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Canguri e sciacalli

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February 18, 2016 by Mosè Viero

C’è una gran confusione in giro riguardo a quel che sta succedendo al Disegno Di Legge sulle unioni civili. Ieri la mia fidanzata mi ha chiesto cos’è il “canguro” di cui tanto si parla. L’altro ieri me l’ha chiesto la mia amante. A volte me lo chiedono assieme, una dal letto e l’altra dall’armadio (ovviamente, quella nel letto è l’amante).

Chiariamo la faccenda in termini basici, così che la possa capire anche chi ha fatto le scuole private. In Parlamento, organo deputato a legiferare, si sta discutendo un Disegno Di Legge (DDL) che regoli, appunto, le unioni civili: un ambito in cui l’Italia è indietro di qualche secolo rispetto al resto d’Europa e del mondo civilizzato. Il DDL in oggetto è stato proposto dalla senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, e quindi viene in genere indicato col suo nome: “DDL Cirinnà” o anche, impropriamente, “Legge Cirinnà”.

monica_cirinna_human_rights

Tutti sanno, però, che nel PD pascolano parecchi omofobi trogloditi, definiti dai giornalisti cattodem: gente che onde evitare di offendere il suo amico immaginario nega diritti a milioni di cittadini in carne e ossa. Si sa da sempre, è un problema che risale alla notte dei tempi, a quando nel centrosinistra si è fusa la componente progressista con quella cattolica, portando con quest’ultima non solo il cattolicesimo illuminato ma anche quello, appunto, troglodita. Ergo, il PD, da solo, ha i numeri per approvare, su un tema delicato come quello delle unioni civili, una legge talmente blanda da essere quasi inutile. Cosa si fa in questi casi? Ovvio, si cercano alleanze. Per esempio i parlamentari di SEL, eletti in origine grazie all’alleanza col PD ma oggi nel Gruppo Misto (gruppo parlamentare dove siedono gli appartenenti a schieramenti troppo piccoli per poter fare un’accolita autonoma), hanno fin da subito garantito il loro sostegno a una legge seria e moderna. Con la pazienza di Penelope, Monica Cirinnà ha cercato, soprattutto durante il lavoro nelle Commissioni (organi collegiali ai quali sono sottoposti i DDL prima del dibattito in aula), di tessere la tela, ottenendo l’appoggio esplicito anche di molti parlamentari del Movimento 5 Stelle, altresì detti “grillini” dal nome del loro capo politico.

Beppe Grillo. Francesco Zizola—NOOR for TIME

Quest’ultimo, un comico dal passato glorioso che ora non fa ridere neanche le comparse a pagamento, ha una posizione eufemisticamente definibile poco chiara sul tema dei diritti: diciamo pure che in più di una occasione si esprime come il peggiore degli omofobi, e che nei momenti in cui è più di buonumore sembra che non gliene freghi una beata mazza e che la sua preoccupazione principale sia bastonare chi non rendiconta le spese e chi non fa signorsì a ogni suo ordine. Qualche anno fa sventolava la bandiera dei diritti LGBT perché faceva comodo per dar contro a chi sedeva in Parlamento: ora che ci siedono i suoi è tutto un fiorir di distinguo, tatticismi, “libertà di coscienza”.

Spieghiamo meglio. Quando comincia il dibattito attorno al DDL Cirinnà, i parlamentari grillini sembrano per la quasi totalità pronti a sostenerla nella sua interezza. Il loro capo politico però riscopre la sua omofobia latente e interviene a gamba tesa affermando che sul tema dell’adozione del figliastro c’è “libertà di coscienza” (traduzione: potete anche affossare quella parte del DDL e non vi caccerò dal partito). Poco male: nelle Commissioni, i parlamentari grillini ribadiscono un appoggio comunque sufficiente a ottenere la maggioranza. Tutto sembra sistemato, dunque.

Quando il dibattito in aula comincia bisogna però, com’era previsto, fare i conti con le centinaia di emendamenti presentati dai parlamentari contrari al DDL: forzitalioti, leghisti e altra gentaglia che coi diritti civili ci si pulisce il deretano. Trattasi del procedimento noto come ostruzionismo: se prevedo che un DDL a me inviso diventi Legge perché sostenuto dalla maggioranza, cerco di menare il can per l’aia proponendo emendamenti (modifiche) del tutto inconsistenti e strumentali, atti non a migliorare la Legge ma a renderla inapplicabile, o anche semplicemente a rallentare il dibattito così da farlo impantanare. È una tecnica parlamentare assolutamente lecita e utilizzata anche con nobili scopi: spetta ai Gruppi e alle Commissioni evitare che si arrivi a tanto. D’altro canto, la politica è l’arte della mediazione.

Su certi temi, però, è davvero complicato mediare. Uno schieramento che voglia comunque andare avanti a testa bassa nell’iter di approvazione di un DDL ritenuto fondamentale può mettere in gioco diverse tecniche anti-ostruzionistiche. Quella di cui si parla parecchio in questi giorni è formalizzata in realtà solo dal regolamento della Camera: è il famigerato canguro. Funziona così: gli emendamenti simili vengono accorpati, e si decide che se decade il primo decadono automaticamente tutti gli altri. Naturalmente dev’esserci, per procedere al ‘salto’, l’accordo della Presidenza, che ha infatti la facoltà di “modificare l’ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse” (articolo 102 del Regolamento del Senato): il canguro rientra chiaramente in questa facoltà, e dovrebbe ricordarlo chiunque affermi che si tratta di un procedimento anticostituzionale.

Certo, è una tecnica spregiudicata, che se utilizzata impropriamente ha senz’altro il sapore del passo ai limiti della liceità dibattimentale. Il problema è emerso in tutta la sua forza durante l’approvazione della riforma costituzionale, durante la quale il “canguro” è stato usato per saltare emendamenti che scendevano nel merito, castrando il dibattito parlamentare. Ma se lo si utilizza, come nel caso del DDL Cirinnà, per saltare l’ostruzionismo di Formigoni e Calderoli, il discorso dovrebbe cambiare.

Ebbene, in Commissione i parlamentari grillini hanno promesso tre volte alla Cirinnà di sostenere il “canguro” per bypassare l’ostruzionismo omofobo. Poi però in aula hanno virato di centottanta gradi: niente “canguro”, per carità. Risultato: DDL bloccato, ci tocca un’altra settimana di Medioevo. Meno male, mi avrebbe seccato perdere la sfida a duello che ho in programma per domani sera.

Le motivazioni ufficiali dietro il tradimento grillino fanno ridere i polli: l’avrebbero fatto perché sono da sempre contro il “canguro” e perché ci tengono a un serio dibattito parlamentare. Certo, come no. Ecco un esempio del serio dibattito parlamentare che ci spetterà se non si troverà un modo per evitare l’ostruzionismo:

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In rete, se avete voglia e tempo, potete trovare decine di altri esempi. Tra gli emendamenti, nessuno vuole migliorare il DDL: si tratta solo di stupidaggini, di puro e semplice ostruzionismo, appunto.

Perché allora i grillini hanno votato contro il “canguro”? La risposta è semplicissima: perché se passa il DDL Cirinnà e se l’Italia diventa finalmente, da questo punto di vista, un Paese moderno, Renzi guadagna un sacco di punti presso il suo elettorato di riferimento. È pura e semplice tattica politica. Anche se si dicono “né di destra né di sinistra”, il nemico principale dei grillini non è la destra, non è il fascismo e non sono gli omofobi: il loro nemico è il PD, e la cosa viene ribadita continuamente sia dai capi quanto dai sottoposti. Perché dovrebbero regalare coi loro voti un successo al PD se possono evitarlo? Se Monica Cirinnà ha fatto un errore è stato proprio aver sottovalutato la spregiudicatezza di Grillo e dei suoi seguaci, che quando si tratta di voti o sondaggi sono disposti a passare sopra a tutto (ce ne siamo resi conto anche durante il dibattito sull’immigrazione e sulla famigerata Legge Bossi-Fini).

La realtà è quella appena descritta, e nulla possono, contro la durezza dei fatti, le acrobazie verbali dei grillini o dei loro sostenitori, incluso il buon Marco Travaglio, da me tanto sostenuto e finanziato in passato, che è diventato ormai il paradigma del trombone di regime denunciato nei suoi stessi libri. La realtà è che siamo ancora nel Medioevo, e ci resteremo chissà per quanto, a causa dell’ottusità di chi ragiona solo ed esclusivamente in termini elettorali, di sciacalli che costruiscono la propria putribonda ‘purezza’ sulla pelle di cittadini da sempre discriminati e umiliati.


1 comment »

  1. Mauro Cappellari says:

    Come sempre chiaro ed esaustivo. Grazie, Mosè.

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