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Sanremo 2026: le mie pagelle

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February 17, 2026 by Mosè Viero

È cominciata la settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana. È il quarto guidato da Carlo Conti, che ricopre sia il ruolo di presentatore sia quello di direttore artistico.
La gara prevede 30 Big e 4 Giovani, in competizione separatamente. I Big restano tutti in gara fino alla finale, sabato 28 febbraio. I Giovani invece si sfideranno a coppie, con eliminazione diretta: il vincitore si saprà già la sera di giovedì 26 febbraio.

Le pagelle dei BIG sono in ordine di apparizione nella prima serata del Festival, quelle dei Giovani sono in ordine casuale.
Sotto a ogni minirecensione, c’è il link per il video ufficiale.

Disclaimer: le foto sono state prelevate da Google immagini. Sono a disposizione per eventuali problemi di copyright.


CATEGORIA BIG

Ditonellapiaga — Che fastidio!

Elettropop ritmato dall’incedere ipnotico che si inserisce nella lunga tradizione delle invettive costruite come elenco, sottogenere con illustri predecessori (da Nuntereggae più di Rino Gaetano ad Addio di Guccini). Peccato che i bersagli delle frecciate siano un po’ prevedibili: la moda di Milano, i politici, i tronisti. Manca un guizzo che scarti un po’ di lato e che evochi anche solo una minima volontà di toccare qualche tasto davvero divisivo. L’effetto tormentone però è garantito.
Voto: 7

video ufficiale


Michele Bravi — Prima o poi

Ballatona strappalacrime sulla fine di un amore, con andamento ultraclassico e arrangiamento fastidiosamente barocco. La cifra dell’interprete, ovvero l’approccio interpretativo sofferto e dolente, non basta a sollevare un lirismo piatto e prevedibile, tutto all’insegna del “da quando mi hai mollato non lavo più i piatti, non faccio più la spesa, non metto più in ordine” eccetera eccetera. Se ne poteva fare a meno.
Voto: 4

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Sayf — Tu mi piaci tanto

Pezzulillo interessante, con strofa combat-folk un po’ alla Modena City Ramblers e ritornello melodico semplicissimo che ti si pianta in testa. L’idea alla base del testo è buona: le meschinità della nostra nazione/società sublimate nella considerazione che alla fine l’unica cosa che conta è la serenità sentimentale (Vogliamo solo amare), con quel Tu mi piaci tanto che si presta però, in forza della disillusione della strofa, a molteplici interpretazioni. Peccato che la suddetta disillusione prenda la forma di liriche di un populismo da far spavento (Le tue tasse vanno spese in un hotel a ore). Occasione sprecata.
Voto: 7

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Mara Sattei — Le cose che non sai di me

Canzone d’amore piena di good vibes, scritta dalla cantante col futuro marito: al solo canticchiarla ti vengono gli occhi a forma di cuore. Musicalmente è un pezzo vecchissimo, che sembra uscito dagli anni Novanta: siamo dalla parti di Syria e Lisa, ma senza linea melodica altrettanto catchy. Per di più, l’interprete non calibra benissimo le sue abilità nel bel canto, avventurandosi in virtuosismi forse fuori dalla sua portata. Meh.
Voto: 4

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Dargen D’Amico — AI AI

Dargen è intrappolato negli stereotipi che ne hanno decretato il successo: il suo ruolo è quello del cazzaro con l’anima, del disimpegnato impegnato, di quello che ti fa ridere ma anche pensare. Alla sua terza iterazione sanremese, la formula è ormai stucchevole: soprattutto tenendo conto del fatto che c’è chi l’ha incarnata infinitamente meglio (Lo Stato Sociale, per dire). Questo swing un po’ retrò, peraltro, dovrebbe parlare di intelligenza artificiale ma nell’ammonticchiare spunti arguti alla rinfusa perde il focus e finisce con il non andare da nessuna parte.
Voto: 5

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Arisa — Magica Favola

Ballad delicata dalla melodia ariosa e diafana, con atmosfere un po’ disneyane e un testo incentrato nell’autoanalisi retrospettiva, risolta purtroppo in immagini povere e didascaliche (A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore / Con l’adolescenza io ho capito che cos’era la passione). La voce cristallina dell’interprete si arrampica su tonalità altissime con sorprendente naturalezza: se c’è da premiare il puro e semplice virtuosismo, ecco la vincitrice. Peccato perché con una penna più raffinata (penso ad esempio a cosa avrebbe potuto fare con questa melodia il fratello di Gazzè) poteva uscire un pezzone.
Voto: 7

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Luchè — Labirinto

Pezzo al confine tra pop e rap, con arrangiamento in minore e andamento vagamente ipnotico. Su disco è ben prodotto e non c’è da stupirsi vista la co-firma di Tropico, deus ex machina di tante hit recenti. Però per qualche ragione sul palco il brano non decolla del tutto, forse anche a causa di una performance vocale ai limiti della sufficienza.
Voto: 5

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Tommaso Paradiso — I romantici

Nessuna sorpresa, e forse è una buona notizia: I romantici è la classica ballad sentimentale alla Tommaso Paradiso, molto indie e molto romana, con atmosfere che evocano il miglior Venditti e una spruzzata di Lucio Dalla in certe trovate stralunate delle liriche (Ho il cuore appeso sulla giacca ogni volta che parlo di noi). L’approccio interpretativo ha una certa qual ruvidezza che conferisce personalità a uno stile che, al di là dei gusti, è comunque definito e ‘centrato’.
Voto: 7

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Elettra Lamborghini — Voilà

Stroncare un pezzo come questo è facile come rubare una foglia di lattuga a una lumaca, e proprio per questo dovrebbe venirci qualche sospetto. C’è un principio che chiunque si accinga all’esegesi di qualunque tipo di opera dell’ingegno deve sempre tenere a mente: l’opera va valutata sulla base di ciò che offre, non sulla base di ciò che piace a chi la valuta. È Voilà un pezzo stupidotto ed escapista? Certo che lo è. Voleva essere qualcosa di diverso? Certo che no. È Elettra una diva del bel canto? Assolutamente no, anche se questa prova ci sembra molto migliore delle precedenti, dal punto di vista vocale. E quindi? E quindi tocca dirvi che se fate i duri e puri di fronte a un pezzo come questo fate solo la figura di quelli che non capiscono niente di niente.
Voto: 6

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Patty Pravo — Opera

Nel cercare di scrivere qualcosa di degno e di sensato a proposito di questa artista e di questa esibizione mi sento come di fronte a un alieno che mi chiede di spiegargli il mondo in poche parole. Anzi, qualcosa da dire forse ce l’ho: spesso Patty Pravo viene accusata di tirarsela tantissimo. Secondo me invece non se la tira abbastanza. Siamo circondati da divetti che potrebbero forse pulire le scarpe a Nicoletta ma che se la fanno sotto all’idea di andare in gara a Sanremo e quindi ce li dobbiamo sorbire come presentatrici o “superospiti”. Lei invece è sempre in gara: e vi si sottopone con la leggerezza di chi sa di potersi permettere tutto. Per il suo passato, per il suo carisma, per il suo timbro inconfondibile, per la sua capacità di rendere qualsiasi cosa immediatamente arte. Opera è un buon pezzo, che usa le parole con precisione pur abbandonandosi a piccole svisate retoriche mistiche alla Battiato (l’autore, Giovanni Caccamo, è un suo pupillo), forse un po’ scheggiata da un arrangiamento fin troppo pomposo. Patty la porta a casa con classe ed eleganza, come non mai negli ultimi decenni. Ma di cosa vogliamo parlare?
Voto: 9

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Samurai Jay — Ossessione

Pop sbarazzino latineggiante, à la Ana Mena. Dire che suona già sentito è un’eufemismo. L’unica speranza è che si bruci prima dell’estate.
Voto: 3

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Raf — Ora e per sempre

Raf è una creatura misteriosa, della stessa specie di Paola Turci: è da trent’anni che ha trent’anni. La sua lunghissima carriera ha visto sia pezzoni (Battito animale) sia porcherie (Gente di mare): Ora e per sempre è un po’ a metà strada. Si tratta di una ballad molto classica, ben interpretata ma priva di guizzi e facilmente dimenticabile. Peccato.
Voto: 5

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J-Ax — Italia Starter Pack

Pezzo country à la Davide Van De Sfroos con testo paraculissimo all’insegna dell’auto-commiserazione patriottica (anche in questo caso non mancano gli illustri predecessori, tipo L’Italia di Marco Masini, in gara al Festival nel 2009). L’impronta stilistica è del tutto immotivata e sa di pura e semplice operazione di posizionamento, peraltro sgangherata.
Voto: 3

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Fulminacci — Stupida sfortuna

Questo giovane artista romano è tra le migliori incarnazioni del cantautorato contemporaneo. Stupida sfortuna muove dalle tracce del De Gregori degli anni Settanta e le fonde con suggestioni indie, approdando a una formula che è al contempo classica e originale. A contribuire all’insieme è anche un’estetica talmente plain che finisce per fare il giro e diventare in qualche modo carismatica. Si può fare anche meglio di così, ma è comunque già un buon risultato.
Voto: 7

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Levante — Sei tu

Pezzo dalla costruzione melodica interessante, con liriche ispirate, che cercano di descrivere l’amore a partire dalla sua manifestazione fisica. Nel fraseggio c’è un certo qual gusto per lo scartamento sincopato, con soluzioni che ricordano Carmen Consoli e Marina Rei. Senza dubbio si tratta della prova sanremese migliore offerta finora da questa cantante.
Voto: 7

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Fedez & Marco Masini — Male necessario

Sono tra i favoriti, ma non mi hanno per nulla convinto. Non c’è alcuna alchimia tra i due componenti di questa strana coppia: l’impressione è che sia un pezzo di Fedez, che ovviamente parla di Fedez (ha mai fatto, Fedez, un pezzo che non sia una specie di confessione?), a cui è stato aggiunto Masini solo per prendere le note alte del ritornello. Se il Fedez dello scorso anno sembrava in qualche modo sincero nel mettere in scena la sua fragilità, quello di quest’anno pare solo un egotista auto-riferito, che si abbandona a metafore francamente imbarazzanti (in un passaggio si paragona perfino a Gesù). Sono pronto a scommettere che questa canzone non lascerà alcun segno.
Voto: 4

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Ermal Meta — Stella Stellina

Sayf e J-Ax ci hanno provato, a fare i populisti paraculi: ma a Ermal Meta possono solo spicciare casa. Dopo il terrorismo e la violenza di genere, quale tema migliore della guerra di Gaza per schierarsi di nuovo dalla parte dei giusti, anzi di coloro che si ritengono tali? Non vale nemmeno la pena mettersi a smontare punto per punto le stupidaggini inanellate dal testo di questa canzone: poteva anzi andare molto peggio, coi tempi che corrono. Musicalmente, si tratta di una marcetta balcanica dall’andamento dolente, con struttura semplicissima, un po’ da filastrocca. L’unica consolazione è pensare a cosa sarebbe potuto succedere se col tema si fosse cimentato Cristicchi. Viva Ermal Meta!
Voto: 2

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Serena Brancale — Qui con me

Dopo la tamarrata dello scorso anno, Brancale vuol farci capire quanto è brava ed eclettica, quindi si presenta con un lentazzo tutto costruito attorno ai virtuosismi vocali e alle svisate, come una novella Giorgia. Le liriche mettono il carico sentimentale da novanta: il pezzo parla della madre scomparsa, e a dirigere la cantante c’è la sorella. La voce c’è, lo stile anche: da qui a dire che si tratti di un pezzo memorabile però ce ne corre.
Voto: 5

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Nayt — Prima che

Pop rap contemporaneo dall’andamento misurato e assertivo, non privo di una certa eleganza nel fraseggio. Il testo non ha picchi particolari e in generale nulla fa urlare al capolavoro, ma nel mare magnum della produzione italiana contemporanea questo è un pezzo con una sua dignità.
Voto: 6

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Malika Ayane — Animali notturni

City pop con tocchi jazz e funk, molto seventies, al servizio di un testo simpatico ma non privo di venature malinconiche. Il pezzo è ben confezionato, non farà certo sfracelli in classifica ma è perfetto per la sua interprete, dall’approccio sempre infinitamente elegante, perfettamente misurato, al contempo sobrio e svettante, com’è proprio delle artiste naturali, che sono nate per fare quel che fanno. Datele da cantare il mio 730, uscirà comunque qualcosa di buono.
Voto: 8

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Eddie Brock — Avvoltoi

Ho percepito aspettative di un certo livello attorno a Eddie Brock: del tutto immotivate, direi. Avvoltoi è una banalissima canzone d’amore, con strofa confidenziale e ritornello urlato: siamo dalle parti di Balorda nostalgia di Olly, o per meglio dire siamo di fronte a una sua versione da discount. Cos’abbia visto il direttore artistico dentro a questa roba è un mistero.
Voto: 3

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Sal da Vinci — Per sempre sì

Questa specie di Gigi d’Alessio dei poveri sembrava scomparso dai radar, ma è inaspettatamente tornato alla ribalta grazie all’inspiegabile successo del suo recente pezzo intitolato Rossetto e caffè. Oggi i critici spiegano compunti che non dobbiamo fare gli snob e che questo vetusto stile neomelodico ha comunque un suo largo pubblico e che dobbiamo rispettarlo: tutti argomenti che stranamente non entrano in ballo quando si tratta di stroncare l’ennesimo trapper. Farò io il lavoro sporco: questa musica è brutta e indifendibile, da qualunque punto di vista la si guardi. Ha un suo pubblico? Ok: è un pubblico con pessimi gusti. Sapete però qual è il problema vero? Che questo pubblico con pessimi gusti è pieno di telefoni cellulari. Ho il sospetto che siamo nei guai.
Voto: 2

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Enrico Nigiotti — Ogni volta che non so volare

Non ho mai ben compreso Nigiotti: le sue prove mi sembrano sempre un po’ irrisolte, come se il suo talento non riuscisse mai a trovare una sua cifra, a dispiegarsi adeguatamente. Ogni volta che non so volare è un B-side molto poco adatto al Festival: è un pezzo privo di ritornello, o per meglio dire con ritornello strumentale, dalla linea melodica sfuggente e dall’ispirazione incerta, nonostante la presenza della penna di Pacifico. Ne potevamo fare a meno.
Voto: 4

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Tredici Pietro — Uomo che cade

Pezzo rap melodico con ritornello aperto, dall’incedere fermo e dalle atmosfere sottilmente retrò. L’approccio interpretativo è molto acerbo, e questo frena la canzone: ma un po’ di sostanza c’è.
Voto: 6

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Bambole di pezza — Resta con me

Dalla prima rockband femminile sul palco dell’Ariston ci si aspettava molto: e spiace dire che Resta con me mantiene le promesse solo in minima parte. L’arrangiamento rock è una veste appoggiata sul pezzo senza convinzione: sotto c’è un classico brano pop fatto e finito, tutto costruito intorno alla voce della cantante. Ci azzardiamo anzi a scrivere che l’andamento enfatico crescente della strofa ha un retrogusto che ricorda pericolosamente certe prove dei Modà (brrrrr!) Peccato.
Voto: 5

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Chiello — Ti penso sempre

È forse l’unico pezzo autenticamente rock in gara, con adeguate concessioni alla melodia e un gusto classicamente prevedibile, un po’ alla Baustelle (spesso accusati dalla critica proprio di essere incapaci di uscire dalla propria zona di comfort). Un tocco di pulizia e di ispirazione è dato dalla collaborazione di Tommaso Ottomano, braccio destro di Lucio Corsi lo scorso anno. Not bad.
Voto: 7

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Maria Antonietta & Colombre — La felicità e basta

Maria Antonietta e Colombre sono quello che ottieni se mescoli un terzo di Ricchi e Poveri, un terzo di Colapesce DiMartino e un terzo di Coma_Cose. Ovvero: pop scanzonato e brioso, con testo leggero ma non sciocco e quel gusto citazionista vagamente snob che può solleticare l’interesse anche della parte più esigente del pubblico. Di certo non è un capolavoro, ma si fa ascoltare.
Voto: 7

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Leo Gassmann — Naturale

Classicissima ballad sentimentale, può forse ambire al premio di pezzo più anonimo tra i presenti in gara. Non le viene in soccorso nemmeno la prestazione vocale del cantante, di fronte a cui non possiamo che continuare a chiederci: perché?
Voto: 4

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Francesco Renga — Il meglio di me

Nei suoi anni di grazia, Renga ha portato sul palco dell’Ariston due pezzi memorabili (Tracce di te Angelo). In seguito non è più riuscito a spiccare, e questo Il meglio di me non aiuta a cambiare rotta. Fattispecie che può stupire, dato che la ricetta sembra sempre la stessa: strofa dimessa, ritornello aperto atto a dispiegare la voce potente dell’interprete, arrangiamento basato su archi e percussioni. A mancare è una linea melodica sufficientemente catchy, ma forse soprattutto l’ispirazione lirica.
Voto: 4

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LDA & Aka 7Even — Poesie clandestine

Pop ritmato latineggiante dal sapore estivo, con passaggi in napoletano. Loro sembrano divertirsi molto: vorrei poter dire lo stesso di me.
Voto: 3

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CATEGORIA GIOVANI

Angelica Bove — Mattone

Angelica Bove è un nome noto della scena giovane romana: nata nel 2003, ha all’attivo una partecipazione a X-Factor e a Sanremo Giovani nel 2024 (venne eliminata nel confronto diretto con Settembre, che poi avrebbe vinto).
Mattone è una delicata ballad sul tema del dolore, ispirata alle vicende personali dell’artista, che a 19 anni perse entrambi i genitori in seguito a un incidente stradale (la dedica finale è ai fratelli e alle sorelle). La struttura non particolarmente originale è riscattata dall’interpretazione commossa e dalle trovate liriche: So che prima o poi passerà / l’ha detto un dottore che mi devo abituare / a stare male in modo normale, come tutte le altre persone. Merita anche la chiusa: Dicono che porto un peso che per me è un mattone, ma un mattone serve a costruire.
Curiosità: la nascita di Angelica a suo tempo finì sui giornali, perché si trattava di un rarissimo parto quadrigemellare.
Voto: 7

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Nicolò Filippucci — Laguna — VINCITORE!

Cantante umbro di classe 2006, Nicolò Filippucci proviene dalla scuderia della trasmissione televisiva Amici.
Laguna è un pezzo pop sentimentale appartenente alla ormai già classica new wave italiana, con chiari echi da Blanco e Mahmood. L’arrangiamento elaborato dà fin troppo risalto a un testo decisamente debole, con metafore un po’ bacioperuginose: Ci siamo persi in mezzo alla laguna, con le radici in cerca della luna.
Voto: 5

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Blind, El Ma & Soniko — Nei miei DM — ELIMINATI!

Blind, al secolo Franco Popi Rujan, è un rapper umbro di classe 2000; El Ma è Elmira Marinova, bulgara di Sofia, nata nel 2007, in Italia da quando aveva quattordici anni; Soniko è Niccolò Cervellin, nato a Cittadella nel 2001, figlio del magnate Sergio Cervellin (inventore del Mocio Vileda e da qualche tempo proprietario del Castello del Catajo).
Nei miei DM è una canzoncina semplicissima, con strofa leggermente rappata e ritornello catchy che ti si pianta in testa dopo un singolo ascolto. Lo spessore è minimo e la stucchevolezza, di conseguenza, in agguato.
Voto: 5

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Mazzariello — Manifestazione d’amore — ELIMINATO!

Antonio Mazzariello, salernitano del 2001, fa musica già da diversi anni: ha all’attivo 2 EP, una partecipazione al Concertone del Primo Maggio e una presenza a Sanremo Giovani 2024.
Manifestazione d’amore è un pezzo sentimentale stralunato e vagamente malinconico, pieno di rimandi al mondo della canzone d’autore, con un mood che fonde insieme ricordi di Battisti, Silvestri, Pacifico, Truppi. Il risultato non è disprezzabile, ma suona irrimediabilmente derivativo.
Voto: 6

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