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Sanremo Giovani 2021: Le mie pagelle

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December 10, 2021 by Mosè Viero

Al suo terzo Festival come direttore artistico e conduttore, Amadeus riesuma la formula già tentata da Claudio Baglioni nel 2019: nel Sanremo del 2022 non ci sarà la categoria Giovani, perché per questi ultimi c’è una manifestazione appositamente predisposta che sceglierà 3 vincitori, catapultati direttamente tra i BIG. Secondo me è un’idea pessima, anche perché tutte le volte che è stata proposta il vincitore della kermesse è stato proprio uno dei Giovani messo in gara tra i BIG: oltre a Mahmood nel 2019, c’è il precedente ‘storico’ di Annalisa Minetti nel 1998.

Quindi signore e signori facciamo gran attenzione, ché tra i nomi che leggerete c’è quasi sicuramente il vincitore del prossimo Festival. I due finalisti verranno selezionati nella serata del 15 dicembre. L’ordine in cui analizziamo i brani è del tutto casuale: trovate i video delle canzoni non su YouTube, sempre boicottata dalla Rai, bensì su Raiplay seguendo questo link.


Bais – Che fine mi fai

Pseudonimo di Luca Zambelli, udinese emigrato prima a Bassano del Grappa e poi a Milano, Bais non è propriamente un esordiente avendo già pubblicato un album nel 2020 ed essendo annoverato nientemeno che tra gli artisti in scuderia alla Sugar, la casa discografica di Caterina Caselli, che in genere non sbaglia un colpo. Che si sia di fronte a una penna già discretamente formata è testimoniato da questo pezzo semplice e furbissimo, con una linea melodica molto chiara e un sound giovane-ma-non-troppo, un po’ alla Samuel, potenzialmente in grado di far perdere la ragione ai trenta-quarantenni. Non è niente di particolarmente emozionante, ma nonostante questo è tra i pezzi migliori in gara.

Voto: 7


Martina Beltrami – Parlo di te

Questa ragazza torinese proviene dalla “scuola” di Maria de Filippi. La cosa potrebbe dar fiato a pregiudizi: in realtà il brano in oggetto non è affatto male. È un pezzo ben strutturato, dalle armonie chiare e solide e con un bridge che dal punto di vista dell’arrangiamento si concede anche alcune arditezze, peraltro ottimamente calibrate. Sono purtroppo deboli le liriche, ma questo è un problema che accomuna un po’ tutti i pezzi in gara.

Voto: 7


Esseho – Arianna

Matteo Montalesi, in arte Esseho, è romano di classe 1997: esordisce sulla scena musicale nel 2020 con il singolo Bambi, ma non ha ancora un album in curriculum. Arianna è una romantica ballad decadente e sdilinquita, segnata da sonorità comuni e prevedibili e dalla classica dizione aperta e manierata che caratterizza gran parte della produzione gggggiovane contemporanea. Ne facciamo volentieri a meno.

Voto: 5


Oli? – Smalto e tinta

Marco Poletto, bellunese del 1996, deve amare le strade difficili: perché altrimenti avrebbe scelto un nome d’arte col punto interrogativo, che rende tutto, finanche le ricerche su Google, più complicato? Smalto e tinta, comunque, è un pezzolillo davvero curioso e divertente: si tratta di un punk rock breve e concentrato, dal fraseggio solido e concreto e dal tema disincantato e ‘fluido’, proprio come l’immagine del cantante, che non di rado si esibisce con la gonna. Siamo dalle parti dei Kutso e di Tommaso Pini, per chi è feticista di Sanremo e se li ricorda. Non male.

Voto: 7


Matteo Romano – Testa e croce

Giovanissimo piemontese classe 2002, il buon Matteone è, comprensibilmente, un po’ sprovveduto: ne è testimonianza il suo stesso sito internet, che nell’URL ha prima il cognome e poi il nome, come nei biglietti da visita degli idraulici. La sua storia incarna alla perfezione le vicissitudini della generazione Z: le sue canzoni vengono strimpellate su Tik Tok durante la pandemia per ingannare il tempo, e in men che non si dica il nostro accumula milioni di visualizzazioni da parte di coetanee annoiate e magari anche un po’ impazzite d’ormone (nonostante Romano abbia un’innocente aria da boy scout, o forse proprio per quello). Non stupisce, fatta questa premessa, che Testa e croce sia un brano sommamente acerbo, che giustappone a una strofa dimessa e quasi parlata un inciso aperto e melodico, senza che le due parti arrivino mai a un buon punto di fusione. Come se avessi accettato, grazie.

Voto: 5


Samia – Fammi respirare

Nata nello Yemen ma cresciuta in Italia, Samia ha di gran lunga la voce e l’approccio interpretativo più validi e interessanti tra i cantanti in gara. La timbrica è screziata e venata d’esotismi e riporta alla mente quella della da me tanto amata Marianne Mirage: la delicatezza del suo accostarsi alle note, al contempo svagato e commovente, conferisce soprattutto ai momenti dimessi una inusitata intensità. Peccato che siffatto arsenale sia messo al servizio di un pezzo debole, dal ritornello scarno e ripetitivo e caratterizzato da un testo dalle ambizioni liriche decisamente sovrastimate. D’altro canto, sarebbe bello passasse nella speranza di un brano migliore per il Festival vero e proprio.

Voto: 7


Tananai – Esagerata

Il milanese Alberto Cotta Ramusino è del 1995 e ha già un pedigree notevole, con il primo album che risale al 2017 e collaborazioni illustri (è presente nell’ultimo album di Fedez, per dire). Esagerata è per molti versi un pezzaccio: strofa e ritornello condividono lo stesso ritmo tribale e lo stesso fraseggio sincopato, mentre il bridge procura uno stacco dall’apertura quasi melodica, rapidamente ripreso dall’incalzare del tappeto sonoro. Non è nulla di particolarmente originale, anzi l’operazione fa tornare in mente numerose istanze similari: ma è ben riuscita e riesce a spiccare, anche in forza della concorrenza non esattamente ben attrezzata.

Voto: 7


Yuman – Mille notti

Mezzo capoverdiano e mezzo romano, Yuman ha un timbro vocale che ricorda moltissimo quello di Riccardo Cocciante: purtroppo a mancare è un pezzo in grado di valorizzarlo. Mille notti è una strasentita ballad romantica ad andamento crescente, con strofa dimessa, ritornello aperto e special urlato, peraltro non ottimamente gestito dall’interprete a livello vocale. Non ci piace.

Voto: 5


Destro – Agosto di piena estate

Luca Castrignanò detto Destro è un baldo giovanotto del 2002, pugliese trapiantato a Roma: anche la sua canzone è l’ennesimo lentazzo sul sempreverde tema dell’amor perduto, svolto con la perizia e la precisione che ci si aspetterebbe da un miniaturista cieco. Senza contare poi la dizione, che fa venire la pelle d’oca a chiunque viva al di fuori del Grande Raccordo Anulare: “gose”, “esdade”, “zembra”. Brrrrr!

Voto: 4


Littamè – Cazzo avete da guardare

Angelica Littamè è una bella ragazza del Padovano, dalla voce squillante ma non frivola, e dall’approccio interpretativo bilanciato e maturo nonostante la giovane età. Il pezzo è senza dubbio il mio preferito: Cazzo avete da guardare è classicissimo e spiazza chi si aspetterebbe, dal titolo, un brano sguaiato e irriverente. Siamo di fronte, al contrario, a pop contemporaneo a ventiquattro carati: rigorosamente strutturato, ben arrangiato e sostenuto da una lieve trama elettronica. Tra le pieghe della canzone, valorizzata dal fraseggio, c’è anche la suggestione lirica più riuscita tra tutti i pezzi in gara: Sotto la pelle c’è solo carne. Finalmente una frase che non sembra di aver già sentito millemila volte.

Voto: 7


Senza_Cri – A me

Cristiana Carella, in arte Senza_ Cri (ci mancavano i nomi d’arte con l’underscore), è una giovanissima cantautrice brindisina dall’aspetto androgino e dall’approccio delicato, timido e schivo. Il suo pezzo è l’unico tentativo di impegno tra i brani in gara: purtroppo la singolare auto-analisi tentata dalla cantante è sommamente ingenua e caratterizzata da un lirismo goffo e pretenzioso (Il cielo visto all’orizzonte / Ha un non so che di certe tue risposteAnche se hai le gambe corte in alto arriverai). L’architettura musicale è altrettanto deludente: il pezzo comincia con un parlato stentato e dissonante, col quale il ritornello melodico lega a fatica. È anche molto discutibile, dal punto di vista del progetto generale, il fatto che l’inciso sia costruito attorno alla frase Se fossi qualcosa saresti una penna: il prosieguo del testo risolve la similitudine e le dà senso, ma a piantarcisi in testa è questa frase buffa e sciocca. Peccato perché Cristiana tutto sommato ci è simpatica.

Voto: 5


Vittoria – California

Vittoria Sarti è la più giovane cantante in gara: è del 2003 e viene dalla Lunigiana. California è forse il più postmoderno tra i pezzi in gara: è un rap/trap con ritornello consonante a doppia stanza e liriche affollate e allitteranti, che evocano l’amore nei confronti di una donna. Purtroppo sia l’interpretazione sia il testo soffrono di problemi non indifferenti: la prima è penalizzata da una dizione un po’ infantile, che fa perdere per strada molti dei significati; il secondo si copre di ridicolo abusando di termini stranieri, ammonticchiati alla rinfusa come nelle canzoni dei vecchi che vogliono fingersi giovani (Cullami senza break / Splendi che sei un bijouxLa vita è un live / ti perdi i framesFarò un bagno di sole dentro al tuo blue sky). Ammettiamo che non è il nostro genere, ma ci sembra davvero una prova poco riuscita.

Voto: 4


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