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Manuale di autodifesa dalla satira (cioè dall’arte)

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December 14, 2018 by Mosè Viero

Una delle tappe fondamentali di quello che oggi riconosco come il superamento della mia fase di minorità ‘giovanile’ nell’ambito delle modalità di lettura del mondo è stato l’affrancamento dal superpotere della satira. Quando vent’anni fa o giù di lì portavo il mio eskimo innocente, la satira era il mio strumento principale di lettura della realtà: questo non vuol dire ovviamente che dessi credito al cento per cento a quel che affermavano i comici satirici, ma li consideravo in un certo senso come una base di partenza, da cui poi approfondire.

Quel che penso oggi, che non sono più stupido davvero come a vent’anni, è che queste modalità di lettura del mondo hanno rappresentato, per la mia crescita, una straordinaria zavorra. Perché la forza della satira è che la battuta ben costruita si fissa nella mente con la potenza di un dogma. Paradossalmente, l’arte che più di tutte si appella alla razionalità finisce per solleticare anzitutto la nostra componente estetica, irrazionale. Smontare le falsità propagandate da un’inchiesta giornalistica tendenziosa è infinitamente più semplice che non smontare un monologo satirico che funziona a livello di ritmo, di tensione lirica, di esattezza dei termini: il nostro senso critico tende ad arrendersi di fronte a una battuta ben costruita, proprio come tende ad assopirsi di fronte a un’opera d’arte riconosciuta come capolavoro.

Il mio processo di crescita personale è stato anche questo: imparare a riconoscere la debolezza o la falsità dell’assunto di partenza di una battuta satirica anche quando quella battuta funziona ottimamente in quanto battuta.

Facciamo un esempio pratico. Nell’ultima puntata del suo show, trasmessa venerdì 7 dicembre, Maurizio Crozza ha costruito tutta la prima parte della messa in scena attorno ad assunti e fattispecie che sono in alcuni casi decisamente discutibili, in altri patentemente falsi. Da sempre Crozza e il suo gruppo di autori, che politicamente fanno riferimento alla sinistra classica potremmo dire di stampo bersaniano, hanno tra i principali bersagli l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tutto l’incipit della puntata è dedicato appunto a Renzi: ed è già un qualcosa di significativo dal punto di vista del posizionamento politico, data la situazione contingente. Per di più, gli assunti a cui si ispirano le battute sono nel migliore dei casi semplificazioni giornalistiche, nel peggiore leggende metropolitane. Ecco un rapido debunking delle notizie da cui prendono le mosse le battute.

Renzi è la causa della catastrofe della sinistra.
Sotto la guida di Renzi, il PD ha raggiunto la massima percentuale mai ottenuta nella storia da quel partito, e in generale una delle percentuali più alte mai avute da una forza politica da quando esiste la Repubblica (ci riferiamo al 40,8% ottenuto alle elezioni europee del 2014). Certo, l’ultimo risultato ottenuto dal PD è deludente, ma il risultato deludente coincide con il momento in cui la leadership renziana è meno forte e meno esposta.

Renzi ha “disboscato” la sinistra ‘uccidendone’ tutti i leader (segue elenco: Prodi, D’Alema, Bersani, Letta, Franceschini…)
L’idea suggerita è che Renzi si sia impadronito del partito con l’inganno, beffando leader, iscritti e simpatizzanti. In realtà Renzi ha vinto per ben due volte le primarie, sempre con ampio sostegno da parte di elettori e simpatizzanti, e la sua volontà di “rottamare” il passato è sempre stata chiara. Quindi il modo giusto per raccontare questi eventi è semmai il seguente: il principale partito di sinistra ha sentito a un certo punto la necessità di rinnovarsi, e ha democraticamente espresso questa necessità sostenendo Renzi e il suo progetto di “rottamazione”. Peraltro Renzi gode ancora adesso di amplissimo sostegno tra iscritti e simpatizzanti, tanto che secondo i sondaggisti se si candidasse alle primarie vincerebbe nuovamente. È stato ed è il popolo di sinistra stesso medesimo che ha voluto e che vuole “disboscare” i vecchi leader.

Renzi ha scaricato Minniti e l’ha costretto a ritirarsi dalle primarie.
In ogni occasione pubblica, Renzi sostiene di non voler creare alcuna corrente all’interno del PD. E infatti i cosiddetti renziani andranno alle prossime primarie in ordine sparso: molti non voteranno, altri sosterranno il tandem Ascani-Giachetti, altri ancora sosterranno il segretario uscente Martina. Minniti non è mai stato il candidato di Renzi: Renzi non l’ha mai sostenuto pubblicamente, Minniti ha anzi esplicitamente rifiutato di essere accostato a Renzi e se molti cosiddetti renziani gli hanno dato supporto è solo perché l’hanno visto in continuità con le precedenti esperienze di Governo.

Renzi sta per uscire dal PD e fonderà un partito assieme a Forza Italia
Questa è una fake news che al confronto quelle diffuse dal M5S sono acqua fresca. Purtroppo per molti (anche per il sottoscritto), Renzi continua ad affermare di non aver alcuna intenzione di fondare un nuovo partito, e in ogni caso nulla ha fatto mai neanche lontanamente pensare che lo possa voler fare assieme a Berlusconi, con cui Renzi, a differenza delle dirigenze PD precedenti, non ha mai fatto accordi di Governo. (En passant, val la pena notare che Crozza prende questa pseudo-indiscrezione dal Fatto Quotidiano, l’organo non ufficiale del M5S).

Renzi ha detto che tutti gli italiani dovrebbero chiedere scusa a Berlusconi
Su questa frase tutta la stampa anti-renziana ha campato per giorni e giorni. Ma è anche questa una fake news: Renzi ha detto che Salvini sta facendo una tale quantità di leggi ad personam che sarebbe il caso di chiedere scusa a Berlusconi per averlo tanto attaccato al riguardo. Quella di Renzi era una normalissima esagerazione costruita sul classico schema “è talmente x che y”. È un po’ come se io dicessi “quello è talmente stupido che a confronto Di Maio è un genio” e tutti ribattessero “ehi, Mosè ha detto che Di Maio è un genio!”

La puntata prosegue poi con una decina di minuti dedicati a Berlusconi e al caso Ruby: tutti argomenti di scottante attualità in un momento in cui stiamo entrando in recessione e l’Europa rischia di implodere a causa delle mosse scellerate del Governo in carica. Ma questo è un altro discorso.

Il Mosè di vent’anni fa molto probabilmente sarebbe caduto nella trappola, e si sarebbe convinto che il problema dell’Italia della fine del 2018 è Renzi (o Berlusconi). Il problema è che se ne sarebbe convinto non per la forza delle argomentazioni, ma per la forza del linguaggio satirico, della comicità, della battuta riuscita o dell’imitazione irresistibile.

Intendiamoci: Crozza e il suo gruppo di autori sono liberi di pensare quel che vogliono, e hanno tutto il diritto di costruire il loro show sulla base del loro sistema di pensiero. Ma la satira costruita partendo da notizie false è scorretta e biasimevole, e riconoscerla, come dicevamo sopra, è molto difficile.

Perché alla fine tutto è riconducibile a un annoso problema: l’eterna ricerca che ciascuno di noi fa di un possibile leader. Non solo in politica: l’essere umano ha bisogno di riconoscersi in un modello vincente per essere ispirato a fare altrettanto, o almeno a provarci. Una volta riconosciuto un leader, però, mantenere uno sguardo critico su di lui diventa impresa faticosissima: vale per lo sport, per la musica, per la politica, per tutto. Ma nel caso della satira il problema è più profondo: mentre gli ambiti qui sopra elencati hanno a che fare o con l’immanenza o con la trascendenza, la satira li abbraccia entrambi. Un autore di satira parte da fatti per costruire battute: se il fatto è falso ma la battuta è perfetta, diventa quasi impossibile riconoscere che il fatto è falso. Le opere dell’ingegno sono straordinarie proprio perché ci condizionano fino al punto di darci un’identità e di offrirci gli stimoli per plasmare la realtà che ci circonda. Ma questa forza si accompagna sempre a un rischio: il rischio che la nostra componente razionale venga sopraffatta dall’emotività. Dobbiamo imparare a godere dell’arte, ma senza essere da essa dominati.


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