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Liberi di essere stupidi

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September 29, 2018 by Mosè Viero

Nel suo mai troppo lodato trattatello intitolato Le leggi fondamentali della stupidità umana, lo storico Carlo Cipolla spiega, con dovizia di argomenti, che nessuno è più pericoloso dello stupido: perché il malvagio danneggia il prossimo ma almeno ne ricava un vantaggio, mentre invece lo stupido danneggia sia il prossimo sia se stesso. Per circa vent’anni in Italia abbiamo dovuto combattere contro uno schieramento politico impegnato prevalentemente a salvare dalla galera e dai debiti il suo fondatore, nel sostanziale disinteresse per le sorti della Cosa Pubblica: un’ottima concretizzazione di quel che Cipolla chiama il malvagio. Adesso, dopo una brevissima parentesi di senso, siamo passati al Governo degli stupidi: lo schieramento al potere lavora alacremente non tanto (o non solo) per salvarsi o arricchirsi ma per distruggere la Cosa Pubblica, con l’unico obiettivo di accontentare i desideri, effimeri e perniciosi, di quella parte di popolo da esso rappresentato.

La stupidità al potere ha svariati effetti collaterali, tra cui il generalizzato scadimento del dibattito pubblico. A suo tempo ci lamentavamo perché il discorso collettivo era monopolizzato dalle sorti giudiziarie del Caimano: ma dibattere sulla costituzionalità del Lodo Alfano era volare altissimo rispetto a ora. Ora ci tocca prendere la parola per spiegare che i vaccini funzionano, che il PIL è meglio farlo salire anziché scendere, o che indebitarsi non è una bella idea.

Soffermiamoci su quest’ultimo punto, quello di più scottante attualità. I più raffinati fiancheggiatori del grillismo cercano di sostenere il Governo degli stupidi trasfigurando i deliri dell’Esecutivo in ardite questioni para-esistenziali. Per esempio va per la maggiore porsi la seguente domanda: ma se tanto decidono tutto i mercati, cosa votiamo a fare? Se il livello è questo, il nostro attuale Governo, che di tutto si può accusare ma non di non saper ‘sfidare’ i mercati, è il migliore Governo possibile: i nostri coraggiosissimi rappresentanti lotteranno fino allo sfinimento per realizzare i progetti per cui sono stati votati, incuranti di quel nemico ottuso e anonimo che vorrebbe tarparci le ali a suon di aride percentuali.

E così ci tocca passare il nostro tempo prezioso spiegando l’ovvio: per esempio il fatto che i famigerati mercati non sono altro che coloro che acquistano il nostro debito, e che se vogliamo che continuino a finanziarci (e che quindi per esempio sia possibile continuare a pagare stipendi e pensioni ai lavoratori pubblici) dobbiamo dare almeno l’impressione di volerlo saldare, questo debito.

A rendere difficile opporsi con la giusta energia al peggiore Governo della storia d’Italia è che lo stupido, come si sa, ti costringe a scendere al suo livello. Scendere allo stesso livello di un cretino è umiliante per chi cretino non è. Come reagiremmo se un padre di famiglia ci chiedesse pensoso: che senso ha che io vada a lavorare se poi un terzo del mio stipendio se lo tiene la banca per via del mutuo? Non è giusto: da domani non pago più il mutuo, mi barrico in casa, spendo tutti i miei risparmi in ostriche e champagne e vado pure su in terrazza a festeggiare. Cosa si può rispondere a uno così?

Lo stupido è pericoloso perché la stupidità è essenzialmente la volontà di fuggire dal principio di realtà. Nella vita quotidiana sappiamo tutti benissimo che la nostra libertà è limitata da questo principio: come non posso lanciarmi dal sesto piano con delle ali di cartone, così non posso comprarmi sei Ferrari con lo stipendio di un bidello. Questo non vuol dire che non siamo liberi di prendere in mano il nostro destino: vuol dire che la libertà deve sempre fare i conti col principio di realtà. Chi è talmente stupido da non avere gli strumenti per godere della propria libertà reale vagheggia, al momento del voto, una libertà immaginaria. E per sperimentarla ci farà sfracellare al suolo: lui, noi e soprattutto le incolpevoli generazioni che verranno.


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