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Peggio di un Governo autoritario c’è solo un Governo autoritario e incompetente

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June 4, 2018 by Mosè Viero

Dopo una modica attesa di circa tre mesi e uno scontro istituzionale che ci è costato qualche miliardo di perdite sui mercati internazionali, è finalmente entrato in carica il sessantacinquesimo Governo della Repubblica italiana. Nominalmente guidato da un signor nessuno (Giuseppe Conte, del tutto sconosciuto ai più fino a un minuto prima della sua nomina), è in realtà il Governo anzitutto di Matteo Salvini e in seconda battuta di Davide Casaleggio, che lo controlla tramite un altro signor nessuno, Luigi Di Maio. Si tratta, senza ombra di dubbio, del Governo peggiore della storia della Repubblica: ottima testimonianza di come il nostro malconcio Paese riesca sempre a sorprenderci in peggio, anche quando pensiamo di aver toccato il fondo (non penso di essere l’unico, in questi giorni, a rimpiangere i bei tempi in cui comandava Berlusconi).

Facciamoci del male e vediamo da chi è composto questo dream team. Il Presidente del Consiglio è, come dicevamo, il noto frequentatore di se stesso Giuseppe Conte. Giurista e professore universitario, ha tra i suoi pregi quello di saper taroccare il curriculum come nessun altro e di aver a suo tempo sostenuto la truffa nota come “metodo Stamina”. Politicamente dice di essere sempre stato a sinistra, ma afferma che gli schemi ideologici del passato non sono più adeguati: che tradotto in italiano corrente vuol dire che era di sinistra ed è diventato di destra. Secondo Wikipedia ha anche affermato che le forze politiche vanno valutate non sulla base dell’appartenenza ai vecchi schieramenti ma “in base a come si posizionano sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali”. Quindi possiamo dire che visti gli altri membri del Governo potrebbe già tranquillamente dimettersi.

I due burattinai di Conte, Matteo Salvini e Luigi di Maio (a sua volta burattino di Casaleggio) sono entrambi Vicepresidenti del Consiglio. Il primo è anche Ministro dell’Interno, mentre il secondo è anche Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali. Matteo Salvini è nella Lega più o meno dal Mesozoico, non ha mai fatto altro lavoro se non il politico contumace (visto che riceve stipendi, galloni e prebende dal Parlamento Europeo essendoci andato probabilmente due volte in tutto), negli anni degli scandali delle tangenti e dei diamanti era già nel partito, che è stato al Governo già per vari lustri, ma è riuscito in qualche modo a convincere i cerebrolesi che lo votano di essere un “volto nuovo”. Fascista nel senso più puro del termine, ha trasformato la Lega da partito separatista e indipendentista ad avanguardia dell’autoritarismo filo-russo: e sono ben pochi i commentatori ad aver adeguatamente sottolineato come il suo essere nostro nuovo Ministro dell’Interno (e, a conti fatti, il vero padrone dell’Esecutivo) possa provocare, nei prossimi anni, il disallineamento dell’Italia dall’asse atlantico. Chi volesse approfondire può leggere il testo dell’accordo sottoscritto nel 2016 tra Salvini e il partito di Vladimir Putin Russia Unita, che prevede, tra le altre cose, lo scambio di informazioni riservate riguardanti i rispettivi Paesi. Per far capire anche ai più deboli di comprendonio che aria tirerà nei prossimi anni nel Belpaese, il nostro nuovo Ministro dell’Interno ha già rilasciato dichiarazioni di un certo peso, come per esempio che per gli immigrati “è finita la pacchia”.

Luigi Di Maio è un giovanotto nullafacente che a stento riesce a padroneggiare la lingua italiana, figuriamoci come se la può cavare con il Ministero del Lavoro, accorpato per l’occasione allo Sviluppo Economico e alle Politiche Sociali. Se poi aggiungiamo che l’asse portante della politica economica del suo partito di riferimento è il reddito di cittadinanza, cioè pagare chi non lavora, e che il mantra del fondatore del “Movimento” è la decrescita, possiamo solo immaginare che sviluppo ci attende: assistenzialismo spinto, disoccupazione in crescita, aumento esponenziale del lavoro nero. D’altro canto che ne può sapere di lavoro uno che non ha mai lavorato in vita sua?

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze è, grazie all’intervento di quel sant’uomo del Capo dello Stato Sergio Mattarella, il professore Giovanni Tria, un tecnico di area liberal-conservatore. Bisogna sperare che non sia anch’egli un burattino e che non presti ascolto alle fregole ‘sovraniste’ dei due Vicepresidenti del Consiglio, il cui sogno proibito è ridurre la nostra economia in condizioni simili a quella del Venezuela. Purtroppo colui che questi due avrebbero voluto come Ministro dell’Economia è rimasto nella compagine governativa, ma un po’ più defilato, ovvero come Ministro degli Affari Europei: trattasi di Paolo Savona, arzillo ottantaduenne già boiardo di Stato ma ultimamente folgorato sulla via dell’anti-europeismo, tanto da aver teorizzato un cosiddetto “piano B” per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica, da fare di nascosto e velocemente per evitare che gli italiani riescano a mettere in salvo i loro risparmi. Un vero politico che fa gli interessi del suo Paese, non c’è che dire. D’altro canto, Salvini e Di Maio continuano a dire che l’uscita dall’euro non è nel programma e non è mai stata tra i loro obiettivi. In effetti, gli archivi fotografici lo testimoniano ampiamente.

Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è il bravo Enzo Moavero Milanesi, brillante giurista e avvocato con un’ampia esperienza sia in sede comunitaria e nazionale, già ministro nei Governi Monti e Letta. Il suo compito sarà, prevedibilmente, limitare i danni fatti dai suoi compagni di viaggio: gli va riconosciuto un notevole coraggio nell’aver accettato l’incarico visti i presupposti.

Il Ministro della Giustizia è un grillino che più manettaro non si può: trattasi di Alfonso Bonafede, incarnazione pura e cristallina dell’invasato che ripete gli slogan del “Movimento” a pappagallo. I grulli sono entusiasti e fanno girare per la rete dei meme in cui si vagheggiano provvedimenti apocalittici contro il Caimano: molto probabile, visto che il loro governo è comandato a bacchetta dal principale alleato del Cavaliere.

Il Ministro della Difesa è la grillina Elisabetta Trenta: già consigliere della Farnesina, vanta esperienze in Iraq e in Libano. Personaggio defilato e poco noto, il che non è necessariamente un male vista la natura dei ‘movimentisti’ più esposti, è oggetto di polemica per essere tra i manager della società SudGest, che ha impiegato in passato diversi contractor con finalità non sempre chiare.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è il celebre grillino Danilo Toninelli, tra i pasdaran più televisivamente presenti del “Movimento”. Sarà divertente scoprire come farà a mantenere le promesse visto che il suo settore è tra i più frequentati dalla retorica pseudo-ecologista grillina: il blocco di tutte le “grandi opere” sarebbe un disastro dal punto di vista economico e occupazionale. Se non altro la prosopopea del personaggio è talmente ridicola da regalare a noi cinici tanti momenti di sano divertimento: basti guardare la foto che dovrebbe mostrare la “massima concentrazione” del Toninelli. Uuuuh!

Il nuovo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali è il leghista Gian Marco Centinaio. Come è tipico del suo partito, trattasi di una personcina fine ed elegante, che si muove sempre in punta di fioretto. Basti dire che la mail per contattarlo è terronsgohome@yahoo.it, e che durante una discussione parlamentare sullo ius soli, a cui ovviamente era ferocemente contrario, apostrofò il Presidente del Senato Pietro Grasso con l’epiteto “terrone di merda”. La cosa buffa, si fa per dire, è che quando questo figuro era vicesindaco di Pavia i grillini denunciarono pubblicamente i suoi legami con Forza Nuova: ma ora qualcosa dev’essere cambiato.

Il nuovo Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è il tecnico di area grillina Sergio Costa. Già comandante dei Carabinieri Forestali in Regione Campania, ebbe un ruolo di primo piano nell’inchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti nella cosiddetta “Terra dei fuochi”. Può sembrare l’uomo giusto al posto giusto: purtroppo però tocca dire che combatté duramente contro la riforma del Ministro Marianna Madia che accorpò la Forestale alle altre Armi per cercare di ridurre gli sprechi. Quello doveva essere solo un primo passo: i Forestali in Italia sono letteralmente un buco nero della finanza pubblica (basti pensare che nella sola Calabria ci sono più Forestali che in tutto il Canada).

Il nuovo Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca è il tecnico di area Lega Marco Bussetti. Trattasi di un insegnante di educazione fisica laureato in Scienze Motorie: potrebbe essere considerato un passo avanti rispetto a Valeria Fedeli, che non era nemmeno diplomata, ma la Fedeli era, almeno, un esponente progressista di lungo corso. Vedremo se Bussetti ha qualche asso nella manica.

Il nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo è il grillino Alberto Bonisoli. Bocconiano, direttore della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, è essenzialmente un manager: cosa che ha fatto storcere il naso anche a fiancheggiatori del grillismo come lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che forse avrebbe preferito se stesso in questo ruolo. D’altro canto finché i Beni Culturali verranno considerati come legati a doppio filo al Turismo difficilmente avremo una loro gestione che prescinda dal loro essere visti anzitutto come fonte di reddito.

Il nuovo Ministro della Salute è la grillina Giulia Grillo. E qui c’è veramente da allarmarsi, dato che questa tizia pur essendo laureata in medicina è portabandiera di un oscurantismo anti-scientifico da far accapponare la pelle. Pur dichiarandosi “favorevole ai vaccini”, cosa che in seno a quell’accolita di apprendisti stregoni che sono i suoi compagni di partito non è affatto scontata, la Grillo si dice contraria all’obbligatorietà sancita dal decreto Lorenzin: che tradotto in italiano vuol dire che secondo il nostro nuovo Ministro della Salute i bambini possono tranquillamente crepare se hanno genitori scemi (o se è scemo il genitore di un loro amichetto, nel caso dei bambini che devono contare sull’immunità di gregge per sopravvivere). E non è tutto: anni fa la prode Grillo si bevve tutta d’un fiato la bufala secondo cui la grande ricercatrice Ilaria Capua, a suo tempo Deputata di Scelta Civica e nel frattempo giustamente emigrata negli Stati Uniti, avrebbe “trafficato virus” per “vendere vaccini”. Aspettiamo un provvedimento urgente contro le scie chimiche.

Ministro dei Rapporti col Parlamento e democrazia diretta è il grillino Riccardo Fraccaro. Se non facesse piangere, farebbe ridere il fatto che ci sia un ministro della “democrazia diretta”, visto che l’Italia è una democrazia rappresentativa. È un po’ come se avessimo un ministro della monarchia o della tirannide. Basterebbe questo per rendersi conto della carica eversiva di questo Governo.

Ministro della Pubblica Amministrazione è Giulia Bongiorno. Entrata in Parlamento nel 2006 con Alleanza Nazionale, è poi transitata nel PdL e infine nella Lega. Celebre per aver difeso Andreotti nel processo per mafia e per aver urlato al mondo che il suo cliente era stato assolto quando invece era stato prescritto, unisce alla vicinanza con la destra l’affinità con battaglie più squisitamente progressiste, per esempio per l’ampliamento dei diritti civili delle coppie omosessuali. Sarà interessante scoprire come il suo orientamento garantista riuscirà a convivere con le pulsioni manettare dei leghisti e dei grillini.

Nuovo Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie è la leghista Erika Stefani. È senza dubbio l’uomo giusto al posto giusto: proveniente dalla Liga Veneta, va annoverata tra i più invasati sostenitori dell’autonomia della sua regione, tanto che dopo la sua nomina ha fatto subito riferimento al demenziale referendum sul tema tenutosi lo scorso 22 ottobre. Praticamente è rimasta ferma ai tempi di “Roma ladrona”: qualcuno dovrebbe spiegarle che nel frattempo il suo partito nazionale si è alleato con i rappresentanti dell’assistenzialismo meridionalista più spinto.

A tal proposito, il nuovo Governo annovera anche un Ministro per il Sud: trattasi della grillina Barbara Lezzi. Tra le più adorabili gaffeur del suo partito, è salita agli onori delle cronache per aver spiegato, la scorsa estate, che l’aumento del PIL sotto il Governo Gentiloni era dovuto al fatto che era tanto caldo e quindi si accendevano più condizionatori. Cosa controbattere a una così? È la tattica dello scudo umano: mando avanti una palesemente ritardata così nessuno avrà il coraggio di contraddirla.

Infine, nuovo Ministro per la Famiglia e la Disabilità (già il nome del Ministero dovrebbe mettere in allarme) è quel bel figuro di nome Lorenzo Fontana. Simpatizzante di Forza Nuova e oscurantista ai limiti dell’immaginabile, al suo confronto Alfano è il novello Voltaire. Antiabortista, omofobo, razzista, putiniano di ferro: non gli manca proprio niente. Si definisce un “crociato” che combatte contro le unioni civili e contro l’educazione sessuale, ma anche contro l’immigrazione, che insieme ai matrimoni gay e alla “teoria gender” mirano a “cancellare il popolo italiano” e le sue “tradizioni”. In un Paese civile uno così sarebbe in cura già da anni, noi lo nominiamo Ministro. Naturalmente ha anche fatto più volte la dichiarazione omofoba per eccellenza: “ho tanti amici gay”. Verrebbe da dire che i gay hanno proprio amici di merda.

La riflessione conclusiva che mi sento di fare è la seguente: il Governo più autoritario della storia della Repubblica è nato anche con i voti di tanti sedicenti elettori “di sinistra”, delusi dalla rappresentanza tradizionale e migrati verso la supposta post-ideologia incarnata dal Grillismo. Da anni e anni io e tanti altri urliamo al vento che la post-ideologia non esiste e che è semplicemente un ‘vestito’ della destra più becera e antidemocratica. Ora, se non altro, la cosa è davanti agli occhi di tutti. Quello su cui dobbiamo interrogarci è: quanto è debole il nostro progressismo se basta la sciocca propaganda ‘gentista’ a farci deragliare verso l’autoritarismo? Tra i miei conoscenti “di sinistra” che hanno votato i 5 Stelle nessuno ha ancora fatto autocritica. Anzi, l’autocritica viene ancora adesso chiesta al Partito Democratico, la cui squadra di Governo al confronto di quella appena descritta è una Ferrari messa di fianco a un triciclo senza ruote. Invece di chiedervi compulsivamente dov’è il PD o cos’ha fatto il PD, chiedetevi dove siete voi adesso e cosa avete fatto alle ultime elezioni.


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