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Io non sono innocente

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August 26, 2018 by Mosè Viero

Se il Governo in carica (di fronte al quale ogni nefandezza compiuta negli anni passati sembra la marachella di un bimbo che ruba la marmellata) procede come da programma alla demolizione sistematica dello Stato di diritto e della legalità costituzionale, della solidarietà sociale nonché del benessere economico che i nostri nonni hanno costruito spesso sacrificando la loro vita, cosa fa l’opposizione? Non mi riferisco solamente all’opposizione nel Parlamento o comunque tra i partiti, anche perché l’unica che c’era è stata messa all’angolo da tanta parte di coloro che adesso ne lamentano l’assenza. Mi riferisco anzitutto all’opposizione popolare, di quella fantomatica società civile che tanto piace a un certo tipo di retorica sedicente progressista.

In occasione del referendum costituzionale del 2016 la società civile si mobilitò come non mai: eravamo tutti a rischio di incorrere in una deriva autoritaria. Certo, il fatto che la società civile votasse dalla stessa parte dei fascisti magari un dubbio doveva farlo venire, ma d’altro canto destra e sinistra non sono forse concetti superati? Sarà forse per questo che oggi i costituzionalisti pronti a difendere lancia in resta la carta “più bella del mondo” sono improvvisamente afoni. Cosa vuoi che sia il fatto che un Esecutivo agisca al di fuori della Legge e della Costituzione, che un Ministro chieda ai giudici del suo Paese di arrestarlo (per il momento è indagato, è il primo passo), che un Governo tenga in ostaggio 177 persone più una quarantina di membri della Marina Militare, e che i responsabili dell’economia lavorino per far fallire il Paese che dovrebbero gestire? Tutte sciocchezzuole rispetto al rischio che abbiamo corso il 4 dicembre 2016 e che è stato fortunatamente sventato.

Spiace dirlo, ma a portare il Fascismo al potere nell’anno 2018 è stata proprio la società civile, o più in generale l’attivismo para-pseudo-progressista di chi ucciderebbe sua madre per dimostrare di essere più a sinistra di qualcun altro. E spiace ancora di più dire che liberarsi di questo attivismo suicida per tanti sembra complicato anche adesso, quando è chiaro e lampante di che natura è il Governo del cambiamento.

Non che prima fosse poco chiara la natura del grillismo e di tutta la galassia della sinistra militante in senso ‘antagonista’. D’altro canto il qui presente sottoscritto non ha esattamente il curriculum limpidissimo. Certo, il 4 dicembre 2016 votai coi progressisti e non coi fascisti, e il 4 marzo 2018 votai contro la vera deriva autoritaria che stiamo sperimentando in queste ore. Ma la mia militanza passata è, se la guardo con l’occhio del senno di poi, una sequela di scelte tremendamente sbagliate intervallate solo occasionalmente da qualche scelta azzeccata.

Potremmo ricondurre la scelleratezza delle posizioni para-pseudo-progressiste a tre grandi insiemi.
1. La vocazione al radicalismo
Come accennavamo sopra, a chi è di sinistra piace l’ideologia dura e pura. Che generalmente è un bene, ma non se porta a prescindere completamente dal dato reale o a passare l’esistenza a dibattere su chi è più duro e puro di chi. Il candidato del più importante partito progressista non ti piace perché è troppo poco di sinistra, si veste male o ha un fastidioso accento fiorentino? Sticazzi. Se sei progressista e dall’altra parte ci sono i fascisti, devi votare per lui. Quanti voti ho dato in passato a forze politiche di sinistra dura e pura che non solo non hanno mai concluso niente, ma talvolta hanno anche aperto la strada a Governi reazionari? Tante, troppe volte.
2. La tendenza alla semplificazione
Noi siamo i buoni, loro i cattivi. Se voti qualcosa insieme alla destra, sei un intrallazzatore, un inciucista. Al suono di questi assiomi da bambino delle elementari ritardato, abbiamo messo i bastoni tra le ruote a chiunque abbia tentato un qualche tipo di rinnovamento o di azione proiettiva: dato che è solo sporcandosi le mani che si può fare qualcosa di concreto. Quante volte ho applaudito come un beota Travaglio che mi spiega che il più grande peccato che possa fare un politico è stringere la mano a un inquisito? Tante, troppe volte.
3. L’astio verso la meritocrazia, le libertà economiche, le grandi opere
Gli uomini nascono uguali, ergo dobbiamo tutti avere le stesse possibilità. Fin qui tutto bene: peccato che molti sinistrorsi facciano un passo in più e pretendano per tutti non le stesse possibilità, ma le stesse condizioni, lo stesso tenore di vita. Perché concepiscono qualunque arricchimento come una rapina: mentre a volte l’arricchimento è solo il frutto di duro lavoro o di grande talento. La società migliora solo se dà modo al lavoro e al talento di fare i suoi frutti dispiegandosi in libertà: l’assistenzialismo generalizzato provoca stagnazione, pigrizia, povertà. Perché a un progressista dovrebbe far schifo il benessere? Non è forse col benessere che aumentano la secolarizzazione, il pensiero razionale, i diritti civili? Quante volte in passato ho accarezzato l’idea dello Stato-badante che risolve tutti i problemi tenendo a bada quei cattivoni che sono i “padroni”? Quante volte ho manifestato contro i tagli alle pensioni, le grandi opere, la libertà del lavoro? Tante, troppe volte.

Potremmo dire che il sottoscritto pur essendo un nemico acerrimo del Governo in carica ha, in passato, lavorato alacremente per preparare le condizioni affinché il suddetto Governo potesse insediarsi. Davvero in pochi, a sinistra, possono dirsi immacolati e totalmente immuni al gentismo: e l’attuale dirigenza del maggior partito di sinistra è peraltro la plastica testimonianza del fatto che il gentismo da quelle parti piace ancora, anche di fronte alla tragicità dei fatti e delle prese di posizione delle ultime settimane.

Se vogliamo dare un senso a queste ore di indignazione, di rabbia e di profonda frustrazione, proviamo a partire da qui. Un progressismo che sia radicalmente alternativo all’autoritarismo para-fascista deve essere un progressismo unitarioamante della complessità liberale. Tertium non datur: se vuoi un progressismo scissionista, manicheo e statalista, sappi che stai solo preparando la strada che poi percorreranno le truppe dell’autoritarismo.


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