini sono tutti violenti, perché le femministe si accoppiano con loro? Non dovrebbero schifarli a prescindere? Ti metti in casa uno che è intrinsecamente violento? Pazza!)

Terzo problema: il femminismo è normativo. Ottimo esempio di cosa intendo è la femminista Lorella Zanardo, autrice del libro Il corpo delle donne e animatrice dell’omonimo blog. In soldoni, la Zanardo afferma che le donne devono riappropriarsi del proprio corpo e sottrarlo all’uso che i media ne fanno come oggetto sessuale. La teoria si traduce in un’etica al cui confronto quella delle suore di clausura sembra quella di Valentina Nappi: non ci si deve spogliare in pubblico, non si deve usare l’immagine della donna per propagandare un prodotto, la pornografia mortifica la donna eccetera. Il delirio a volte viene perfino preso sul serio da qualche azienda o autorità: ha fatto scalpore, per esempio, il fatto che in Formula 1 siano state eliminate le cosiddette ombrelline, le hostess sensuali che accompagnano partenze e premiazioni. Leggete questo impagabile scambio, tratto dal gruppo Facebook Exposing Feminism 2.0, tra una ombrellina fiera di esserlo e il femminista che le spiega che invece potrebbe fare l’insegnante o la veterinaria (!):

Il biasimo verso le scelte di vita ritenute per qualunque motivo contrarie all’etica femminista arriva a coincidere con il moralismo più bieco e reazionario anche quando si parla della Gestazione Per Altri, nota anche come “utero in affitto”. La femminista Luisa Muraro è arrivata ad affermare che due gay che fanno un figlio con la GPA sono “la massima incarnazione del patriarcato”. Siamo passati da “il corpo è mio e me lo gestisco io” a “il corpo è tuo ma ti dico io cosa puoi o non puoi farci”.

In un suo monologo, Daniele Luttazzi afferma che il suo sogno è vedere il papa che si affaccia dalla finestra di San Pietro per l’Angelus e dice ai fedeli: sapete che c’è? Non sappiamo niente di cosa c’è dopo la morte. Godetevi la vita, siete liberi! Ecco, io sogno una femminista che apre un convegno dicendo alle sue seguaci: sapete che c’è? Avere una vagina non ci rende né più intelligenti, né più simpatiche, né più deboli né meno violente di chi non ce l’ha. Facciamocene una ragione.


1 comment »

  1. clickmaster says:

    Gran bell’articolo, complimenti!

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