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Il populismo di sinistra

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April 24, 2018 by Mosè Viero

Il dibattito scatenato dall’Amaca di Michele Serra dedicata al bullismo contro gli insegnanti è la prova lampante di quanto l’essere di sinistra sia oggi il concetto forse più equivocato in assoluto.

Ecco il pezzo che ha provocato la sollevazione dei sinistrorsi a loro insaputa:

L’articolo sviluppa un concetto che dovrebbe essere pane quotidiano per chiunque abbia un orientamento progressista. I ceti popolari hanno spesso a disposizione meno strumenti non solo a livello meramente economico, ma anche a livello culturale: e questo non fa che perpetuare il loro stato di subalternità. Chi si descrive come vicino ai ceti popolari perché fa proprio il loro linguaggio, non è altro, in realtà, che una stampella del più becero classismo.

Tutto questo è talmente vero che potremmo anche dire che è quasi ovvio e scontato. Lo stesso autore, peraltro, ha deciso di rispondere alle polemiche chiarendo l’ovvietà ai più duri di comprendonio. Ma non c’è verso: per tanta gente che si crede di sinistra, essere di sinistra è una faccenda puramente estetica e sentimentale, e quindi quasi puramente lessicale. Si è di sinistra non se si lotta per l’interesse delle classi subalterne, ma se di queste ultime si condividono gesti, linguaggi, stile di vita. Il sinistrorso, secondo alcuni, è il fan delle classi popolari: e non un fan qualunque, ma il fan più ottuso, quello con cui è impossibile discutere, quello disposto a difendere il proprio beniamino anche quando quest’ultimo si produce nelle performance peggiori (chi segue assiduamente certe star della musica pop sa benissimo di cosa parlo).

Secondo questa idea di sinistra, la militanza prende le forme di un tifo quasi calcistico: chi è di sinistra difende il ‘popolo’ a prescindere, trovando sempre se non una giustificazione al suo comportamento almeno un paragone con un comportamento peggiore esibito dagli ‘avversari’ (nell’esempio di cui sopra: gli studenti degli istituti tecnici sono bulli? E Berlusconi allora, che è ricco e da sempre ignora le regole del vivere civile? Ah beh allora. Come non detto, continuate pure a bullizzare i prof!)

La sinistra che si scandalizza per un articolo come quello qui sopra è la quintessenza di quella che potremmo chiamare la sinistra populista: definizione ossimorica in sé, eppure indispensabile nel descrivere la totale perdita di identità di tanta parte del progressismo moderno. È un populista di sinistra colui che anziché lottare perché il popolo riesca a emanciparsi lotta perché alle degenerazioni cui porta la povertà vengano riconosciuti dignità e valore. È un populista di sinistra, nella fattispecie, colui che rivaluta finanche l’ignoranza, se serve a dar contro alle elite che manovrerebbero l’economia. È un populista di sinistra, alla fine, soprattutto colui che ripete come un mantra l’assioma secondo cui la sinistra ritroverà se stessa solo quando tornerà in mezzo al ‘popolo’.

Magari il populista di sinistra potrebbe provare a chiedersi, mentre ripete il mantra, come mai in mezzo al ‘popolo’ le destre si trovano così bene, e il ‘popolo’ con loro. Forse perché l’ignoranza raramente porta verso il progressismo: più solitamente, l’ignoranza porta verso la reazione, la chiusura, l’autoritarismo.

A me, come a tutti i progressisti veri, l’ignoranza fa schifo. Così come ci fanno schifo tutti i suoi sottoprodotti: bullismo, violenza, maleducazione. Se il ‘popolo’ è questa roba qua, il ‘popolo’ deve farci schifo. E il senso della nostra azione politica deve essere il superamento di tutto questo, non la sua nobilitazione.

Io non lotto perché il borghese ammiri la schiettezza delle classi popolari come l’esploratore del Settecento si sdilinquiva davanti al buon selvaggio. Io lotto perché la classe popolare e quella borghese diventino indistinguibili, o almeno perché le differenze tra le classi siano sempre meno, non sempre di più. Perché alla fine chi è orgoglioso della propria appartenenza di classe è sempre un classista: sia egli povero o ricco, colto o ignorante.


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