Sanremo 2025: le mie pagelle
6February 12, 2025 by Mosè Viero

La settantacinquesima edizione del Festival di Sanremo vede il ritorno alla direzione artistica e alla conduzione di Carlo Conti, dopo 5 notevoli anni di guida da parte di Amadeus. I cantanti in gara sono 29: dovevano essere 30 ma Emis Killa si è sfilato per problemi di opportunità in seguito a un’indagine.
C’è qualche novità nel regolamento: il televoto è stato ricalibrato per evitare concentrazione su un singolo nome (il problema Geolier dello scorso anno) e la gara delle cover farà classifica a sé e non influenzerà la gara principale. È stata anche reintrodotta la sezione Giovani: le selezioni si sono svolte a dicembre e hanno portato a 4 finalisti, che si sfideranno 2 a 2 a partire da mercoledì sera.
Abbiamo analizzato tutti i brani in gara: scriviamo prima dei BIG e poi dei Giovani. L’ordine dei BIG è quello seguito nella prima serata, l’ordine dei Giovani è casuale.
Buona lettura!
BIG
Gaia – Chiamo io chiami tu

Pop ritmato sbarazzino dal sapore estivo, non troppo lontano da Sesso e samba anche se forse privo dello stesso gancio irresistibile. È piacevole la messa in scena, con un corpo di ballo che riempie per bene il palco: ma non si tratta certo di un pezzo memorabile.
Voto: 5
Francesco Gabbani – Viva la vita

Ballatona con lievissimi accenti blues, arrangiamento ultra-ordinario e testo pieno di good vibes. Considerando il talento e il curriculum della squadra che ci sta dietro, ci verrebbe da prenderli tutti a sberle: Viva la vita è un pezzo banale, dalla costruzione retorica debole, immersa fino al collo dentro quell’ottimismo scialbo, un po’ da oratorio, contro cui Gabbani fortunatamente vinse l’anno in cui arrivò primo dopo Che sia benedetta. Che delusione.
Voto: 4
Rkomi – Il ritmo delle cose

Ballad postmoderna dall’andamento diseguale, con momenti concitati alternati a respiri orchestrali. Il testo è arguto e interessante: si parte dal tema sentimentale, ma si riesce ad andare al di là, verso messaggi di spessore più universale (Quante cose distruggiamo costruendo / è un violento decrescendo). Not bad.
Voto: 7
Noemi – Se t’innamori muori

Dietro questo pezzo c’è lo stesso dream team che realizzò la Brividi che sbancò il Festival nel 2023, ovvero Mahmood, Blanco e Michelangelo. Il risultato però non è all’altezza delle aspettative: Se t’innamori muori è una ballata sentimentale piuttosto ordinaria, un B-side reso interessante solo ed esclusivamente dalla voce graffiante e caratterizzata dell’interprete, più professionale ed elegante che mai.
Voto: 6
Irama – Lentamente

È la classica ballata tamarra à la Irama, ovvero un continuo crescendo cantato con l’enfasi di un Pappalardo sotto steroidi: qualche sprazzo di senso ce lo mette la penna di Blanco, ma di fronte a questo piglio interpretativo alzerebbe bandiera bianca anche la penna di Battiato. È da anni che non capiamo Irama, e la tradizione continua.
Voto: 3
Coma_Cose – Cuoricini

Pop ritmato anni ’80, molto basico armonicamente ma con liriche meno sciocche di quel che sembra, venate da un mood fintamente allegro e vagamente distopico, sullo stile del Ciao ciao de La Rappresentante di Lista. Se la cantasse un purchessia, ci sembrerebbe un’operazione abbastanza vacua: ma loro sono irresistibili e hanno una comunicazione non verbale che aggiunge più di un sostrato alle loro esibizioni.
Voto: 7
Simone Cristicchi – Quando sarai piccola

MAMMA MIA. Pensare che c’è non solo la sprovveduta gente qualunque, ma anche i giornalisti che danno voti alti a questa roba fa davvero perdere qualunque fiducia nel genere umano. Quando sarai piccola è una non-canzone, un polpettone paraculissimo fatto apposta per far commuovere i poveri di spirito la cui formazione letteraria si ferma al volantino del Carrefour. Il suo interprete poi riesce a stonare anche quando parla: ammettiamo che ci vuole del talento. Purtroppo questa squallida indecenza finirà quasi sicuramente sul podio: è il prezzo da pagare a una critica che vuole essere a tutti i costi in sintonia con lo spirito del tempo, anche quando quest’ultimo è completamente sbandato. Aridatece Geolier: cantava in ostrogoto, ma almeno qualche nota la prendeva e il suo testo non sembrava scritto da un bambino di sei anni ritardato.
Voto: 1
Marcella Bella – Pelle diamante

Ha un aspetto da cinquantenne, ma Marcella Bella è, con rispetto parlando, una vecchia signora della musica italiana, con una storia e un curriculum forse fin sottovalutati (Montagne verdi, Nell’aria, Senza un briciolo di testa). Certo, ha cantato anche immonde porcherie (chi se la ricorda Uomo bastardo nel Sanremo 2005?): Pelle diamante è un po’ nel mezzo, con la sua struttura ultra-basica, il suo ritornello catchy che fa un po’ sigla di cartone animato, il suo testo dal didascalismo cringe (ma rispetto a Cristicchi è poesia a ventiquattro carati). La stroncano a destra e a manca, ma a noi tutto sommato sta simpatica e la ascoltiamo volentieri.
Voto: 6
Achille Lauro – Incoscienti giovani

Finalmente questo artista, ingiustamente snobbato dagli intellettualoidi, porta all’Ariston un pezzo cantautorale di una certa caratura, una ballata sentimentale dall’ispirazione credibile e toccante, caratterizzata dalla capacità del suo interprete, per l’approccio ma anche per il sapiente artigianato retorico, di conferire spessore drammatico a liriche del tutto piane e ‘normali’ (Amore mio veramente: ditelo voi e fatemi sapere se ha lo stesso effetto). Il sax in chiusura è poi un tocco di rara eleganza. Bravo Achille.
Voto: 7
Giorgia – La cura per me

Ballata sentimentale classica e moderna al tempo stesso, firmata da quell’asso pigliatutto che è Blanco, in coppia con l’immancabile Michelangelo. L’inciso ha una sua struttura definita ma anche vezzi e scartamenti, sullo stile di Lucio Dalla (La sera dei miracoli): una fattispecie perfetta per la cantante che padroneggia di gran lunga la tecnica vocale meglio di chiunque altro, non solo tra gli artisti in gara. I virtuosismi, che nell’odierno Zeitgeist musicale hanno un ruolo infinitamente minore di quel che avevano ai tempi di Come saprei, acquisiscono un ruolo misurato, e quindi appropriato, in forza della struttura del brano, che sembra davvero cucito addosso alla sua interprete. Se non arriva sul podio è decisamente un problema.
Voto: 8
Willie Peyote – Grazie ma no grazie

Pezzo ritmato con parti parlate e arrangiamento semi-acustico: siamo dalle parti di Daniele Silvestri, con qualche eco di Pino d’Angiò. È comfort music per quelli della mia generazione: peccato che il testo, a tratti arguto, si perda in mille riferimenti ammonticchiati un po’ alla rinfusa, risultando alla fine più debole del previsto.
Voto: 6
Rose Villain – Fuorilegge

D’accordo che pezzo che vince non si cambia, ma qui si esagera: Fuorilegge è la versione 2.0 di Click boom, e se ne porta dietro pregi e difetti, ai quali però a questo punto si aggiunge anche il deja vu. Il problema principale è la frammentazione dovuta a scartamenti eccessivi: la linea che separa il virtuosismo dalla sensazione di essere di fronte a pezzi diversi attaccati insieme con lo sputo è molto sottile. Personalmente, poi, trovo molto fastidioso il bridge operistico, che sembra avere il solo e unico ruolo di mettere in evidenza le pur innegabili doti canore dell’interprete. Peccato perché lei è talentuosa e ha anche la mise di una vera diva.
Voto: 5
Olly – Balorda nostalgia VINCITORE!

Ballatona sentimentale con testo dai toni colloquiali e confidenziali, che parte con approccio sornione à la Califano per poi aprirsi in un ritornello più dalle parti di Mengoni. L’interpretazione è convinta ma acerba: in tutta sincerità, Olly ci sembrava più caratterizzato e ‘sintonizzato’ nelle sue prove precedenti.
Voto: 4
Elodie – Dimenticarsi alle 7

Pezzo di pop-dance elettronica che quest’anno si fa notare nel mare delle ballate: Dimenticarsi alle 7 è prevedibile e per certi versi manieristico nella sua struttura moderna ma classicissima, per esempio nei momenti in cui il tappeto ritmico si solleva per lasciare spazio solo a voce e orchestra. La sua interprete però è ormai una diva di consumata esperienza, capace di dare spessore anche a operazioni con ispirazione labile: e quest’anno ha anche un approccio più raffinato rispetto al passato. Chi dice convinto che è famosa solo perché è figa è davvero sprovveduto.
Voto: 6
Shablo, Guè, Joshua feat. Tormento – La mia parola

Pezzo rap hip-hop anni Novanta a ventiquattro carati, forse mai presente in forme così chiare e definite sul palco dell’Ariston. È un genere che deve piacere e che potrà sembrare a molti, soprattutto ai giovanissimi, irrimediabilmente sorpassato: mentre i ‘vecchi’ avranno l’orticaria al solo sentire i flow popolati da miriadi di anglicismi. Eppure questa musica ha un suo pubblico: e pur non essendo annoverato al suo interno, devo dire che, forse per motivi puramente generazionali, sento che dentro questa canzone c’è qualcosa di vero e di ispirato.
Voto: 6
Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore

Di fronte a un gigante come Massimo Ranieri verrebbe solo da alzarsi in piedi e applaudire da qui all’eternità. Tra le mani un cuore vanta tra le firme nientemeno che Tiziano Ferro, il cui tocco è inequivocabile, in particolare in quel suo tipico andamento melodico dolente. Certo, il brano finirebbe tra i riempitivi: se non fosse impreziosito dall’approccio interpretativo del cantante, teatrale ed enfatico, probabilmente fastidioso per l’orecchio contemporaneo ma intriso di nostalgia per chi c’è stato o anche solo per chi ha studiato.
Voto: 7
Tony Effe – Damme na mano

Tutti preoccupati per quel che sarebbe potuto succedere dando il palco di Sanremo al ribelle e scorretto Tony Effe, e lui mi si presenta con una ballata romana popolaresca, a metà strada tra Califano e Gabriella Ferri (il primo è citato apertamente nel testo). Il tema sentimentale, con momenti di arditezza che si fermano prima che se ne accorga la massaia davanti alla TV, si lega a stucchevoli cliché sull’italianità e sulla romanità, all’insegna dell’orgoglio local. La domanda è: cui prodest? A cosa serve un riposizionamento così repentino e così illogico? I fan sono un po’ smarriti, figuriamoci noi.
Voto: 4
Serena Brancale – Anima e core

Altro momento di orgoglio local, questa volta declinato in onore del sud Italia, per il tramite di un pezzo ritmato a metà tra la pizzica e la tammurriata. Il trash è dietro l’angolo: a farci restare al di qua (per poco) è l’approccio interpretativo tutto sommato misurato della cantante. Il testo non aiuta, trattandosi di un cumulo di frasi fatte e luoghi comuni. Certo, all’Eurovision questa roba spaccherebbe: ma il fatto che da quelle parti amino le baracconate non ci autorizza ad approfittarne.
Voto: 5
Brunori Sas – L’albero delle noci

Cantautorato puro, con melodia e arrangiamento semplici ma efficaci e testo ispiratissimo. Al pubblico odierno può sembrare un peccato che musica di questo tipo sia così poco rappresentata al Festival: ma non dobbiamo dimenticare che per decenni il cantautorato e Sanremo sono stati due mondi completamente separati, per volontà dell’uno e dell’altro, e che solo recentemente le due strade si sono intrecciate. L’albero delle noci parla di un tema ultra-usurato, ovvero il rapporto tra padre e figlia: ma lo fa con una levità poetica da levare il fiato, soprattutto se si è abituati alla frivolezza del pop mainstream (o alla stucchevolezza dei finti cantautori tipo Cristicchi). “Tutta questa felicità forse la posso sostenere / perché hai cambiato l’architettura e le proporzioni del mio cuore”. Per dire.
Voto: 8
Modà – Non ti dimentico

Oibò, questa canzone di Kekko dei Modà somiglia davvero a una canzone di Kekko dei Modà! Com’è strana a volte la vita, eh? Siamo onesti: non c’è più niente da dire su questa musica, quindi passiamo oltre.
Voto: 3
Clara – Febbre

Urban pop contemporaneo barocco e iperprodotto. È un pezzo di maniera, un po’ senz’anima, e non basta il contributo della penna di Madame a farci cambiare idea. Lei si impegna, ma la sua voce non è sufficientemente caratterizzata per farla davvero spiccare.
Voto: 4
Fedez – Battito

Fedez è un personaggio la cui carriera musicale, pur notevole, è in deciso secondo piano rispetto a tutto il resto: il gossip, le polemiche, il mondo social, l’opinionismo spiccio. Ecco perché è un po’ complicato valutare il suo pezzo col giusto distacco: dentro ogni parola si può leggere un riferimento a qualcos’altro, con grande nocumento per la pura e semplice analisi critica. In sé, Battito è un pezzo rap/pop ben prodotto, in cui si percepisce con grande evidenza il mestiere sia del rapper (lo stesso cantante) sia della penna più melodica (l’imprescindibile Federica Abbate). Il tema, la depressione, non è certo inedito e viene svolto in maniera piuttosto didascalica: ma la presa è facile, soprattutto per il tramite dell’interprete. Si pensava che il sovratesto avrebbe danneggiato la fruizione del testo: ma potrebbe anche succedere il contrario. Dopo la sua esibizione, Fedez è dato tra i favoriti.
Voto: 6
Lucio Corsi – Volevo essere un duro

Ero molto curioso di sentire questo giovane cantautore di belle speranze, e non sono rimasto deluso. Volevo essere un duro è un pezzo musicalmente molto semplice, ma con una linea melodica chiarissima, elegante e perfettamente cadenzata, da grande classico: vi si innesta un testo con le stesse caratteristiche, ovvero pulito e diretto, che ruota attorno al tema dell’accettazione di sé, svolto con una arguzia notevole e però anche grounded, del tutto priva di lambiccamenti. “Vivere la vita è un gioco da ragazzi / me lo diceva mamma e io cadevo giù dagli alberi”: la poesia si intreccia a un approccio interpretativo composito, che ricorda David Bowie, Renato Zero, Ivan Graziani, Angelo Branduardi. È il nostro vincitore incontrastato.
Voto: 9
Bresh – La tana del granchio

Ballata dalla struttura in crescendo, con strofa acustica e cantautorale, dal sapore di De Andrè e di Vecchioni, e ritornello aperto da squarciagolare sotto la doccia. L’approccio interpretativo è un po’ svagato e decisamente imperfetto: ma c’è della sostanza.
Voto: 6
Sarah Toscano – Amarcord

Giovanissima interprete che per motivi misteriosi è tra i BIG e non tra i giovani al servizio di un pezzo pop-dance sullo stile dei tormentoni di Annalisa. Il risultato è inevitabilmente derivativo, anche a causa della scarsa personalità della cantante. Magari si farà: ha la vita davanti.
Voto: 4
Joan Thiele – Eco

Aspettavo al varco questa elegante ed eclettica cantante che già conoscevo per via dei suoi featuring con Elodie e con ColapesceDiMartino: ebbene, Eco è un pezzo di tutto rispetto, una avvolgente e moderna ballata con echi seventies e con un arrangiamento che è un capolavoro di virtuosismo. C’è del buono anche nel testo: “contano sempre più le idee”, sono “più forti della rabbia”. È migliorabile l’approccio interpretativo, fortemente caratterizzato ma anche un po’ scivoloso nello scandire le parole. Brava.
Voto: 8
Rocco Hunt – Mille vote ancora

Sorpresona: un ragazzo del sud ci racconta quanto è difficile essere un ragazzo del sud, ma il ragazzo del sud ci dice anche che è molto orgoglioso di essere un ragazzo del sud. Uuuuuh che brividi, che coraggio, che artista che rompe gli schemi! Certo, magari la canzone in sé è bellissima. No: è la solita canzone di Rocco Hunt, con strofa parlata e ritornello più melodico. I giornalisti lo danno per favorito: io sono disposto a sostenerlo solo se l’alternativa è Cristicchi.
Voto: 3
Francesca Michielin – Fango in paradiso

Ballata sentimentale dal testo stralunato, con linea melodica più complessa della media: ci vorranno più ascolti per renderle giustizia. Nel corso degli anni l’approccio interpretativo della cantante bassanese si è fatto più spesso e più caratterizzato e riesce finalmente a conferire alle liriche la giusta carica di pathos. Lei piace molto alla critica e ha un suo zoccolo duro di fan devoti, probabilmente avrà un buon piazzamento.
Voto: 6
The Kolors – Tu con chi fai l’amore

Loro sono ormai tormentonisti di professione, e questo pezzo rientra perfettamente nella fattispecie: è confezionato per durare fino all’estate, con tanto di riferimenti adeguati (Mykonos). Per carità, sono sempre simpatici e i loro brani hanno anche qualche buona idea dal punto di vista compositivo: ma questa formula prima o poi verrà a noia anche ai follower più convinti.
Voto: 6
I GIOVANI
Alex Wyse – Rockstar

Alex Wyse, pseudonimo di Alessandro Rina, è un giovane cantautore comasco già concorrente di Amici. Rockstar è una piacevolissima ballad con echi del miglior Cremonini, testo destrutturato senza essere fastidioso e interpretazione matura e convinta. Ci piace.
Voto: 7
Vale LP, Lil Jolie – Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore ELIMINATE!

Vale LP è Valentina Sanseverino, napoletana del 1999; Lil Jolie è Angela Ciancio, casertana del 2000. La prima partecipa a Sanremo Giovani anche l’anno scorso e ci piazza quella che diventa poi una mezza hit, Stronza. Qualcuno mi deve spiegare perché lei è tra i giovani e Sarah Toscano, da me mai sentita prima, è tra i BIG. Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore è un bel pezzo ritmato moderno, scritto dalle sue interpreti insieme con Madame: la strofa elettronica lenta e molto post-prodotta si alterna a un inciso più acustico, dall’andamento ipnotico. È la nostra preferita.
Voto: 7
Settembre – Vertebre VINCITORE!!!

Settembre è Andrea Settembre, napoletano del 2001. Ha partecipato a The Voice of Italy e X Factor. Vertebre è una ballata blues strappalacrime, interpretata con voce vibrante e spezzata, sullo stile di Michele Bravi. È superfavorito, ma noi non siamo convinti.
Voto: 5
Maria Tomba – Goodbye (Voglio good vibes) ELIMINATA!

Maria Tomba, e questa volta è il vero nome di battesimo (peraltro scandito durante il brano, à la Elettra Lamborghini), è una giovane cantante veronese, nata nel 2003. Goodbye (Voglio good vibes) è un pezzo pop lieve e sbarazzino, con uscite simpatiche (“guardami gli occhi non le poppe”) e una struttura abbastanza elaborata, con tanto di bridge in canto lirico. Lei è un personaggio particolare e potrebbe emergere anche solo per quello.
Voto: 6
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Grazie per aver scritto i miei medesimi pensieri sulla sciatteria musicale e lirica della canzone di Cristicchi. Avrei da ridire solo sul tuo commento su Rkomi, il modo in cui canta e scandisce le parole me lo rende assai repellente.
Grazie per il commento Gas!
C’è tutto un sottobosco di pubblico che rifiuta con sdegno la retorica del dolore: vedremo se stasera avrà la forza sufficiente per fermare Cristicchi.
Rkomi ha una dizione tutta sua, capisco il tuo disappunto. C’è anche chi non sopporta il parlato bizzarro di Carmen Consoli, che è una delle mie cantanti preferite.
Anche io adoro la Cantantessa! Qual è il tuo album preferito? E quello che ti piace meno?
Probabilmente quello che ho ascoltato di più è Eva contro Eva, ma se dovessi indicare il migliore direi Confusa e Felice. Il peggiore invece mi sembra proprio l’ultimo, Volevo fare la rockstar. Temo purtroppo che abbia finito di dire quello che aveva da dire: ma ha detto tantissimo, quindi va bene! 🙂
Che spettacolo! Ero venuto qui solo per leggere il pezzo su Cristicchi hai scritto un capolavoro hahaha. Concordo anche se, secondo me, sei stato un pò generoso sul voto. Corsi tutta la vita <3
Grazie per l’apprezzamento Giovanni! 🙂