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Suffragatio non olet

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October 26, 2016 by Mosè Viero

Il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e non possiede né la profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo.
Hannah Arendt, La banalità del male

 

A Goro, paese di quattromila anime in provincia di Ferrara, un manipolo di cittadini è sceso in strada e ha eretto barricate e fortilizi per fermare il nemico, che nella fattispecie aveva la forma di dodici donne migranti, di cui una incinta, e di qualche bambino, che sarebbero dovuti essere ospitati temporaneamente in un ostello vuoto per via della bassa stagione. Ecco le facce di alcuni di quelli che il leader leghista Matteo Salvini ha chiamato “eroi”.

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Spendere parole su quanto sia miserabile il comportamento di questi dementi qui sopra immortalati mi sembra superfluo. Più interessante è riflettere su una questione che la vicenda sta evidenziando in tutta la sua plastica gravità: la totale incapacità di *ogni* forza politica di interpretare e quindi di gestire l’odio sociale che il tema dell’immigrazione sta generando nella cittadinanza.

Lasciamo perdere la Lega, che in questo odio ci sguazza. E lasciamo perdere il Movimento Cinque Stelle, che è fascista nel DNA anche se molti fanno finta di non accorgersene.

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Prendiamo invece i liberali di centro, i cattolici, la destra legalitaria, la sinistra moderata e radicale. Certo, non sono mancate le prese di posizione anche forti in seno ad alcuni di questi schieramenti. La diocesi locale ha definito il comportamento dei mentecatti qui sopra “ripugnante”. Il ministro Angelino Alfano ha affermato che l’Italia è stata “disonorata”. Anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha preso le distanze dai fascisti goresi, anche se con mille distinguo.

Ebbene, è proprio su questi distinguo che bisogna soffermarsi. Ecco le parole che Renzi ha pronunciato a Porta a Porta: «Goro e Gorino è una vicenda difficile da giudicare, da una parte c’è parte della popolazione che è molto stanca e preoccupata, ma dall’altra stiamo parlando di dodici donne e otto bambini, probabilmente da parte dello Stato andava gestita meglio, ma anche dal punto di vista del dialogo».

Secondo il nostro premier, dunque, in un paesino di quattromila abitanti che non sta ospitando *nessun profugo* e dove non c’è alcun problema di ordine pubblico se arrivano dodici donne e otto bambini è comprensibile che la popolazione sia “stanca e preoccupata”. Ma stanca di che cosa? Preoccupata perché?

In un certo senso, i fascisti goresi vanno ringraziati. Perché la situazione è talmente chiara e talmente priva di qualsiasi appiglio giustificazionista da rendere altrettanto chiara l’identificazione della posizione presa da chi ne parla. Spiacente, caro premier Renzi: Goro e Gorino è una vicenda *facilissima* da giudicare. Quelli là in alto fotografati sono dei criminali, punto. Lo Stato doveva “gestire meglio” la faccenda arrestandoli o comunque punendoli in modo esemplare.

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Riduciamo la vicenda al suo canovaccio così da mettere a fuoco cosa è realmente successo. L’autorità pubblica decide il collocamento temporaneo di una dozzina di persone in una determinata struttura. Una parte della popolazione locale si ribella, blocca le strade, ferma il pulmino dove si trovano queste persone e lo costringe a fare marcia indietro. E il tutto è avvenuto senza la minima conseguenza per i ribelli, almeno per il momento.

Proviamo a pensare alle conseguenze di un evento del genere, anche al di là del problema immigrazione. Quale autorità può vantare uno Stato che non riesce ad avere ragione di una qualche dozzina di persone che tentano di bloccare una strada? E poi: bloccare il traffico di una strada non è un reato grave? Perché nessuno viene punito?

Volendo volare più alto, la vicenda rende evidentissimo un problema che è forse connaturato ai meccanismi della democrazia rappresentativa. Quando un comportamento anche gravemente illecito è collegato a un ‘sentire’ che è o che si pensa essere molto diffuso, tendono a scemare non solo la sua riprovazione sociale ma anche la possibilità che quel comportamento illecito venga punito adeguatamente. D’altro canto, nessun politico navigato può rischiare di inimicarsi una percentuale notevole del corpo elettorale. Un altro esempio lampante di questo bug dei sistemi democratici è il trattamento riservato agli evasori fiscali: se sono in numero basso, come negli Stati Uniti, li si punisce esemplarmente; se sono in un numero enorme, come da noi, non li si punisce per niente o quasi. Lo stesso vale per il razzismo fascistoide. Per certi versi, è tutta questione di audience.

Qualche giorno fa, gli studenti del liceo Marco Polo di Venezia si sono sollevati contro una docente, tale Fiorenza Pontini, colpevole di avere un profilo Facebook pieno di frasi razziste contro gli immigrati (cogliendo fior da fiore: «A morte tutti i profughi!», «Bruciateli vivi!») La professoressa è stata sospesa, e ora la Procura locale valuta di aprire un fascicolo per il reato di istigazione all’odio razziale. In un incontro pubblico con gli studenti, il Prefetto ha detto che l’insegnante va punita, ma che i ragazzi dovrebbero aiutarla a “recuperare il senso di umanità”. Pensate se invece che di una professoressa colpevole di istigazione all’odio razziale stessimo parlando di un professore accusato di pedofilia: ho il vago sospetto che le reazioni dell’autorità sarebbero state leggermente meno accomodanti.

Se esistesse una sinistra seria, cercherebbe di ripartire dai fondamentali. Per esempio, cercherebbe una sana alleanza con una seria destra legalitaria per stabilire il semplice principio che chi compie un reato va punito, anche se il reato piace alla gggente. Ma se cominciamo a dire o a pensare che l’odio feroce e ingiustificato possa essere in qualche modo compreso anche quando non c’è nessun motivo razionale per comprenderlo, forse è già troppo tardi.


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