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L’identitarismo è inazione

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July 6, 2021 by Mosè Viero

L’Italia ha un grosso problema di omofobia: se a provarlo non bastano i tanti episodi di violenza fisica e psicologica riportati dai media, è sufficiente farsi un giro in qualunque bar di provincia e ascoltare i discorsi dell’avventore medio per rendersene conto. È dunque un’ottima notizia che il Parlamento stia discutendo una proposta di legge che introduce una aggravante specifica alle aggressioni omofobiche, di fatto equiparandole a quelle motivate da razzismo e discriminazione religiosa: è il famoso DDL Zan, dal nome del suo primo firmatario, il deputato del PD Alessandro Zan.

Il testo è già stato approvato alla Camera ed è in procinto di essere votato dal Senato. In quest’ultimo, però, non è detto che il DDL passi: molto probabilmente verrà richiesto il voto a scrutinio segreto, ed è altamente probabile che qualcuno, anche tra i partiti che nominalmente sostengono la Legge, si tirerà indietro. Da questo nasce la proposta avanzata da Italia Viva e che sta facendo molto discutere: per non rischiare che la legge venga affossata, che si torni al DDL Scalfarotto, già proposto nel 2018 ma mai formalmente discusso dalle Camere. Anche il DDL a firma del deputato oggi renziano prevede lo stesso inasprimento delle pene di cui sopra: ma non include tutta una serie di altre istanze presenti nel DDL Zan e motivo principale del rischio di non approvazione del medesimo. Per esempio, il DDL Zan al primo articolo definisce il concetto di identità di genere; all’articolo 4 si occupa di libertà di espressione (inopinatamente, mi verrebbe da dire, essendo quest’ultima già tutelata dalla Costituzione); all’articolo 7 istituisce una Giornata nazionale contro l’omofobia, da celebrare anche nelle scuole.

Potremmo dire che il DDL Zan non si limita a prevedere l’aggravante omofobica per le aggressioni, ma che tenta di affrontare il tema da più punti e con una prospettiva più ampia, in modo a mio avviso talvolta condivisibile e talvolta un po’ maldestro.

Ma il punto non è tanto questo. Facciamo finta che il DDL Zan sia perfetto e che il DDL Scalfarotto sia, rispetto al primo, più limitato e meno efficace. La domanda è: meglio un DDL Zan respinto e quindi un percorso futuro lunghissimo per riproporre in discussione l’aggravante omofobica o meglio solo l’aggravante omofobica ma maledettamente e subito?

Purtroppo i mezzi di informazione, che quando c’è da attaccare il Rignanese non mostrano remore né deontologia, non aiutano: in questi giorni è tutto un leggere che sarebbe in atto da parte di Renzi il tentativo di affossare la legge, probabilmente in accordo con la bieca destra reazionaria e clericale. Eppure, Renzi è colui che ha portato a casa, dopo decenni di melina da parte della vera sinistra, la Legge sulle Unioni Civili: ora la madrina di questa legge, la senatrice del PD Monica Cirinnà, paragona Renzi a Orbàn, l’autocrate ungherese omofobo e amico di Salvini. Com’è possibile, tenendo conto che senza Renzi la Cirinnà starebbe ancora lottando per far approvare la ‘sua’ legge?

La risposta è molto semplice. A gran parte dei politici e degli elettori di sinistra non interessa approvare leggi, bensì affermare una propria identità. Lo dice apertamente, senza alcuna remora, lo stesso promotore della Legge attualmente oggetto di dibattito, Alessandro Zan, che in una intervista afferma: “Andiamo in aula e incrociamo le dita”. Secondo questo novello Machiavelli, dunque, l’aggravante che la ‘sua’ legge dovrebbe istituire e che potrebbe, se approvata, salvare la vita a centinaia di omosessuali va buttata in pasto al gioco parlamentare senza alcun accordo, alcun compromesso, alcuna strategia. Anzi, chi propone strategie, accordi e compromessi viene subito bollato come uno che scende a patti col nemico.

Perché, evidentemente, per Zan è più importante mantenere l’integrità delle sue posizioni che non proteggere gli omosessuali dall’omofobia dominante. È lo stesso film che abbiamo visto in occasione del dibattito sulla Legge per le Unioni Civili: la vera sinistra anche in quell’occasione avrebbe preferito mandare tutto a monte pur di non espungere dal testo della legge la stepchild adoption, il suo punto più controverso. Sarebbe stato meglio avere anche la stepchild adoption? In quel caso sì, senza ombra di dubbio. Ma io sono contento che ci sia la legge sulle Unioni Civili.

La logica del “tutto o niente” che spesso caratterizza le posizioni dei cosiddetti progressisti è la più palese incarnazione dell’assurdità a cui porta la concezione della politica come puro e semplice identitarismo. È una spirale senza uscita: chi si fa portatore di istanze radicali e aggressive appare all’elettore come giusto e incorrotto. Poco importa che quelle istanze non si traducano mai in un vero cambiamento: ciò che conta è scatenare gli entusiasmi delle masse (e oggi anche dei social e degli influencer), perché in fondo è quello che porta voti. In questo modo, una classe politica totalmente inefficiente riproduce eternamente se stessa, sostenuta da elettori che si sentono in pace con se stessi e col mondo perché non si sono dovuti compromettere. Se qualcuno non avesse ignorato questa logica ieri, oggi i gay non potrebbero unirsi legalmente; se qualcuno non ignorerà questa logica oggi, domani nessuna aggravante proteggerà i gay dalle aggressioni omofobe. Cos’è più importante: proteggere la mia/nostra integrità morale o agire per proteggere le minoranze adesso?


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