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Eurovision Song Contest 2022: le mie pagelle

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May 5, 2022 by Mosè Viero

Da ormai molti anni seguo con assiduità l’Eurovision Song Contest: è un’ottima occasione per ascoltare pop contemporaneo ultra-patinato e tamarro, che magari non sarà il massimo dal punto di vista della qualità ma resta divertente e spettacolare. In più, la manifestazione ci permette di venire a conoscenza di artisti provenienti da aree periferiche, che altrimenti difficilmente avremmo notato: e tra di loro ogni tanto una qualche bella sorpresa si trova. Nella mia collezione musicale, almeno tre album tra i miei preferiti si devono proprio ad artisti conosciuti all’ESC.

Non ho mai compilato pagelle per questa manifestazione prima d’ora: ma quest’anno l’evento è ‘nostro’, dato che si svolgerà a Torino grazie all’epica vittoria dei Måneskin lo scorso anno. Quindi non potevo esimermi. I pezzi in gara sono ben 40: spero apprezzerete lo sforzo non indifferente nel ‘partorire’ queste brevi analisi. Nelle due semifinali verranno eliminati 20 pezzi, quindi la finale del sabato vedrà in gara solo i restanti 20: i paesi dei cosiddetti Big Five (Spagna, Francia, Germania, Italia e Regno Unito) vanno in finale automaticamente, e lo specificheremo nella relativa scheda. Da regolamento va direttamente in finale anche il pezzo del Paese che organizza la manifestazione, ma in questo caso si tratta sempre dell’Italia. Di quasi tutti i brani esiste un videoclip, che potete recuperare nella pagina YT ufficiale dell’evento.

Seguiremo un ordine rigorosamente alfabetico, ma considerando i nomi degli Stati in inglese.


Albania
Ronela Hajati – Sekret

Ronela Hajati è una cantante di Tirana nata nel 1989, attiva dal 2006 e con in curriculum una sfilza di singoli degna di una star. Il pezzo da lei proposto è il classico kolossal tamarro da Eurovision, pieno di cambi di registro (dall’elettropop al balcanico, dal rap al melodico) e con apposita coreografia perfetta per fare faville sul palco. L’impressione è di aver già sentito il pezzo almeno ottocentosei volte; però apprezziamo il fatto che qualche brano di testo è in albanese.
Voto: 5


Armenia
Rosa Linn – Snap

Pseudonimo di Roza Konstandyan, Rosa Linn è una giovane cantante armena, nata a Vanadzor nel 2000. Il suo pezzo, purtroppo tutto in inglese, è incarnazione di gentile ed elegante pop incentrato sulla chitarra acustica, un po’ sullo stile di Lene Marlin. L’inciso ha un incipit sincopato e irritualmente marziale che rende più interessante la costruzione melodica: non è niente di particolarmente nuovo, ma ci piace.
Voto: 7


Australia
Sheldon Riley – Not the same

La presenza dell’Australia all’Eurovision è decisamente singolare. È una fattispecie che si verifica da pochi anni: invitata come ospite d’onore all’edizione del 2015 per premiare l’interesse che la manifestazione registra nel nuovo continente, da allora non se ne è più andata. Quest’anno l’artista che ne porta la bandiera è l’australiano Sheldon Riley, classe 1999, fattosi notare in un talent locale. Il suo pezzo è pop melodico strappalacrime, tutto basato sulle grandi aperture vocali e caratterizzato da un piglio interpretativo fin troppo drammatico. Non se ne sentiva il bisogno.
Voto: 3


Austria
LUM!X feat. Pia Maria – Halo

LUM!X (Luca Michlmayr) è un disc-jockey austriaco nato nel 2002: il pezzo in gara è suo, ma poggia anzitutto sulle spalle della vocalist Pia Maria, sua connazionale. Si tratta di elettropop contemporaneo molto ballabile, ben prodotto e con un arrangiamento vario e stratificato. Il problema è che non ha nessuna personalità: sembra uno dei tanti pezzi che sentiamo continuamente in radio o che fanno da sfondo a uno spot televisivo.
Voto: 5


Azerbaijan
Nadir Rüstəmli- Fade to black

Questo cantante azero dal cognome impronunciabile, classe 1999, porta in gara un lentazzo a tema sentimentale costruito prevalentemente su voce e piano, con momenti di arrangiamento orchestrale che sarebbero stati perfetti per Sanremo. Non è neanche male, ma la formula appare decisamente usurata e anche un po’ fastidiosamente retrò.
Voto: 5


Belgio
Jérémie Makiese – Miss You

Questo giovane cantante belga è nato ad Anversa da genitori congolesi e ha anche un passato da calciatore. Il suo pezzo ha un bell’attacco con archi che subitamente diventano piano e con una linea melodica molto elaborata e interessante: peccato che il ritornello svacchi, facendo diventare progressivamente il brano una canzone da boy band, con il nostro che interpreta da solo tutti i suoi membri. Uff!
Voto: 4


Bulgaria
Intelligent Music Project – Intention

L’Intelligent Music Project, un nome un programma, è un supergruppo capitanato dal cantante di origine cilena Ronnie Romero ma con membri prevalentemente bulgari (en passant: un ‘supergruppo’ è una band i cui membri avevano tutti una precedente carriera solista). Intention è un pezzo rock classicissimo, dall’aria decisamente vintage, un po’ stanco nell’incedere e con un arrangiamento solo ed esclusivamente acustico. Se abbiamo una certa età ci farà sentire subito a casa: ma l’impressione è che sia un po’ fuori posto in questo contesto.
Voto: 6


Croatia (Croazia)
Mia Dimšić – Guilty pleasure

Croata di Osijek, questa cantante purtroppo si esibisce in inglese per la prima volta in occasione dell’ESC 2022 (questa abitudine a ‘inglesizzare’ tutto deve finire!) Guilty pleasure è un bel pezzulillo, carino e senza troppe pretese: è un brano intimista dalla linea melodica e dall’arrangiamento molto semplici, sullo stile di Carla Bruni. Il ritornello, un po’ filastroccoso, ne caratterizza la ‘nicchia ecologica’, facendoci perdonare la non eccessiva originalità dell’operazione.
Voto: 7


Cyprus (Cipro)
Andromache – Ela

Questa cantante, il cui nome di battesimo è Andromachī Dīmītropoulou, è greca con cittadinanza tedesca: nata nel 1995 in Germania da genitori di Pyrgos, vive ad Atene da quando aveva dieci anni. Il pezzo è singolare pop con aria vagamente ‘etnica’, a mezza strada tra i Balcani e l’Arabia: il testo parte in inglese e parte in greco contribuisce ad arricchire l’operazione di contaminazione. Peccato che la linea melodica sia prevedibile e consunta: con un po’ di coraggio in più poteva uscirne un pezzone.
Voto: 5


Czech Republic (Repubblica Ceca)
We Are Domi – Lights off

Questo gruppo è ceco-norvegese: della Repubblica Ceca è la cantante Dominika Hašková, figlia peraltro di un famoso giocatore di hockey, mentre i restanti due membri, Casper Hatlestad e Benjamin Rekstad, vengono dalla Norvegia. Lights off è della stessa categoria di Halo: ottimo elettropop contemporaneo, magistralmente arrangiato, costruito con la perizia di chi vuole piantarsi nella tua testa per sempre o quasi. Anche in questo caso, però, a mancare è un po’ l’anima: certo, se stessimo scegliendo la soundtrack del prossimo spot Vodafone, questo sarebbe semplicemente perfetto.
Voto: 6


Denmark (Danimarca)
Reddi – The Show

Le Reddi sono una neonata girl band danese formata da Mathilde “Siggy” Savery, Agnes Roslund, Ida Bergkvist e Ihan Haydar. The Show è un pezzo rock molto tradizionale, per non dire banale, che cerca di risollevarsi con una prima parte lenta, destinata a ‘esplodere’ solo a partire dalla seconda strofa. Il risultato non convince e fa sembrare le due metà troppo disomogenee, quasi due pezzi diversi che solo a stento riescono a convivere.
Voto: 4


Estonia
Stefan – Hope

Questo pezzo, portato in gara dal baldo giovane di nome Stefan (cognome Airapetjan) nato a Viljandi nel 1997, un po’ mi fa innervosire. L’interprete ha una voce profonda e vibrante, che ricorda i grandi esponenti dell’onda grunge degli anni Novanta, come Kurt Kobain e Eddie Vedder: l’attacco di Hope, caratterizzato da sonorità americane che fanno subito film western, fa pensare a un pezzone, magari di maniera ma decisamente ‘forte’, anche solo per come si distacca dal resto dei brani in gara. Purtroppo nel prosieguo, e in particolare nel ritornello, la canzone rientra nei binari del sound rassicurante e melodico, per non dire banalotto e prevedibile, con l’inciso “I hope” che sembra più un birignao che non un verso dotato di senso. Che peccato! Resta comunque uno dei nostri brani preferiti.
Voto: 7


Finland (Finlandia)
The Rasmus – Jezebel

I The Rasmus sono forse le uniche vere star internazionali a partecipare all’ESC 2022: attivi dal 1994 e con ben 9 album in studio alle spalle, si presentano alla competizione in una nuova formazione, con la giovane Emilia “Emppu” Suhonen alla chitarra. Gli altri membri sono gli storici Lauri Ylönen alla voce, Eero Heinonen al basso e Aki Hakala alla batteria. Jezebel è un pezzo solidissimo, che mostra appieno la lunga esperienza della band e che per certi versi sembra quasi ingiusto far competere con gli altri. Si tratta di un brano rock contemporaneo eccezionalmente strutturato, dai ritmi serrati e coinvolgenti, che fa venire voglia davvero di “spaccare tutto”. Non è niente di innovativo o eccezionale: ma il mestiere si sente eccome.
Voto: 8


France (Francia)
Alvan & Ahez – Fulenn

L’operazione messa in campo dalla Francia quest’anno è decisamente interessante. Alvan, pseudonimo di Alexis Morvan-Rosius, è un cantante bretone specializzato nella musica elettronica; le Ahez sono una girl band bretone di stampo etnico/tradizionale. Fullen è un esperimento per l’appunto etno-elettronico: il testo in lingua bretone è quasi una primizia (solo un’altra volta vi fu un pezzo in questa lingua in gara, nel 1996), e la struttura è quella folk tradizionale, però sorretta da una singolare intelaiatura elettronica. Dobbiamo ammettere che l’idea ci piace di più del risultato, che prende un po’ le forme del carrozzone trash: però riconosciamo il coraggio di osare un po’ (anche se rimpiango la bravissima Barbara Pravi, che l’anno scorso secondo me meritava la vittoria).
Voto: 6
Va automaticamente in finale!


Georgia
Circus Mircus – Lock me in

Questo singolare gruppo, formatosi a Tbilisi nel 2020, è composto da musicisti anonimi, che si presentano sempre variamente mascherati e che secondo la loro narrazione lavoravano in un circo ma sono stati licenziati perché inefficienti. Già da questo curriculum si può capire molto: i Circus Mircus sono un gruppo decisamente stralunato, che probabilmente regalerà qualche soddisfazione con la messa in scena sul palco. Il pezzo, dal canto suo, è molto valido e interessante: un scheletro elettronico in minore, che sarebbe stato alla perfezione all’interno di Vespertine di Bjork ma che richiama anche certi pezzi dei Blur, introduce una strofa parlata e dimessa, che però si apre melodicamente nel ritornello, preceduto da un bridge ritmato e ipnotico. Il risultato è molto convincente, fin troppo ‘bello’ se paragonato alle premesse de-strutturaliste.
Voto: 8


Germany (Germania)
Malik Harris – Rockstars

Nato in Baviera nel 1997, Malik Harris è attivo dal 2018 e canta in inglese fin dall’inizio della sua carriera. Rockstars è una ballad contemporanea molto classica, con inciso posizionato a inizio brano, strofa leggermente parlata e special rap che ricorda un po’ Eminem (peraltro citato dal cantante come una delle sue fonti principali). Il risultato però è un po’ anonimo, come se si fosse di fronte a una semplice rielaborazione di spunti già noti.
Voto: 4
Va automaticamente in finale!


Greece (Grecia)
Amanda Tenfjord – Die together

Amanda Tenfjord, pseudonimo di Amanda Klara Geōrgiadī, è una cantante greca nata nel 1997: vive fin da bambina in Norvegia, e per questo ha assunto il suo bizzarro nome d’arte. Die together è un pezzo interessante: tutta la prima parte è solo vocale, con uso estensivo di autotune, a conferire al brano, la cui melodia è peraltro riconoscibile immediatamente anche senza supporto strumentale, un’aria ipnotica e post-moderna. Quando entra in ballo il tappeto sonoro, l’autotune arretra e il brano si fa più tradizionale: ma le disegualità nell’arrangiamento continuano a trattenerlo inesorabilmente nella contemporaneità, come anche i toni apocalittici del testo, tipici del giovanilismo d’oggi. Non sarà un capolavoro ma si fa ascoltare ed emerge bene rispetto alla concorrenza.
Voto: 7


Iceland (Islanda)
Systur – Með hækkandi sól

Le Systur sono una girl band islandese formata dalle tre sorelle Sigríður, Elísabet ed Elín Eyþórsdóttir. Sono attive dal 2013, ma hanno assunto questo nome così easy solo in occasione dell’ESC 2022: prima il nome d’artista del gruppo era Sigga, Beta & Elín. Il pezzo, tutto in islandese, sembra un brano hippy degli anni Settanta, dalle parti di Joan Baez e di We shall overcome. Può piacere, soprattutto a chi rimpiange quell’epoca e quel sentimento: ma ha un’aria irrimediabilmente sorpassata e, spiace dirlo, anche leggermente patetica.
Voto: 5


Ireland (Irlanda)
Brooke – That’s rich

Cantante irlandese di classe 1999, Brooke presenta in gara un pezzo elettropop che sembra un B-side del primo repertorio di Lady Gaga, al tempo dell’album The Fame: c’è tutto quel che ci si aspetta, dall’arrangiamento elettronico al ritornello-tormentone, fino alle distorsioni vocali nello special. Solo che The Fame è del 2008: questo stile adesso sembra già un po’ sorpassato, e risulta senza dubbio già sentito e ‘masticato’.
Voto: 4


Israel (Israele)
Michael Ben David – I.M.

All’Eurovision Israele ha già portato a casa 4 vittorie (l’ultima con la mitica Netta nel 2018): la partecipazione di questo paese all’edizione 2022 è però in dubbio, a causa di uno sciopero dei lavoratori pubblici previsto proprio per i giorni della manifestazione. Il pezzo scelto per la gara è del cantante Michael Ben David, messosi in evidenza nell’X Factor locale e noto anche per il suo essere attivista gay. Il brano è pomposo e ha una struttura cinematografica che ricorda certi pezzi di Cristina Aguilera e George Michael: il risultato è un po’ troppo tamarro per i nostri gusti, e mostra trovate, estetiche e musicali, che sono al contempo ‘osè’ e anche irrimediabilmente sorpassate.
Voto: 4


Italy (Italia)
Mahmood & Blanco – Brividi

Alla prova del tempo, la ballad postmoderna firmata da Mahmood, Blanco e Michelangelo resiste abbastanza bene e mostra un sound decisamente più ardito e interessante se paragonata ai lenti portati dalla concorrenza. Il suo voluto e ostentato classicismo melodico, che emerge anzitutto nel ritornello, ne limita forse il ventaglio espressivo e la possibilità di approccio diversificato: ma Brividi resta comunque un pezzone anche in questo diverso contesto. In linea con l’idea che non è consentito esprimersi per il proprio Paese, non darò un voto.
Va automaticamente in finale!


Latvia (Lettonia)
Citi Zeni – Eat your salad

Questo gruppo lettone di Riga, formatosi nel 2020, ha scelto per sé un nome singolare: in lettone significa “gli altri ragazzi”, ma ha un’assonanza con l’inglese “citizen”. Anche il pezzo portato dai “ragazzi” in gara è decisamente particolare, e rientra nella nicchia dei divertissement, quelle canzoni che hanno come scopo anzitutto far ridere: una fattispecie sempre ben rappresentata all’ESC. In questo caso si tratta di pop dall’arrangiamento ostentatamente retrò e con un testo che dovrebbe promuovere uno stile di vita compatibile con il rispetto dell’ambiente: “dovrebbe” perché in realtà è pieno di doppi sensi e lascia l’impressione che l’eco-friendliness sia, in questo caso, solo uno dei tanti stratagemmi per ‘cuccare’. Per carità, è una canzone simpatica: ma resta puro e semplice svago e senza videoclip perde molto.
Voto: 5


Lithuania (Lituania)
Monika Liu – Sentimentai

Lituana di Klaipèda, nata nel 1988, Monika Liu si presenta in gara con un brano interamente scritto nella sua lingua: Sentimentai è una bel brano pop romantico ed elegante, dal giro armonico solido e facilmente memorizzabile e dal retrogusto vagamente francese. L’approccio interpretativo, delicato e senza sbavature, contribuisce a ‘staccare’ la voce di Monika dal coacervo di ugole intente a urlare per mostrare il proprio talento agonistico: brava.
Voto: 7


Malta
Emma Muscat – I am what I am

Questa squinzia, maltese di St. Julian’s, è piuttosto nota in Italia perché è passata per Amici e ha piazzato nelle radio qualche hit estiva. La sua voce è pulita e squillante: peccato che per l’ESC sia al servizio di un pezzo scandalosamente brutto: I am what I am è una specie di canzoncina da oratorio, banale e prevedibile, che parrebbe modesta anche se fosse in concorso allo Zecchino d’Oro. E poi vogliamo dirlo che è ora di piantarla con questa retorica dell’autostima a tutti i costi? “Take it or leave it, I am what I am“: ok, ma se sei uno stronzo?
Voto: 1


Moldova (Moldavia)
Zdob și Zdub con Frații Advahov – Trenulețul

Il gruppo moldavo Zdob și Zdub è veterano dell’ESC: ha già partecipato in rappresentanza del suo Paese nel 2005 e poi di nuovo nel 2011. Il sound portato avanti da questa formazione è un inno alla contaminazione, con accenti balcanici e hip hop amalgamati assieme a quel folk rock energico e combattivo ottimamente rappresentato, in Italia, dai Modena City Ramblers. Trenulețul è un pezzo simpatico e ballabile, con un testo spensierato e un videoclip imperdibile. Certo, questa musica al nostro orecchio invecchia molto rapidamente: ma c’è tutto un sottobosco di ascoltatori che apprezza, e la cura in essa riposta da autori e musicisti è indubbia.
Voto: 7


Montenegro
Vladana – Breathe

Vladana Vučinić è montenegrina di Podgorica, classe 1986. Il suo pezzo è pop contemporaneo di buona fattura, con struttura molto classica: alla strofa lenta con voce e piano alla Adele si giustappone il ritornello aperto ed epico, che consente alla virtuosa vocalità dell’interprete di dispiegarsi a dovere. A mancare è, anche in questo caso, l’originalità o quanto meno il tocco d’ispirazione: Breathe è un pezzo anonimo, che sembra di avere già sentito mille volte.
Voto: 4


Netherlands (Olanda)
S10 – De Diepte

S10 è pseudonimo di Stien den Hollander, giovane olandese di Abbekerk nata nel 2000. Il suo pezzo è interamente nella sua lingua, e questo ci piace molto: ci piace anche il fatto che si tratta di un brano molto gradevole e ben strutturato, con strofa seguita da un bel bridge a base di strambotti e da ritornello aperto, che fa il verso, un po’ troppo a dire il vero, ai Coldplay (fonte prediletta da chi voglia dare sapore internazionale al suo piatto musicale). Si merita almeno la sufficienza.
Voto: 6


North Macedonia (Macedonia del Nord)
Andrea – Circles

Macedone di Skopje, nata nel 2000, Andrea Koevska è attiva dal 2020 e canta in inglese fin dall’inizio della sua carriera. Il pezzo in oggetto è ennesima incarnazione del pop contemporaneo più classico e inoffensivo: Circles è una canzone di cui nessuno sentiva il bisogno, e ci sembra l’unica cosa da dire a suo riguardo.
Voto: 4


Norway (Norvegia)
Subwoolfer – Give that wolf a banana

I Subwoolfer sono un duo anonimo norvegese che nella sua narrazione afferma di aver cominciato la carriera 4,5 miliardi di anni fa sulla Luna; in realtà il duo si è formato solo nel 2021 e Give that wolf a banana è la sua prima canzone ufficiale. Il pezzo non è male: si tratta di dance elettronica che punta sull’effetto tormentone, con ritornello che ricorda fin troppo quello di Gimme Hope Jo’anna di Eddy Grant. Il testo è simpatico e non-sense, con riferimenti strampalati alla fiaba di Cappuccetto Rosso.
Voto: 6


Poland (Polonia)
Ochman – River

Krystian Ochman è un ragazzo statunitense nato nel 1999 a Melrose da emigrati polacchi e salito alla ribalta nel suo Paese d’origine dopo aver vinto la versione locale del talent The Voice. Il cantante è senza dubbio molto dotato vocalmente e in grado di raggiungere acuti su note altissime: River è un pezzo pop costruito minuziosamente attorno alla necessità di mostrare questi virtuosismi. Questo si traduce in ampie concessioni alla melodia pomposa e arzigogolata, con momenti in cui sembra di essere davanti a un pezzo de Il Volo. E questo non è certo un punto a favore.
Voto: 4


Portugal (Portogallo)
Maro – Saudade, saudade

Maro è pseudonimo di Mariana Brito da Cruz Forjaz Secca: è una cantante lisbonese nata nel 1994. Saudade, saudade è un lento dominato da voce e chitarra, che nelle atmosfere rimanda alla gloriosa tradizione del fado: il testo alterna la strofa in portoghese al ritornello, più cantabile, in inglese. Il risultato non è disprezzabile, ma dà l’impressione di restare come bloccato su tonalità un po’ dimesse, finendo per sembrare vagamente irrisolto.
Voto: 6


Romania
WRS – Llamame

WRS è nome d’arte del cantante e ballerino rumeno Andrei Ionuț Ursu, nato nel 1993 e già membro della locale boy band Shot. Llamame è un pezzo dance molto semplice e molto orecchiabile, con strofa in inglese e ritornello in spagnolo, che sembra puntare sulla coreografia almeno tanto quanto sul vero e proprio cantato, se non di più. Anche in questo caso, però, l’impressione è di aver già sentito il pezzo mille volte.
Voto: 3


San Marino
Achille Lauro – Stripper

Non senza scatenare polemiche, il nostro Achillone ha deciso di rendersi disponibile a rappresentare San Marino all’ESC di quest’anno. C’è chi lo rimprovera di aver scelto una specie di scorciatoia, chi lo accusa di sottrarre voti alla nostra proposta ‘ufficiale’: dal mio punto di vista si tratta di un dibattito un po’ stucchevole. Uno showman approfitta di tutte le occasioni in cui può esibirsi di fronte a un’ampia platea: e la probabilità che quest’anno l’Italia vinca sono davvero basse, per vari motivi. Stripper è il classico pezzo rock alla Achille Lauro: la strofa è dominata dalla paratassi e ricorda un po’ tutti gli altri brani affini del nostro; il ritornello è più melodico e cantabile e anche maggiormente caratterizzato. Il testo ha un’insolito piglio citazionista, condito con le consuete strizzate d’occhio furbamente sensuali a cui questo autore ci ha ormai abituato. Non è dunque niente di nuovo, ma si fa ascoltare e forse riserverà sorprese nella messa in scena.
Voto: 6


Serbia
Konstrakta – In corpore sano

Konstrakta è nome d’arte di Ana Đurić, cantante serba nata a Belgrado nel 1978. È attiva dalla fine degli anni Novanta e il suo stile è un particolare pop-funk molto curato anche dal punto di vista della ricerca lessicale ed estetica. In corpore sano è un pezzo interessantissimo, tutto in lingua serba se si eccettua il tag latino che dà anche il titolo: la strofa, molto elaborata, ha un andamento sincopato; segue un bridge più accelerato e infine il ritornello con apertura ritmata con tanto di battimani. L’arrangiamento è forse tra i migliori in gara: bella bella!
Voto: 8


Slovenia
LPS – Disko

LPS sta per Last Pizza Slice (“l’ultima fetta di pizza”): è una boy band slovena formatasi nel 2018. Disko è un pezzo di pop tradizionalissimo e fortemente retrò, almeno al nostro orecchio: ricorda un po’ la produzione anni Ottanta di Alan Sorrenti, sia nell’approccio vocale sia nell’arrangiamento, tutto dominato dalla tastiera. Il problema è che non si capisce se questo risultato sia il frutto di una precisa scelta estetica o solo di una ‘vecchiezza’ di ispirazione: mancando precise indicazioni a riguardo, propenderei per la seconda.
Voto: 4


Spain (Spagna)
Chanel – SloMo

Chanel Terrero Martínez è una cantante cubana naturalizzata spagnola, nata nel 1991 e molto attiva anche nella recitazione, in particolare nei musical. SloMo è il classico pezzo dance-pop contemporaneo, reso più ‘estivo’ dal testo completamente in spagnolo. Il brano è costruito anche bene, ma non ha nulla di originale, né nella scrittura, né nell’arrangiamento, né tanto meno nell’interpretazione.
Voto: 4
Va automaticamente in finale!


Sweden (Svezia)
Cornelia Jakobs – Hold me closer

Svedese di Nacka, Cornelia Jakobs è nata nel 1992 ed è attiva fin dal 2008: per molti anni ha militato nella girl band Love Generation, ma è solista dal 2018. Jakobs canta in inglese da sempre, come peraltro quasi tutti i suoi connazionali: Hold me closer è una classica ballad a tema sentimentale, con ritornello molto aperto e melodico, perfetto per permettere all’interprete di dispiegare adeguatamente l’ugola. Anche in questo caso, purtroppo, non c’è niente di particolarmente interessante o originale.
Voto: 4


Switzerland (Svizzera)
Marius Bear – Boys do cry

Marius Bear è lo pseudonimo di Marius Hügli, svizzero di Bezirk (canton Appenzello Interno). Boys do cry è una ballata intensa e delicata, dall’arrangiamento molto elegante, che sarebbe perfetta per Elton John. La struttura è particolare: le strofe sono più propriamente ‘stanze’ con andamento leggermente crescente e breve conclusione strumentale a mo’ di refrain. Probabilmente non è il pezzo più adatto a un palco come quello dell’ESC, ma nel complesso non è male.
Voto: 6


Ukraine (Ucraina)
Kalush Orchestra – Stefania

Parliamoci molto chiaramente: l’Ucraina è superfavorita e per quanto mi riguarda DEVE vincere, indipendentemente dalla qualità del pezzo in gara. Pensate a cosa vorrà dire, tra un anno, organizzare la manifestazione a Kiev (dove peraltro è già stata solo pochi anni fa, nel 2017). La Kalush Orchestra è un gruppo formatosi nel 2018 e composto dal rapper Oleh Psjuk e dai musicisti Ihor Didenčuk e MC Kilimmen. Stefania è un pezzo composito, che alterna parti combat-folk a parti rap a parti strumentali, dominate dal flauto: le atmosfere vanno dalla musica tradizionale ucraina a quella balcanica ai Jamiroquai. Certo, i Go_A dell’anno scorso erano molto più avanti e avrebbero tranquillamente meritato la vittoria, anche contro i Måneskin e contro la mia amata Barbara Pravi: ma il pezzo di quest’anno è comunque discreto. E in ogni caso chissenefrega: Slava Ukraïni!
Voto: 6


United Kingdom (Regno Unito)
Sam Ryder – Space Man

Inglese di Maldon, Sam Ryder è diventato popolare durante la pandemia con le sue cover su TikTok. Space Man è un pezzo pop contemporaneo tradizionalissimo ma molto ben costruito, con strofa dimessa e ritornello aperto: il cantante è un virtuoso, capace di raggiungere note molto alte, e il brano non manca di metterlo adeguatamente in evidenza. Peccato per l’immancabile special, del tutto incongruente e decisamente fastidioso. Ancora una volta, non c’è niente di originale: ma è un pezzo che si fa ascoltare e che rimane in mente.
Voto: 6
Va automaticamente in finale!


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