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Ignoranti e qualunquisti, ma tanto giovani

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May 10, 2014 by Mosè Viero

A vent’anni si è stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell’età
Francesco Guccini, Eskimo

Giovedì scorso è andata in scena la prima puntata di un nuovo format televisivo dovuto alla squadra di Servizio Pubblico, da me considerata di gran lunga la miglior compagine giornalistica televisiva italiana. Il programma si intitola Announo, in continuità ideale con il compianto Annozero in onda in passato sulla Rai, ed è condotto dalla brava Giulia Innocenzi. L’idea, a parole, sembra interessante: un gruppo di giovani di diversa estrazione discute, al suo interno o con qualche politico, di un determinato tema d’attualità, diverso per ogni puntata. Il gruppo di ragazzi è fisso, e la conduttrice li chiama ripetutamente per nome, così da favorire l’identificazione del pubblico col suo giovane ‘preferito’, con un meccanismo non molto differente da quello messo in atto dai reality tipo Grande Fratello o dai programmi di pettegolezzi per lobotomizzati tipo Amici.

Quando si passa dall’idea alla sua concretizzazione, però, si sbatte contro una dura realtà. Una realtà che tendiamo pervicacemente a negare, e che è ora di cominciare a guardare in faccia: tranne sporadiche eccezioni, i giovani sono irrimediabilmente scemi. Già immagino la reazione del lettore benpensante: ma questa è una sterile generalizzazione! Non lo è. La “scemitudine” è anzi un tratto fondante dell’esser giovani, ed è un qualcosa di cui tutti ci siamo fatti carico a suo tempo. Poi c’è chi supera questa fase e approda all’età adulta e chi invece rimane nel limbo perenne dell’idiozia post-adolescenziale. La chiave è il momento in cui si comincia a capire qualcosa del mondo che ci circonda: nei primissimi istanti in cui inizia la formazione di ciascuno di noi, siamo travolti dall’ebbrezza della comprensione del reale. È finito il tempo delle domande ai vecchi saggi, si apre il tempo delle risposte elaborate in totale indipendenza. Ma dall’indipendenza filosofica è facile scivolare velocemente verso la sensazione di onnipotenza: il mondo è davanti a noi, perfettamente comprensibile in ogni suo aspetto, e tutti i problemi che lo travolgono sono dovuti solo ed esclusivamente all’inettitudine di chi lo gestisce. Le persone sane a un certo punto escono da questa fase: la maturità è essenzialmente la realizzazione filosofica della complessità del reale. Non più bianco e nero, ma sfumature di grigio. Che non vuol dire che nessuno abbia ragione o che ce l’abbiano tutti: vuol dire, piuttosto, che ogni ragionamento deve partire dalla necessaria premessa che, per quanto si conosca della realtà che ci circonda, è sempre di più quello che non sappiamo. Come dicevo poc’anzi, c’è anche chi non esce mai dalla fase dell’estremismo ignorante: è a queste persone che si rivolgono le forze politiche cosiddette populiste, nonché tutti i vari fascismi del terzo millennio. Per il leghista il mondo si divide in abitanti del nord e abitanti del sud; per il nazionalista si divide in italiani e stranieri; per il grillino si divide in popolo e “casta”, e così via. Tutte divisioni artefatte, trasversali a quella divisione che dovrebbe essere l’unica a interessare un partito politico serio, ossia quella della società in classi. Il populismo può essere altresì definito come l’oblio totale e assoluto del marxismo, inteso qui nella sua funzione analitica più che operativa.

Quando a farsi portavoce delle semplificazioni ignoranti è il vecchietto leghista con l’elmo vichingo, riconoscere l’idiozia è abbastanza semplice. Quando però a farsi espressione dello stesso punto di vista è un giovane con la faccia pulita e in perfetta buona fede, tutto diventa più complicato. I ragazzi di Announo si dividono in due categorie. La prima, nettamente maggioritaria, è quella dei fascisti in erba: giovani prontissimi a prendersela con gli schiavi e gli sfigati, ma mai con gli schiavisti. L’apice si è raggiunto con una pischella, di cui per fortuna ho rimosso il nome, che di fronte alla tragedia del mar Mediterraneo trasformato in un cimitero di uomini e donne in fuga dalla povertà si lamentava del fatto che quelli che sopravvivono ci costano trenta euro al giorno. Di fronte a una argomentazione come questa, perfino Renzi, presente in studio, sembrava una specie di Mandela redivivo. La seconda categoria, in vita di estinzione, è quella dei rivoluzionari permanenti: giovani “de sinistra” che rispondono alla pischella di cui sopra dicendo che si devono aprire le frontiere e creare corridoi umanitari. Che è giustissimo, ma magari è anche il caso di aggiungere che finché non identifichiamo tutti in maniera univoca, tipo con le impronte digitali, continueremo in eterno a espellere criminali che poi rientrano dopo dieci minuti. E chi si oppone alla creazione di un database di impronte digitali? La sinistra, of course.

Dopo un’oretta di siffatto dibattito, la mia impressione era di essere intrappolato dentro la fiera del luogo comune. Il giovane è banale per sua natura, non ne ha colpa: il politico, d’altro canto, viene spinto dal format stesso ad abbassarsi al suo livello. Non dico di aver rimpianto la Santanché, ma ammetto apertamente che mi sarei divertito assai di più se di fronte a Renzi ci fosse stato un altro politico dello stesso ‘peso’, oppure un qualificato membro della società civile.

Il problema è sempre lo stesso: a un eccesso, si risponde con l’eccesso opposto. Dato che la nostra società è gerontocratica, per reazione si considera l’essere giovani come una sorta di pregio in sé. È la stessa logica delle quote rosa: dato che siamo in una società maschilista, imponiamo per legge che ci siano un tot di donne nelle posizioni di potere. E poco importa se quelle donne sono decerebrate o semplici burattini nelle mani dell’uomo potente di turno. Il punto, forse, è che le categorizzazioni semplicistiche sono tranquillizzanti, perché consentono di leggere la realtà senza comprenderla davvero. Proprio come fanno tutti coloro che non sono mai usciti dall’idiozia post-adolescenziale. I giovani di Announo mi hanno fatto paura perché parlavano allo stesso modo di tanti adulti: dei peggiori adulti, per essere precisi. Di quegli adulti dotati di un grado di sicumera inversamente proporzionale al loro grado di preparazione. Ma mentre se mandi dove merita un leghista o un grillino o un berlusconiano ci sarà sempre almeno qualcuno ad applaudirti, se fai lo stesso con un giovane di belle speranze, e magari senza esplicita appartenenza politica, fai irrimediabilmente la figura del cinico.

Correrò il rischio. O giovani che pensate di sapere tutto e di poter risolvere in un battibaleno il danno fatto dai “vecchi”, seguite il consiglio di zio Mosè: andate a studiare e tornate qui tra almeno una quindicina di anni. Tranquilli: terremo un sacco di problemi irrisolti apposta per voi. Contenti?


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