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Piove, governo Renzi

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March 3, 2014 by Mosè Viero

Squillino le trombe, s’alzino le bandiere, si apprestino lauti banchetti: si è insediato il nuovo governo Renzi. Una compagine pronta a far voltar pagina al Paese, sostenuta da una maggioranza incredibilmente proiettata in avanti, che ha al suo interno noti rivoluzionari quali il subcomandante Alfano, il compagno Formigoni, il partigiano Schifani, il materialista storico Giovanardi. D’altro canto l’imberbe leader l’ha spiegato chiaramente: se fossimo andati al voto, ci sarebbe toccato un indecente governissimo a maggioranza trasversale. È la logica aristotelica versione 2.0: per evitare un governo di larghe intese domani, facciamo un governo di larghe intese oggi.

La lista dei ministri è piacevole da leggere come un libro di Moccia ricoperto di sterco di piccione. Andrò in ordine alfabetico, anche se il termine “alfabetico” è probabilmente troppo complicato per la neoministra Madia.

Angelino Alfano (Interno)

Che dire di Alfano che non sia già espresso a sufficienza dalla sua faccia? Vederlo tra i banchi del governo fa capire all’istante anche al più ritardato tra noi quale sia lo spessore del cambiamento portato da Renzi. In un certo senso è un bene: almeno ci risparmiamo la fatica di sperare. L’ultimo scandalo legato al nome di Angelino è, in ordine di tempo, quello che ha visto per protagonista la povera Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako prelevata dalla sua casa romana e deportata (assieme alla figlioletta) in spregio a qualunque garanzia. La linea difensiva di Alfano, già all’epoca ministro dell’Interno, è: non ne sapevo niente. Quindi i casi sono due: o mente o conta come il due di picche.

Maria Elena Boschi (Riforme e rapporti con il Parlamento)

Giovane avvocatessa aretina, collabora col rampante sindaco di Firenze da tempi non sospetti e dev’essere stata tra i primi a stappare lo champagne durante il siluramento di Letta. Le sue uniche doti note al pubblico sono che è donna e che è giovane. Quindi anche le studentesse mie vicine di casa, che passano il tempo a spettegolare e ad ascoltare musica trash, sarebbero ottime ministre delle Riforme.

Dario Franceschini (Cultura e Turismo)

Il solo fatto che “cultura” e “turismo” siano accomunati in un unico ministero fa capire quale sia la concezione di bene culturale che hanno i figuri che ci governano. Aver messo a capo del settore uno come Franceschini, noto desertificatore di consensi, è la ciliegina sulla torta. Ma si sa, il Darione nostro è un renziano di ferro. E lo è dal momento in cui Renzi ha vinto le primarie: fino a un minuto prima era un anti-renziano di ferro. La coerenza prima di tutto.

Gianluca Galletti (Ambiente)

Membro dell’UDC, quindi compagno di banco per anni di bei personaggini come Casini e Cuffaro, è noto alle cronache per aver affermato, durante una campagna elettorale, di voler promuovere la costruzione di centrali nucleari in Emilia Romagna. L’uomo giusto al posto giusto.

 

Stefania Giannini (Istruzione)

Glottologa e linguista, senatrice di Scelta Civica, già rettrice universitaria. Oibò, sembra una persona competente. D’altro canto anche gli orologi fermi segnano l’ora esatta ben due volte al giorno.

Federica Guidi (Sviluppo Economico)

D’accordo, fare peggio di Zanonato sarà difficile. Ma le premesse ci sono tutte: la signora in oggetto è una industriale figlia di papà, con più cariche che capelli in testa e una quantità di conflitti di interesse da far gonfiare la coda ai gatti. Certo, quando è stata nominata ministro si è dimessa da tutto. E per evitare di influenzare indirettamente i consigli di amministrazione, pare che darà le interviste solo mascherata e con la voce truccata.

Maria Carmela Lanzetta (Affari Regionali)

La nomina di Lanzetta è la prova migliore di quanto sia abile Renzi a giocare col manuale Cencelli. La nostra è infatti una “civatiana”, ossia membro di quella corrente del PD al cui capo sta un tizio belloccio che generalmente dice una cosa e poi fa il suo esatto contrario. Mentre tutti noi, in attesa messianica di un partito di sinistra governativa finalmente votabile, aspettiamo che il buon Pippo rinsavisca e la smetta di fare la parte del dissidente interno, il neopremier cerca di blandirlo piazzando la sua groupie nella compagine governativa. E non una groupie qualunque: Lanzetta è nota alle cronache per aver subito svariati attentati da parte della ‘ndrangheta quand’era sindaco di Monasterace, in provincia di Reggio Calabria. È insomma un personaggio pulito e coraggioso, verso cui si ha d’istinto una grande simpatia. Peccato che sia lì solo per bieche alchimie di partito.

Marianna Madia (Semplificazione e Pubblica Amministrazione)

Diciamolo fuori dai denti e senza ipocrisie: Marianna Madia è bellissima. La sua grazia botticelliana, il suo sorriso disarmante, le ballerine che porta sempre ai piedi sono, per quanto mi riguarda, una motivazione più che sufficiente per intervistarla un giorno sì e l’altro pure. Solo che quando si passa dall’aspetto alle competenze c’è un certo stacco, più o meno lo stesso che c’è tra la cima dell’Everest e la fossa delle Marianne (che si chiama così non a caso). Anni fa, quando Veltroni, pace all’anima sua, la fa entrare in politica, lei si vanta espressamente della sua incompetenza. Recita la parte della giovane ragazza che si è fatta da sola e che porta una ventata di aria fresca in Parlamento: dopodiché si scopre che il vero motivo per cui è lì è il fatto che ha una relazione con Giulio Napolitano, figlio di Re Giorgio. Tra le sue prodezze da parlamentare, spicca la sua assenza durante l’approvazione dello Scudo Fiscale (era in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà). Quando l’hanno chiamata per fare il ministro ha dichiarato che stava guardando Peppa Pig. Siamo in buone mani.

Maurizio Martina (Agricoltura e Politiche Forestali)

Giovane piddino di corrente bersaniana. Sembra avere un minimo di competenza nel suo settore; d’altro canto se vai in un ministero che è stato di Nunzia De Girolamo, ti piace vincere facile.

Federica Mogherini (Esteri)

Piddina di corrente franceschiniana (Franceschini ha una corrente: serve altro per capire com’è messo il PD?) Molti hanno polemizzato sulla sua inesperienza a confronto con Emma Bonino, la precedente ministra. Ma a me sembra che, fatto salvo l’indubbio prestigio di cui gode la Bonino all’estero, le sue prestazioni come ministro siano state poco meno che disastrose, dal caso Shalabayeva al caso Marò. Se la Mogherini ci fa dimenticare di essere una fan di Franceschini, c’è il rischio che riesca perfino a fare di meglio.

Beatrice Lorenzin (Salute)

Come Alfano e Lupi, ha mantenuto lo stesso ruolo che aveva nel governo Letta. Giusto: come fai a rimuovere da una casella delicata come la Salute una che non è nemmeno laureata e che ha sostenuto per anni il Grande Evasore? Certo, adesso recita la parte dell’antiberlusconiana. Una parte molto convincente e che durerà a lungo, almeno fino alle prossime elezioni politiche.

Maurizio Lupi (Trasporti e Infrastrutture)

Lupi è, con Alfano e Lorenzin, un altro berlusconiano che partecipa alla commedia intitolata “Nuovo Centro Destra”, il cui copione è il seguente: far tenere a Berlusconi un piede dentro i governi Letta-Renzi, consentendogli al contempo di sparare contro i medesimi dall’opposizione, per poi riunire tutti prima del voto. Un piano che sta riuscendo benissimo, dato che da quelle parti sanno perfettamente come si sfruttano i regolamenti di palazzo e come si manipola l’opinione pubblica. Il “grande comunicatore” Renzi, invece, si perde in un bicchier d’acqua.

Andrea Orlando (Giustizia)

Per un breve momento, intenso e meraviglioso, il popolo degli onesti ha provato una sensazione che non sperimentava dai tempi delle glorie dell’inchiesta Mani Pulite. Il primo nome uscito per il ministero della Giustizia è stato infatti quello di Nicola Gratteri, grandissimo magistrato, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, protagonista da una vita della lotta alla criminalità organizzata. Gratteri, come tutte le persone competenti in questo ramo, sa benissimo come si fa a rendere la giustizia efficiente a costo zero: l’aveva anche recentemente spiegato in una intervista a PresaDiretta su Rai 3, che consiglio a tutti di recuperare. Un esempio tra i tanti: basta stoppare la corsa della prescrizione quando comincia il processo per ridurre assieme la durata dei processi stessi e lo strapotere degli avvocati azzeccagarbugli. Ma Renzi ogni tanto sembra nato giovedì scorso: finché la classe politica è piena di criminali, non si potrà mai far funzionare la giustizia. Gliel’ha ricordato il sempre utile Re Giorgio, che ha stoppato la nomina di Gratteri con scuse puerili: in fondo, se l’hanno rimesso al Quirinale è proprio per garantire l’impunità della Casta. A prendere il posto di Gratteri è il piddino Orlando, uno che ha esattamente le stesse posizioni sulla giustizia di Ghedini e che spiega i suoi programmi in materia tramite interviste e articoli sul Foglio. Ma Berlusconi è fuori da questo governo, oh sì.

Pier Carlo Padoan (Economia e Finanze)

Economista, già docente universitario in millemila atenei sparsi per i quattro angoli del globo (espressione quanto mai impropria dato che un globo non ha angoli, ndr). È uno dei nostri grandi luminari in materie economiche e finanziarie: ne sa talmente tanto che l’anno scorso elogiava pubblicamente la dissennata politica di austerity che ci sta dissanguando. “Il dolore sta producendo risultati”, diceva il nostro con piglio pensoso. E infatti li ha prodotti: aumento della povertà, tracollo della domanda, stagnazione, instabilità sociale. In effetti, non aveva mai precisato se si sarebbe trattato di risultati positivi o negativi.

Roberta Pinotti (Difesa)

Piddina di corrente franceschiniana, ma probabilmente ha anche qualche pregio. Genovese, nel 2012 perde rovinosamente le primarie cittadine, sorpassata sia da Marco Doria di SEL sia dalla sindaca uscente Marta Vincenzi. Ciò nonostante, il partito continua a sostenerla, facendola diventare sottosegretario nel governo Letta, sempre alla Difesa. Ora è la prima donna nella storia a dirigere questo ministero, ma niente paura: è già stata “ministro-ombra” della difesa al tempo della non-opposizione di Veltroni. Un po’ come dire che potrei avere anche io lo stesso ruolo dato che da bambino giocavo coi soldatini.

Giuliano Poletti (Lavoro e Welfare)

Nelle schede sintetiche, l’imolese Giuliano Poletti è indicato come “indipendente”. In effetti attualmente non appartiene ad alcun partito, ma questo non significa che si tratti di una personalità in qualche modo ‘neutrale’: dopo un po’ di anni nel Partito Comunista locale, infatti, il nostro si è dato alla scalata del sistema delle cooperative rosse, diventando prima il presidente regionale e infine quello nazionale della Lega delle Cooperative. Signore e signori, ecco a voi un altro capolavoro del conflitto di interessi. In effetti le cooperative hanno ancora troppo poco potere nel nostro mercato del lavoro: serviva un po’ di nuovo slancio.

Insomma, la situazione mi pare chiara: le probabilità che ha questo governo di salvare l’Italia sono le stesse che ho io di vincere il prossimo campionato nazionale di body building. Il problema, peraltro, non è solamente la scombiccherata maggioranza che sostiene Renzi e i suoi, e che potrebbe frenare anche chi parte con le migliori intenzioni: il problema è che queste “migliori intenzioni” non si vedono proprio. Nei suoi discorsi alle Camere, il nostro eroe dà sfoggio della sua pregevole dialettica, ma le poche cose che promette sono pura retorica: riduzione del cuneo fiscale, edilizia scolastica, meno burocrazia. Tutte cose sacrosante, intendiamoci, ma (udite udite) sono *dettagli*. Domanda a bruciapelo: quali sono i due *veri* problemi dell’Italia? È presto detto: la corruzione e la criminalità organizzata. Volete capire se un governo vuole davvero risolvere i problemi? Perfetto: chiedetegli se ha intenzione di abolire la prescrizione, di arrestare gli evasori fiscali e buttare via la chiave, di fare una seria legge antitrust, di affiancare i magistrati in prima linea contro la mafia fornendo loro ogni giorno solidarietà e risorse. Se si parla d’altro, anche di cose alte e nobili, si sta solo perdendo tempo. Le ricette ci sono: il problema è che per applicarle ci vuole qualcuno che, applicandole, non finisca in galera il giorno dopo.


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