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Il Governo dell’alternativa impossibile

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September 5, 2019 by Mosè Viero

Oggi è contemporaneamente un buon giorno e un cattivo giorno. È un buon giorno perché abbiamo un nuovo Governo privo delle tossine più scopertamente nazionaliste e (s)fasciste che ammorbavano quello precedente; è un cattivo giorno perché la responsabilità di far schivare al Paese la catastrofe a cui sarebbe andato incontro con le elezioni anticipate è ora tutta sulle spalle del Partito Democratico, il principale partito anti-nazionalista, la cui convivenza con i populisti del Movimento 5 Stelle si risolverà probabilmente in un progressivo snaturamento della propria identità e della propria proposta.

La compagine governativa riflette l’assurdità della temporanea alleanza, dato che alterna nomi improponibili con altri degnissimi, la cui presenza è nefasta perché rischia di ‘bruciarli’ per il futuro. Ma vediamo il carrello portata per portata.

Il Presidente del Consiglio è il redivivo Giuseppe Conte, inopinatamente assurto a incarnazione del moderatismo e della temperanza dopo aver appoggiato nei mesi scorsi le peggiori porcherie promosse dalla Lega. Anche se sottolinea in ogni occasione il suo essere super partes, Conte è in realtà la faccia presentabile del grillismo: ignorante ma non quanto la Castelli, incompetente ma non quanto Toninelli, privo di spina dorsale ma non quanto Di Maio. La sua ‘blastata’ a Salvini in Senato ci ha galvanizzato tutti quanti, ma non dimentichiamo che stiamo comunque parlando di quello che nel suo discorso di insediamento ha proposto di togliere le sanzioni alla Russia, che nelle interviste televisive sventola il santino di Padre Pio, e che afferma serenamente di essere “equidistante” tra garantismo e giustizialismo. Con un premier così, cosa potrà mai andare storto?

La nullità nota al mondo come Luigi Di Maio è il nuovo Ministro degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. Quale posizione migliore per uno che voleva allearsi con i Gilet Gialli, che confonde il Cile col Venezuela e che chiama il presidente cinese Mister Ping? Qualche commentatore afferma che “Giggino” farà meno danni agli Esteri che non al Lavoro: può essere. Quello che personalmente mi fa venire la pelle d’oca appena sento questo figuro aprire bocca non è tanto la sua palese e assoluta incompetenza, quanto il fatto che non si vergogna a ricoprire le cariche che ricopre. Più che la mancanza di capacità, a farmi paura è la mancanza di pudore.

Il nuovo Ministro dell’Interno è l’ex prefetto di Venezia e Milano Luciana Lamorgese. Non ci poteva essere una scelta maggiormente all’insegna della discontinuità: dopo il bulletto avvinazzato e fancazzista, un sobrio servitore dello Stato. Io a questa donna voglio già tanto bene.

Come Ministro della Giustizia è ahinoi confermato il grillino Alfonso Bonafede. Il legalitarismo manettaro del M5S, agli antipodi dell’idea di Giustizia veicolata dalla nostra Costituzione, è plasticamente rappresentato dalle uscite di questo figuro, che vorrebbe abolire la prescrizione, che sulle ONG che salvano i migranti era più fascista di Salvini e che in occasione dell’arresto di Cesare Battisti ha messo in piedi con i soldi dei contribuenti una sceneggiata che neanche nelle Repubbliche delle Banane. Su questo ambito fondamentale, purtroppo, nessuna discontinuità.

Il nuovo Ministro della Difesa è Lorenzo Guerini, piddino già seguace di Matteo Renzi e proveniente dalla Margherita. Pare una persona per bene: occorrerà aspettare per verificarne l’azione.

Il nuovo Ministro dell’Economia e delle Finanze è il piddino Roberto Gualtieri. Non è un economista bensì uno storico; nelle ultime ore impazza nel web un filmato di lui che canta “Bella Ciao” accompagnandosi con la chitarra. In questa casella sarebbe forse stato meglio un tecnico cazzuto, tipo un Cottarelli: ma visti i tempi l’importante è che non ci sia un pazzoide con fregole anti-europeiste. Questo rischio direi che per il momento è scampato.

Il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, che nel Governo precedente era accorpato al Lavoro, è il grillino Stefano Patuanelli. Si passa dunque da Di Maio a un Di Maio meno famoso, ergo non cambia assolutamente niente. Anche perché come Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali dobbiamo sorbirci un altro grillino, tale Nunzia Catalfo. Ci toccherà tenerci quella rapina a mano armata contro i volenterosi, gli onesti e i competenti noto come “reddito di cittadinanza”. In effetti, noi che ci spacchiamo la schiena lo facciamo proprio per questo: per permettere ai fancazzisti di stare stravaccati sul divano e per permettere agli evasori di lavorare in nero. Come ciliegina sulla torta, la Nunzia è anche una che vorrebbe uscire dall’euro. Giusto: che ce ne facciamo dei soldi nel mondo del post-lavoro?

Nuovo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali è la bravissima Teresa Bellanova. Energica, combattiva, da sempre dalla parte giusta, cioè quella dei lavoratori sfruttati (per davvero però: perché a sentire i sindacati sembra che Amazon sia paragonabile agli schiavisti dell’epoca coloniale). Nel mio Governo ideale, la Bellanova dovrebbe essere Ministro del Lavoro.

Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare è il riconfermato Sergio Costa, indipendente e già Generale dei Carabinieri. Detentore di profilo bassissimo durante il Governo Conte I, è probabile che continui sulla stessa lunghezza d’onda: peccato perché l’importanza del settore richiederebbe una figura più carismatica e anche dotata di idee più chiare e più ‘violentemente’ innovatrici.

Nuovo Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è il Vicesegretario del Partito Democratico Paola De Micheli. Pur non essendo vicinissima alle mie posizioni, questa simpatica signora, peraltro protagonista delle trattative che hanno portato alla nascita del nuovo Governo, è sobria, onestamente entusiasta e di formazione politica solida e ‘antica’. Ha tutte le carte in regola per fare bene: soprattutto tenendo conto che viene dopo Toninelli.

Il nuovo Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca è il grillino Lorenzo Fioramonti. Quale posizione migliore per chi milita in un partito il cui motto è “uno vale uno”? Infatti il nostro si è già prodigato in dichiarazioni di un certo livello, tipo quelle riportate qui sotto. La nostra scuola, che sforna a pieno regime orde di analfabeti funzionali purtroppo con diritto di voto, sarebbe “troppo competitiva”. Se vi sembrano scemi i giovani di adesso, è solo perché non avete visto quelli che ci saranno tra vent’anni.

Il nuovo (si fa per dire) Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo è il piddino Dario Franceschini, che già ebbe lo stesso ruolo nei Governi Renzi e Gentiloni. Franceschini è il re dei trasformisti e all’interno del suo frazionatissimo partito cambia casacca in base alla corrente più in auge: renziano quando comandava Renzi, si è subito scoperto anti-renziano e fautore di una immediata alleanza con i Grillini dopo le ultime elezioni politiche. La sua riforma delle Soprintendenze ha causato più di un malumore tra chi lavora nel settore: sarà interessante vedere se tenterà di portarla avanti anche dopo che il suo predecessore Bonisoli si era impegnato a smantellarla.

Il nuovo Ministro della Salute è Roberto Speranza, l’unico esponente di Liberi e Uguali ad aver ottenuto una poltrona nel nuovo Governo. Quando era nel PD, Speranza era la principale spina nel fianco di Renzi: la sua uscita dal partito, assieme a Pierluigi Bersani, fu una vera e propria liberazione per chi, come il sottoscritto, assisteva esterrefatto alle macchinazioni di chi si occupava più del suo nemico interno che non di quelli esterni, che non erano (e non sono) esattamente inoffensivi. Il mio giudizio su questo ragazzo resta anche oggi decisamente negativo, ma vedremo cosa riuscirà a combinare nel suo nuovo ruolo.

I Ministeri minori, quelli cosiddetti “senza portafoglio”, sono anch’essi più o meno equamente distribuiti tra i due neoalleati di Governo: ai Rapporti con il Parlamento c’è il grillino Federico d’Incà, che se non altro ha alle spalle una solida carriera come informatico e consigliere economico; al nuovo Ministero della Innovazione Tecnologica c’è la grillina Paola Pisano, docente universitaria; alla Pubblica Amministrazione c’è la giovane grillina Fabiana Dadone; agli Affari Regionali c’è il piddino anti-renziano Francesco Boccia; al Ministero per il Sud c’è il piddino Giuseppe Provenzano, già membro della giunta Crocetta in Sicilia; alle Politiche Giovanili e Sport c’è il grillino ex-verde ed ex-Udeur Vincenzo Spadafora; alle Pari Opportunità e alla Famiglia c’è la piddina renziana Elena Bonetti, da sempre a fianco delle lotte per i diritti e quindi in netta discontinuità con Pillon e con Fontana; agli Affari Europei c’è il piddino Vincenzo Amendola.

Non si può dire molto se non che questo è chiaramente un Governo improprio e innaturale, figlio della necessità del momento. I due neoalleati hanno idee diverse su quasi tutto e hanno soprattutto due modi opposti di intendere l’attività politica e la rappresentanza. Lo smarrimento, da entrambe le parti, è pienamente comprensibile. D’altro canto, l’alternativa era un voto anticipato che avrebbe con ogni probabilità consegnato il Paese al nazionalismo e portato a una crisi economica devastante, con probabile uscita dell’Italia dall’eurozona e conseguente dissoluzione di quest’ultima. Se la politica è l’arte del possibile, questo Governo è il migliore che si potesse avere in questa precisa congiuntura.

E per questa forse temporanea ma non per questo meno benvenuta sconfitta del peggior sovranismo va ringraziato anzitutto Matteo Renzi, che con la sua spregiudicata giravolta, da “senza di me” a “governo con i grillini subito” ha mandato all’aria i piani dell’altro Matteo. I commentatori, in larga parte ostili al rignanese, danno il merito dell’operazione alternativamente a Grillo, che nel M5S ormai conta come il 2 di picche, o a Zingaretti, che, al contrario, era entusiasta di andare al voto quanto se non più di Salvini, così da liberarsi dei parlamentari renziani. La spregiudicatezza della manovra di Renzi potrà ritorcerglisi contro, e in rete non mancano suoi ex-sostenitori delusi e amareggiati, attorno ai quali sta cercando di organizzarsi il ‘ribelle’ Calenda. Io penso che aver sottratto a Salvini i “pieni poteri”, con inclusa l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, abbia salvato il nostro immediato futuro. E se devo scegliere tra un immediato futuro di pace, tranquillità e prosperità e un leader democratico dotato di coerenza cristallina, preferisco decisamente la prima opzione.


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