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Elezioni politiche 2018: istruzioni per l’uso

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February 15, 2018 by Mosè Viero

Tra pochi giorni, più precisamente il prossimo 4 marzo, gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento. I mezzi di informazione ci deliziano con cumuli di dibattiti tematici e con imperdibili confronti tra leader, ma ben poco si sente dire riguardo al come si vota. Dice: sai che scoperta, si vota mettendo una X sulla scheda elettorale. In realtà non è così semplice. Per la prima volta, infatti, si userà il sistema elettorale cosiddetto Rosatellum (dal nome del suo ideatore, il Capogruppo PD alla Camera Ettore Rosato), un sistema misto, che non brilla certo per la sua intuitività.

Vediamo di spiegarne il funzionamento in termini semplici. Dire che il sistema elettorale è misto significa dire che è in parte maggioritario uninominale e in parte proporzionale plurinominale. In un sistema maggioritario, i partiti o le coalizioni presentano ciascuno un unico candidato: il candidato che in quel collegio ottiene più voti viene eletto e ottiene il seggio alla Camera o al Senato. Il maggioritario è un sistema semplice e immediato, ma ha il grave difetto di non dare alcuna rappresentanza alle minoranze: basta anche solo un voto in più a uno schieramento e gli altri spariscono. In un sistema proporzionale, invece, le liste raccolgono voti e i seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti ottenuti: quindi tutti ottengono rappresentanza, ma c’è il problema che può diventare difficile stabilire chi ha vinto, soprattutto in un Paese come l’Italia, storicamente propenso alla dispersione del voto. Ecco perché i sistemi elettorali recenti sono quasi sempre, appunto, misti: per cercare di unire il principio della rappresentanza con quello della governabilità.

Scendiamo più nel dettaglio di come funziona il Rosatellum. La Camera dei Deputati ha 630 seggi; 12 vanno ai Deputati eletti all’estero, quindi i Deputati effettivi che eleggeremo in Italia saranno 618. Di questi 618, 232 saranno eletti con il sistema uninominale e 386 con il sistema plurinominale. Il Senato ha 320 seggi; 5 sono per i Senatori a vita e 6 per i Senatori eletti all’estero, quindi i Senatori effettivi che eleggeremo in Italia saranno 309. Di questi 309, 116 saranno eletti con il sistema uninominale e 193 con il sistema plurinominale. In genere si dice, per brevità, che un terzo dei parlamentari sarà eletto con il sistema maggioritario e due terzi con il sistema proporzionale.

Per rendere le cose ancor più complicate, però, non ci verranno consegnate schede separate ma una sola scheda per la Camera e una sola scheda per il Senato (attenzione: quest’ultima verrà consegnata solo a chi ha più di 25 anni). Quindi il voto maggioritario e quello proporzionale sono in un certo senso ‘fusi’ insieme e possono essere espressi entrambi anche con un unico segno.

Ecco un fac simile della scheda elettorale che riceveremo (ripeto: ce ne verranno consegnate due, una per la Camera e una per il Senato).

I vari schieramenti possono essere singoli partiti (quelli con un unico simbolo collegato al nome scritto in alto) o coalizioni (quelli che hanno più simboli collegati al nome scritto in alto). I nomi in alto sono i candidati per la quota maggioritaria, quelli scritti invece di fianco ai simboli dei partiti sono i candidati per quota proporzionale.

I candidati sono diversificati sulla base di circoscrizioni disegnate secondo i confini delle Regioni. Le Regioni più piccole corrispondono a una singola circoscrizione, quelle più grandi sono divise in più circoscrizioni. Ciascuna circoscrizione elegge un numero prestabilito di Deputati e Senatori, secondo uno schema che replica il meccanismo spiegato prima: un terzo circa viene eletto su base maggioritaria, due terzi circa su base proporzionale. Per esempio, il Veneto è diviso in due circoscrizioni (chiamate Veneto1 Veneto2): la prima elegge 8 Deputati con il sistema maggioritario e 12 con il sistema proporzionale, la seconda elegge 11 Deputati con il sistema maggioritario e 19 con il sistema proporzionale, per un totale di 50 Deputati eletti in Veneto. Naturalmente ci si può candidare ovunque, quindi i candidati in Veneto non sono necessariamente veneti (ha fatto scalpore, per esempio, l’annuncio della candidatura di Maria Elena Boschi in Trentino Alto Adige anziché in Toscana). Il Rosatellum prevede che ci si possa candidare sia per la quota maggioritaria sia per quella proporzionale, e per quest’ultima sono anche ammesse le candidature multiple: una stessa persona, dunque, può essere candidata per il maggioritario nella circoscrizione Veneto1 e per il proporzionale in cinque altre differenti circoscrizioni. In caso di vittorie multiple, ha sempre la precedenza il seggio eletto con il sistema maggioritario; le se vittorie multiple sono in più seggi proporzionali, il candidato viene eletto nella circoscrizione in cui la sua lista ha preso il minor numero di voti. Può essere interessante controllare in anticipo chi sono i candidati nella nostra circoscrizione: basterà googlare per trovare informazioni.

Val la pena sottolineare che il Rosatellum prevede una soglia di sbarramento, ma solo per la parte proporzionale. I partiti che non raggiungono almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale, e le coalizioni che non raggiungono almeno il 10 per cento su base nazionale (con almeno un partito al loro interno che raggiunga a sua volta il 3 per cento sempre su base nazionale), non vedranno eletto alcun candidato.

Vediamo concretamente cosa dobbiamo fare una volta entrati in cabina elettorale. Escludendo il lasciare la scheda in bianco o l’annullarla, abbiamo tre possibilità.

1. Possiamo tracciare un’unica croce sul nome del candidato per il sistema maggioritario. Così facendo voteremo per lui e ‘a cascata’ voteremo per i candidati alla quota proporzionale presentati dal suo partito o dalla sua coalizione. Se il candidato è sostenuto da un unico partito, questa unica croce sarà più che sufficiente, dato che si trasferirà anche al partito. Se invece il candidato è sostenuto da una coalizione, il nostro voto si trasferirà ai partiti sottostanti secondo la proporzione di voto ottenuta dai partiti medesimi. In questo caso ha senso mettere un’unica croce sul nome del candidato al maggioritario solamente se non abbiamo nessuna preferenza particolare tra i partiti che lo sostengono: altrimenti ci conviene scegliere anche il partito, tracciando sul suo simbolo una seconda croce.

2. Possiamo tracciare due croci: una sul nome del candidato per il sistema maggioritario e una sul simbolo di uno dei partiti che lo sostiene. In questo modo avremo espresso entrambi i nostri voti: quello per la quota maggioritaria e quello per la quota proporzionale.

3. Possiamo tracciare un’unica croce sul simbolo del nostro partito di riferimento. Anche in questo caso avremo espresso entrambi i nostri voti: al partito per la quota proporzionale e automaticamente anche al candidato che quel partito sostiene per la quota maggioritaria.

Attenzionissima: non è possibile votare per un partito per la quota proporzionale e per un candidato sostenuto da un altro partito per la quota maggioritaria. Non è consentito, cioè, quello che va sotto il nome di voto disgiunto. Se metto una croce sul candidato al maggioritario della coalizione A e poi sul simbolo di un partito della coalizione B, il mio voto sarà annullato.

Ri-attenzionissima: il Rosatellum non implementa le preferenze. Cioè: non posso scrivere il nome del mio candidato preferito né mettere una croce sul suo nome scegliendolo nell’elenco di fianco al simbolo del partito. Quei nomi sono solo un’informazione in più, ma le liste sono bloccate: i nomi che leggete di fianco ai simboli dei partiti sono semplicemente i cosiddetti capilista, cioè coloro che il partito candida come prima preferenza.

Il concetto fondamentale è che potete mettere al massimo due croci sulla scheda: una sul nome di un candidato per la quota maggioritaria e una sul simbolo di uno dei partiti che sostengono quel candidato. Se ne mettete una terza sul nome di un candidato per la quota proporzionale, il vostro voto può essere annullato (ovviamente qui molto dipende dall’elasticità mentale degli scrutatori).

Per finire, molti ignorano che esistono delle regole ulteriori che si applicano solo ai candidati presentati dal Movimento 5 Stelle. Essendo un movimento che basa tutto sulla scelta dal basso, è espressamente richiesto che il loro elettore scriva sulla scheda il nome del candidato a caratteri cubitali. Per garantire il massimo risultato, consigliamo di non usare la matita copiativa consegnata al seggio, facilmente cancellabile, bensì un pennarello indelebile portato da casa. Al fine di promuovere la massima trasparenza, si consiglia anche di firmare la propria scheda, fotografarla e pubblicarla sul blog del Movimento.

Buon voto! 🙂


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