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La stupidità al potere

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November 9, 2016 by Mosè Viero

america

Tre sono le riflessioni che, d’istinto, mi sento di fare sullo scioccante risultato delle presidenziali americane.

Punto primo. Non bisogna mai e poi mai diffondere ottimismo sulla base dei sondaggi. Dare per scontata la vittoria di Hillary ha significato concedere a molti progressisti pro-Sanders o semplicemente a molti democratici non esattamente entusiasti del loro candidato il lusso di non andare a votare. Dovremmo ben sapere qui in Italia che i sondaggi elettorali molto spesso sottostimano i candidati più impresentabili. Votare per uno come Trump (o per uno come Berlusconi) è una cosa inconfessabile: si fa ma non si dice. È come se facessimo un sondaggio per sapere che percentuale di persone molesterebbe un minore se ne avesse la possibilità: è ovvio che tutti risponderanno che non lo farebbero mai.

Punto secondo. La responsabilità di questo evento tragico non riposa, come ci piacerebbe pensare, solo sulle spalle dei poveri di spirito che vivono nelle praterie e che di lavoro accudiscono mandrie di bufali: riposa anche e soprattutto sulle spalle degli intellettualoidi da strapazzo che concepiscono il progressismo come critica spietata all’establishment, qualunque esso sia. Mentre Trump faceva quel che faceva e diceva quel che diceva, ci siamo dovuti sorbire ficcanti stilettate sul fatto che Hillary non è sufficientemente “di sinistra”, che ha fatto la guerra, che non ha denunciato l’infedeltà del marito, che è amica dei banchieri eccetera. Si parva licet, è la stessa cosa che è successa alle ultime amministrative veneziane: per bloccare il PD corrotto, abbiamo dato la città al troglodita di turno, il Trump de noantri. Verremo travolti dalle bombe mentre staremo discutendo di che colore dipingere il bunker.

trump

Punto terzo, il più importante. Concentriamoci sui poveri di spirito di cui sopra, dai quali proviene la grande massa dei voti per il nazista dai capelli color salmone. Già fioccano, in rete ma anche sulle pagine di autorevoli giornali, le letture in qualche modo ‘giustificazioniste’. Eh, ma in fondo è il loro modo per criticare il sistema. Eh, ma stiamo parlando di gente disperata. Eh, ma è perché la sinistra si è allontanata dalla gente. Eh, dobbiamo tornare a parlare di povertà e di redistribuzione. Quanto sento frasi del genere bestemmierei, se solo non fossi ateo.

Chiariamo l’equivoco. In democrazia si deve senz’altro dare rappresentanza a tutte le istanze, incluse le più distruttive: ma questo non significa che tutte le istanze vadano in qualche modo sostenute e comprese. Non per nulla la democrazia rappresentativa funziona davvero solo quando prevede meccanismi che rendano i rappresentati dei cretini impossibilitati a nuocere più di tanto, anche se sono in maggioranza. Non è che se la maggioranza fa una scelta stupida, quella scelta acquista improvvisamente un altro valore o un’altra profondità: resta una scelta stupida. Che danneggia, come insegna il mitico Cipolla, sia te che l’hai fatta sia gli altri. Votare Trump per cambiare il sistema o per uscire dalla povertà è pura e semplice idiozia, e chi l’ha fatta non merita alcun rispetto e non può avere alcuna giustificazione. Essere stupidi non è un diritto: è una disgrazia. Se sei un cretino il resto del mondo non deve assecondarti: deve semmai farti vergognare per quel che sei e per quel che fai. Un partito progressista serio fa la sua seria politica progressista e cerca di raccontarla bene per poter avere più appoggio possibile: ma non deve mai e poi mai abbassarsi al livello di chi è disposto a votare un razzista-omofobo-misogino-incompetente-pazzo per cercare di carpirne il consenso. Che poi è quanto ha più volte affermato, nelle scorse settimane, quella straordinaria first lady che è stata Michelle Obama: «They go low, we go high». I cretini risulteranno essere la maggioranza dei votanti? In una democrazia rappresentativa è un rischio: sono i meccanismi stessi del sistema che devono rendere questo evento poco probabile o comunque non troppo pericoloso. Da questo punto di vista la vittoria di Trump sarà un ottimo test per verificare la tenuta del “sistema America”.

Per somma cortesia, non venite a spiegarci quanto sia comprensibile e in fondo quasi naturale o perfino saggia questa scelta del popolo americano, perché è stata solo una scelta stupida. Se la stupidità totale e assoluta vi attira o vi sembra in qualche modo comprensibile, fatevi una domanda.


2 comments »

  1. Carlo A. says:

    La democrazia è la vera sconfitta di queste elezioni USA. O meglio, l’idea di democrazia cui ci siamo rassegnati noi occidentali. Non il potere al popolo, non la lotta all’ingiustizia: ma la ricerca del meno peggio, rappresentato in questo caso da Hillary Clinton. Del resto, di democrazie autentiche si sono perse le tracce da tempo. Ci sono state picchi, situazioni circorscritte, isolate, in brevissimi momenti storici, durante i quali la democrazia ha fatto il suo corso. Ma nella maggior parte delle situazioni gli Stati e le società dell’Occidente si sono adeguate al modello british della gloriosa rivoluzione del 1689: una facciata di democrazia, con un capo simbolico che non rappresenta la vera faccia del potere. Come il re inglese, dopo Guglielmo d’Orange, o come il presidente degli stati uniti. Il vero potere ce l’hanno le lobby economiche, che di volta in volta contrattano o cedono parte del potere all’interlocutore politico di turno. A seconda delle condizioni al contorno, questi potentati economici cedono al popolino bue qualcosa che sia più o meno vicino ad un concetto generale di democrazia. In questi anni l’idea stessa di democrazia è stata messa in crisi da ideologie di mercato libero: la libertà di arricchire pochi a spese dei molti. Grazie all’invenzione del “diamo la parola agli esperti”: personale qualificato ben felice di rappresentare “l’efficienza” e “l’innovazione”, ma non sottoposto al controllo del voto popolare – vedi eurotecnocrati o finanzieri delle banche centrali. Questa falsità suona stridente, anche perchè ne risultano portatori non solo i politici di destra, ma anche e soprattutto i cosiddetti “progressisti”; che si sono rivelati negli ultimi vent’anni i più funzionali a questa evoluzione liberista. I cosiddetti populisti, invece, cavalcando il malcontento popolare contro il cosiddetto “establishment”, si sono fatti portatori dell’idea confusa e incerta di chi non crede alle balle della finanza. Ma, come un Laocoonte invischiato nel serpente monetario, il popolo fesso e cieco non riesce a vedere una strada per liberarsi e scappare. E dove, poi ? I comunisti hanno ampiamente mostrato di aver fallito. Altre culture, ad esempio gli arabi, sono refrattari all’eguaglianza in qualsiasi forma, professando una diversificazione fra esseri viventi, che, nella loro visione, dà senso al mondo, ma che risulta intollerabile agli europei. Ecco che arrivano dunque le riscosse populiste, in Francia, in Italia, in Gran Bretagna, mentre il tempo passa e la democrazia non verrà fatta neanche questa volta. Adesso ha vinto Trump, anche negli USA si fa strada questa soluzione, troppo semplificatoria perchè abbia possibilità di funzionare davvero. Chi crede alle soluzioni semplici di problemi complicati sarà contento. Ma si sa che sono sempre illusorie. I problemi complicati hanno sempre soluzioni molto complesse: chi racconta il contrario mente sapendo di aver successo con la maggioranza di fessi. Questa è la colpa principale di chi ha votato Trump, ma non è colpa da poco. Per noi, in fondo, non cambierà molto: la facciata della finta democrazia farà il suo corso, la Storia prosegue tranquilla per la sua strada già segnata.

    • Mosè Viero says:

      Il problema è che la Storia avanza a piccoli passi. Anzi, talvolta procede a passo di gambero, scartando di lato o addirittura facendo passi indietro. Se un movimento deluso dal fatto che il presente non è l’ideale si dedica solo a distruggere il sistema, non è un movimento progressista: quando il sistema cede, difficilmente è per il meglio. La sinistra è in una posizione difficile perché non deve e non può giocare solo a distruggere: in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, però, sono i distruttori ad affascinare il popolino. La sfida è superare questo paradosso, e non è per nulla semplice.

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