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Le persone svampite non mi fanno ridere: mi fanno inca***re.

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April 16, 2021 by Mosè Viero

In questo periodo sto guardando la celebre serie Scrubs, andata originariamente in onda dal 2001 al 2010 su NBC: si tratta di una comedy drama, un po’ seriosa e un po’ sitcom, a tratti esilarante e a tratti commovente, ruotante attorno alla vita di una parte dello staff di un ospedale. Tra i protagonisti ci sono i due medici J.D. ed Elliot: già dal primo episodio si capisce che i due sono destinati a diventare una coppia, ma gli autori dosano sapientemente il loro gradiente di attrazione e ‘funzionamento’, creando quella situazione perennemente incerta che tanto piace al pubblico (e che ricorda un po’ il rapporto tra Fran Fine e Mr. Sheffield nella sitcom The Nanny).

Ebbene, questa serie, pur essendo davvero scritta eccezionalmente, mi sta facendo perdere la ragione, in senso negativo: e qui voglio provare a spiegare il perché.

Il sottoscritto è arrivato alla terza stagione. J.D ed Elliot hanno già avuto diversi romantic encounters, come dicono con delizioso eufemismo gli anglofoni: ma qualcosa è sempre andato storto. Elliot si è poi invaghita di un suo paziente di nome Sean: prima lo corteggia insistentemente, poi quando lui cede lei cambia idea e lo molla perché deve studiare (HA!) Poi però lo rivede e cambia idea di nuovo: i due si mettono assieme e apparentemente resistono anche al fatto che lui deve trasferirsi in Nuova Zelanda per sei mesi. Ma Elliot, che evidentemente ignora il potere salvifico dell’autoerotismo, a un certo punto non ce la fa più e si accoppia selvaggiamente con J.D. Proprio a quel punto Sean rientra precipitosamente dal suo viaggio, resosi conto che lasciare Elliot allo stato brado non è stata una grande idea: la ragazza, che fino a cinque secondi prima aveva la lingua talmente dentro la bocca di J.D. da avergli toccato il duodeno, si butta subito tra le braccia di Sean lasciando quell’altro con un palmo di naso.

Fast forward: Elliot e Sean stanno finalmente per andare a vivere insieme e sono pieni di entusiasmo. Ma proprio quando la convivenza sta per cominciare, J.D. ha la brillante idea di dichiarare il suo sempiterno amore a Elliot, che ovviamente comincia a vacillare. Sean carica tutti i suoi averi su un furgone e arriva a casa di Elliot per cominciare la loro vita assieme: per tutta risposta la ragazza lo pianta e va a casa di J.D. con una pizza per guardare la TV insieme a lui. J.D. è entusiasta per i primi cinque minuti, ma poi si rende conto che forse non è che poi desiderasse Elliot così tanto.

Ora: fa tutto molto ridere, ma c’è un problema. La serie dipinge i suoi protagonisti, e in particolare Elliot, con tonalità molto positive: la giovane dottoressa è la tipica ragazza bella e svampita, molto poco sicura di sé, incapace di gestire le relazioni, ovviamente per colpa dei genitori, che gli autori si premurano di descrivere, in appositi flashback, come ricconi annoiati senza valori. Il mood generale dell’opera spinge a prendere le sue continue giravolte (ma anche quelle di J.D.) come simpatiche zuzzurrellonate, accettabili e anzi forse addirittura normali e auspicabili quando si è giovani: ci sarà tempo poi, una volta “diventati grandi”, per agire con raziocinio. Si ride da matti mentre questa ragazza ferisce, aggira e pugnala alle spalle le persone che la circondano, e anzi ci si riconosce in lei e nelle sue incertezze: d’altro canto, gestire i rapporti interpersonali e sentimentali è la cosa più difficile del mondo, e a ognuno di noi sarà capitato di ferire qualcuno, magari senza volerlo, quindi cosa c’è di male?

Anche perché, in fondo, stiamo parlando di un’opera di intrattenimento, che esaspera ogni istanza per portare verso la risata o la lacrima. E io sono sempre il primo a inalberarmi quando si tenta di collegare in termini puramente meccanicistici il comportamento anomalo con la fruizione di determinati contenuti estetici (esempio tipico: il ragazzo è violento perché gioca ai videogiochi in cui si spara). Ma sono veramente stanco di vedere ‘nobilitata’ la violenza sentimentale.

Se un’opera inneggia alla violenza fisica, fare i giusti distinguo e riconoscerne il valore catartico è semplice: solo chi ha una personalità particolarmente labile si metterà a imitare il videogioco violento uscendo in strada e sparando all’impazzata. Viceversa, le opere che esaltano il comportamento irrazionale in ambito sentimentale sono molto più insidiose, perché in tanti faticano a riconoscere le ragioni narratologiche, di costruzione del plot, dietro alle scelte fatte dagli autori. Soprattutto, molti faticano a individuare la violenza quando è in forme puramente psicologiche e interpersonali: in particolare quando è l’opera stessa a veicolarla in termini leggeri, divertenti, auto-assolutori. Quanti danni ha fatto per il comportamento delle donne un film come Il favoloso mondo di Amélie? Penso davvero che sia ora di piantarla di descrivere in termini positivi l’essere svampiti, per non dire scemi, il non rendersi conto di quello che si causa alle persone che ci stanno attorno, il buttarsi dentro relazioni sentimentali senza aver adeguatamente riflettuto sul quanto e sul come. Non c’è niente di cool nell’essere sciocchi, instabili, incerti, insicuri. Non riesco a ridere come vorrei nel guardare Scrubs, perché mi ricorda le tante, troppe Elliot che ho incontrato nella vita, e che mi hanno lasciato ferite che probabilmente non si rimargineranno mai.


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