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Sanremo 2017: le mie pagelle

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February 7, 2017 by Mosè Viero

Per gli appassionati di musica leggera italiana, la settimana del festival di Sanremo è una specie di bolla spazio-temporale, durante la quale le leggi che determinano la normale routine assumono contorni più sfumati, per non dire inesistenti. Mentre i miei e i nostri ritmi circadiani si preparano a gridare vendetta al cospetto del cielo, analizziamo uno per uno i brani in gara, com’è ormai consuetudine su queste pagine virtuali.

Comincerò dai 22 BIG, ma quest’anno mi occuperò per la prima volta anche della categoria Nuove Proposte, finora ingiustamente trascurata. Anzi, non esito a dire che i due brani migliori dell’edizione 2017 del Festival vengono proprio dalla categoria Nuove Proposte: Maldestro e Marianne Mirage, per quanto mi riguarda, hanno già vinto tutto. Ovviamente gli sprovveduti che votano da casa sanno di musica quanto io so di calcio, e infatti Mirage è stata subito scartata (nella categoria Nuove Proposte ha vinto senza dubbio il peggiore). Tra i BIG purtroppo mancano proposte di rilievo, tanto che ho deciso di non assegnare alcun 8, contro i due assegnati lo scorso anno (a Ruggeri e Patty Pravo); il pezzo migliore per quanto mi riguarda è quello di Francesco Gabbani, e la delusione più grande è rappresentata da Fiorella Mannoia, sulla quale avevo puntato tutto.

Ma bando alle introduzioni ed entriamo nel vivo. I brani dei BIG sono analizzati nell’ordine di esecuzione delle canzoni nelle prime due serate, mentre quelli delle Nuove Proposte sono in ordine casuale. Ci sono anche i link ai videoclip, quando disponibili, e sono indicati i brani già esclusi dalla gara.

Have fun!



Categoria BIG



Giusy Ferreri – Fa talmente male

Videoclip

Ammetto di avere da sempre un debole per le interpreti femminili con tonalità bassa, da contralto. Giusy Ferreri è ottima esponente di questa categoria, ma fino a questo momento ha avuto a disposizione un repertorio assai mediocre sul quale dispiegare le sue doti. Senza contare che è problema tipico di queste interpreti (si pensi a Patty Pravo) prodursi in performance live incerte e zoppicanti. Il pezzo in oggetto è pop ritmato con base elettronica, non disprezzabile e dal ritornello accattivante: in radio avrà probabilmente successo, purtroppo la prima messa in scena all’Ariston è stata insoddisfacente.
Voto: 6
Eliminata!


Fabrizio Moro – Portami via

Videoclip

Fabrizio Moro ha avuto un momento di gloria forse troppo precoce con la vittoria nella sezione Nuove Proposte nel 2007. Successivamente si è un po’ incagliato, regalando qualche piccola soddisfazione solo come autore. Portami via promette bene, con il suo inizio lento ma dalla melodia complessa, sullo stile di Battiato, apertamente citato anche nel testo. Nel prosieguo però il brano resta irrisolto, configurandosi come una giustapposizione di strofe a mo’ di ‘stanze’, senza un vero ritornello, e si avviluppa in versi urlati che rendono la linea melodica difficile da seguire. Peccato.
Voto: 5


Elodie – Tutta colpa mia

Videoclip

Elodie è il primo di una lunga serie di BIG completamente sconosciuta anche a chi segue assiduamente la musica italiana. La colpa dello scempio, come si sa, è dei cosiddetti talent show: da parte mia spero che prima o poi ci si chieda se ha senso dedicare tutto questo spazio a illustri sconosciuti, noti solo al pubblico dei programmi a cui hanno partecipato. Pubblico che, così a naso, non credo sia prevalentemente composto da assidui acquirenti di musica: ma evidentemente i discografici sanno qualcosa che io non so. Elodie porta un pezzo scritto, tra gli altri, da Emma Marrone, e anche la sua voce ricorda quella di Emma, forse incrociata un po’ con quella di Noemi. Il brano è puro manierismo sanremese: pur avendo qualche interessante trovata a livello di arrangiamento, scivola via senza lasciare traccia. Senza contare che la cantante andrebbe bocciata solo per quelle sopracciglia.
Voto: 4


Lodovica Comello – Il cielo non mi basta

Videoclip

Questa normalissima ragazza, inspiegabilmente magnificata come un talento portentoso e poliedrico, viene dalla scuderia Disney: e si sente fin dalle prime note del suo brano che siamo dalle parti di Violetta. La vocina chiara e senza nerbo della Lodo si arrampica, peraltro con qualche incertezza, su note saltellanti e fiabesche, che starebbero bene più come sigla di un cartone animato che come brano in gara a Sanremo. Se ne sentiva il bisogno?
Voto: 3


Fiorella Mannoia – Che sia benedetta

Videoclip

Fiorella Mannoia è non solo uno dei protagonisti assoluti della storia della musica italiana, è anche colei che ha accompagnato musicalmente ogni fase della mia vita: anzi, si tratta forse dell’unica artista della scena musicale da me seguita costantemente dall’infanzia fino a oggi. Questa premessa per dire quanto è complicato per me scrivere questa recensione. O meglio, non sarebbe complicato per nulla se Fiorella avesse portato un brano all’altezza della sua gloriosa carriera. Purtroppo non è così: Che sia benedetta, firmato da Amara (al secolo Erika Mineo, già terza classificata tra le Nuove Proposte nel 2015), è un pezzo tanto adatto alle corde della sua interprete quanto debole sia sul piano melodico sia sul piano lirico. Musicalmente il brano è molto, troppo simile a Credo, il pezzo con cui Amara partecipò a Sanremo (all’epoca mi colpì in positivo proprio per il suo essere così ‘mannoiosa’), e ha momenti di scostanza che, pur apprezzabili per la creatività, non trovano adeguata collocazione ritmica e melodica (si vedano il che passa e il non basta alla fine delle strofe, o l’interminabile ‘specialino’). Dal punto di vista lirico, il pezzo è una celebrazione della vita, la cui ‘perfezione’ viene paradossalmente individuata proprio nel suo essere difficile e assurda. Lo spunto è molto interessante: ma Amara non è Fossati, e lo svolgimento risente di un fraseggio piano e troppo esplicito, costantemente in bilico sulla banalità. Senza contare il retrogusto pseudo-cattolico di versi come E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona / Che sia fatta adesso la sua volontà, ma anche del titolo stesso: non è un caso che il brano abbia avuto il plauso nientemeno che di monsignor Ravasi. Certo, la forza dell’interpretazione e la statura del personaggio, che anche fisicamente riverberano sul palco dell’Ariston, può mettere facilmente a tacere tutte queste perplessità: eppure non mi abbandona la convinzione che Fiorella poteva e doveva osare di più.
Voto: 7


Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso

Videoclip

È da tre anni che questo bimbominkia ammorba il Festival: probabilmente sa qualcosa di scandaloso e sta ricattando Carlo Conti, perché non voglio immaginare che il direttore artistico veda un qualcosa di degno in uno con quella pettinatura e con quei risvoltini. E a quelli che stanno pensando “lascia perdere il look e parlaci della voce e del pezzo”, d’accordo: alla luce della voce e del pezzo, la pettinatura e i risvoltini non sono poi così male.
Voto: 1


Al Bano – Di rose e di spine

Videoclip

Lo so che è un qualcosa di incredibilmente deprimente, ma dobbiamo renderci conto che quando nel mondo si parla di “musica italiana”, il novanta per cento della gente pensa a roba tipo questa: il famoso bel canto del bel Paese. Melodie aperte e romanzate, ugola dispiegata, tema sentimentale sviluppato con adeguata stucchevolezza, pizze e mandolini. Il povero Al Bano fa del suo meglio vista l’età e gli acciacchi, e il pezzo non è nemmeno tra i suoi peggiori. Ma è musica vecchia e stereotipata, fuori dal tempo se non dallo spazio.
Voto: 3
Eliminato!


Samuel – Vedrai

Videoclip

Quello di Samuel è, prevedibilmente, un buon pezzo di pop ritmato, non lontanissimo dalla commendevole ricetta tipica dei Subsonica, caratterizzata da un sound coscienziosamente ripetitivo e alienante, perfetto per l’ascolto intimista quanto per la pista da ballo. La formula ha però un limite evidente, che è la sua scarsa variabilità: con la carriera solista Samuel sta in parte ponendo rimedio, ma si trova ancora in una fase di transizione, fase di cui questo brano è ottima incarnazione.
Voto: 6


Ron – L’ottava meraviglia

(Non esiste un videoclip).

Anche Ron, come Fiorella Mannoia, è un personaggio centrale nella storia della musica italiana: forse, anzi, il suo ruolo è leggermente sottovalutato, complice anche una produzione recente poco esposta e poco ispirata. Il buon Rosalino porta in gara un pezzo non particolarmente significativo, di onesto mestiere, con un pre-ritornello che sembra incautamente citare Jovanotti (L’ottava meraviglia del mondo / siamo io e te): la linea melodica è forse sovrastata da un arrangiamento eccessivamente stratificato, e la tensione lirica non si innalza mai sopra la medietà.
Voto: 5
Eliminato!


Clementino – Ragazzi fuori

Videoclip

Il buon Clementino è un personaggio sobrio e simpatico: due caratteristiche in genere poco diffuse tra i rapper. Il pezzo in gara non è così tremendo e si distingue per la scelta di cominciare col ritornello, sulla scorta di un altro rap sanremese, Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi (peraltro assai diverso nella scrittura e nei toni). La scelta di affrontare un tema serio e di recitare alcuni versi in dialetto rende l’approccio più complesso di quel che potrebbe essere, col risultato di relegare ancora di più il brano al pubblico appassionato del suo genere particolare.
Voto: 5


Ermal Meta – Vietato morire

Videoclip

Ermal Meta, è forse la rivelazione più importante del Festival dello scorso anno: il suo brano Odio le favole è interessantissimo sia per la melodia sia per l’arrangiamento e per le liriche spiritose, e avrebbe meritato più successo in gara. L’album che lo accompagnava è altrettanto valido e infatti ha prodotto più di un singolo di successo. Al Festival 2017 Ermal si presenta con un pezzo dalla tematica molto difficile, peraltro già affrontata in un brano dello scorso anno, Lettera a mio padre: la violenza domestica. Dedicarsi a temi siffatti richiede eleganza e delicatezza, nonché capacità di destreggiarsi tra le figure retoriche senza cadere nella stucchevolezza: purtroppo Vietato morire scivola in più di una occasione nella formula strappalacrime, soprattutto quando assume le forme del discorso diretto della madre (con tanto di vocativo figlio mio). Musicalmente, il pezzo ricorda praticamente tutte le canzoni passate dello stesso autore, tanto da far sorgere il sospetto che il buon Ermal fatichi a uscire dalla stanca ripetizione dei medesimi stilemi. La condotta armonica rimane peraltro solida e convincente, e avrebbe forse goduto di una tematica affrontata con maggiore distacco.
Voto: 6


Bianca Atzei – Ora esisti solo tu

Videoclip

Se errare è umano ma perseverare è diabolico, Bianca Atzei è Mefisto in persona. Già due anni fa ci deliziò, sul palco dell’Ariston, con un pezzo di Kekko dei Modà orripilante come tutti i pezzi di Kekko dei Modà. Quest’anno ci riprova e, udite udite, il brano è una porcheria che andrebbe vietata per legge. Certo, lo salva la straordinaria personalità dell’interprete. O meglio: lo farebbe, se l’interprete fosse Mina.
Voto: 2


Marco Masini – Spostato di un secondo

Videoclip

Non sono un fan particolare di Masini, ma gli va riconosciuta una certa personalità e, quest’anno, anche un certo coraggio nel portare un brano scritto parzialmente da Zibba, un autore assai interessante ma dallo stile diseguale e talvolta complesso da padroneggiare. Anche a un primo ascolto, risulta chiaro che Spostato di un secondo alterna una strofa ‘zibbiana’ a un ritornello ‘masinesco’, irrinunciabile per compiacere i fan ma anche per ribadire una consuetudine musicale e poetica. Il risultato non è disprezzabile, anche se il tema, che rimanda allo spunto alla base del celebre film Sliding doors, è sviluppato con ingenuità e con scartamenti tematici forse eccessivi.
Voto: 6


Nesli / Alice Paba – Do retta a te

Videoclip

A Sanremo i duetti sono quasi sempre perniciosi. Non stupisce che lo sia anche Do retta a te, un pezzo davvero incomprensibile per Nesli, artista che sembrava puntare un po’ più in alto di questo stomachevole polpettone sentimentale, peraltro impreziosito da una cantante che affronta le note a colpi di ascia bipenne. Quindi ci chiediamo: Nesli, perché lo fai? E soprattutto ci chiediamo: c’è una regola che vieta alle giovani performer di farsi le sopracciglia?
Voto: 3
Eliminati!


Sergio Sylvestre – Con te

Videoclip

Questo energumeno, mezzo haitiano e mezzo messicano, ha una bella voce soul, che accoppiata all’italiano ricorda un po’ Mario Biondi. Il pezzo, scritto in parte da Giorgia, è cucito su misura sulla necessità di far dispiegare la voce all’interprete: la strofa ha momenti in calare interessanti (in particolare quel mia, mia, mia), ma nel ritornello il Sergione diventa una specie di muezzin che urla dal minareto. L’irrinunciabile effetto gospel è garantito dal coro, che sul palco dell’Ariston compare con tanto di pseudo-vestaglia d’ordinanza. Nel complesso, l’operazione sembra onesta e sincera più o meno come le conferenze stampa della Raggi.
Voto: 4


Gigi d’Alessio – La prima stella

Videoclip

I critici musicali, come anche quelli cinematografici, in genere funzionano così: per decenni ricoprono di fango, di solito giustamente, i fenomeni più sbracatamente nazional-popolari. Poi a un certo punto, per motivi ignoti ai più, scatta la rivalutazione: “No, ma in fondo è un grande artista e ha un suo stile”. Esempi: la critica che incensa la carriera di Al Bano, Fazio che riporta in auge Orietta Berti, le fiction impegnate affidate a Lino Banfi. Ecco, con Gigi d’Alessio siamo arrivati a questo punto. Gli esperti di musica si affannano a spiegare che questo pezzo è degnissimo: secondo Michele Monina, è la “migliore canzone dal punto di vista armonico di questa edizione, nonché quella che usa meglio l’orchestra”. Certo, e io sono il papa. E poi: qualcuno ha ascoltato il testo? Questo paraculo democristiano riesce a mettere nella sua indegna letterina alla mamma perfino una condanna alla fecondazione eterologa. Amici critici, ripigliatevi.
Voto: 2
Eliminato!


Michele Bravi – Il diario degli errori

Videoclip

Questo ragazzo, del tutto ignoto al di fuori credo anche del suo pianerottolo, mi ispira simpatia: se non altro per il suo coraggioso coming out giusto prima del Festival. Il pezzo è di un gruppo di autori consumatissimo: Cheope (al secolo Alfredo Rapetti, figlio di Mogol, cui si devono millemila pezzi per la Pausini -in passato sua compagna- ma anche Nessun grado di separazione per Francesca Michielin), Federica Abbate (ancora Nessun grado di separazione, ma anche Combattente Nessuna Conseguenza per Fiorella Mannoia) e Giuseppe Anastasi (quasi tutte le canzoni di Arisa). Non si tratta di un brano eccezionale, ma la melodia funziona abbastanza e l’approccio interpretativo di Michele è misurato e sincero, e la sua voce imperfetta e screziata regala qualche emozione.
Voto: 5,5


Paola Turci – Fatti bella per te

Videoclip

Nonostante il suo aspetto da trentenne, Paola Turci ha alle spalle una carriera ormai pluridecennale, caratterizzata da alti e bassi ma assolutamente degna. Il suo pezzo ha un sound movimentato e moderno, forse condito da citazioni eccessivamente disinvolte (il giro di note del coretto fa un po’ troppo Coldplay) ma senza dubbio riuscito e trascinante. Il tema dell’autostima, affrontato con positività solare, prende le forme di una lirica diretta e semplice, che si avventura nella metafora solo nel ritornello e che usa le parole con mirabile coerenza e precisione. Senza dubbio uno dei migliori pezzi in gara.
Voto: 7


Francesco Gabbani – Occidentali’s karma

Videoclip

D’accordo, tirare in ballo l’ispiratissimo Battiato degli anni Ottanta è decisamente troppo: eppure il buon Gabba porta sul palco l’unico pezzo ricamato su un tema in sé scottante -l’infatuazione dei poveri di spirito per le pseudo-filosofie e le religioni orientali- risolto con brillanti e colte citazioni (Desmond Morris, Epicuro, Marx) e simpatica ironia. Il comparto musicale non sarà niente di nuovo, ma mette in gioco idee originali (l’urlo dell’orchestra, purtroppo perso su disco, è impagabile) e il giro di note del ritornello ti si pianta in testa fin da subito: senza contare che il buffo balletto col gorilla, un po’ Salirò di Silvestri con Fabio Ferri e un po’ Cochi e Renato, è esso stesso un inno al citazionismo. Riferendosi al brano Amen con cui Gabbani l’anno scorso vinse nelle Nuove Proposte, qualche critico si chiede: ma questo qui riesce a fare qualcosa di diverso dalla canzoncina simpatica con testo criptico? Forse no: ma intanto una cosa la sa fare bene. Visti gli altri in gara, non mi pare poco. E poi: s’era mai sentita una parola in sanscrito sul palco dell’Ariston?
Voto: 7,5


Michele Zarrillo – Mani nelle mani

(Non c’è videoclip).

Zarrillo è habitué del Festival come lo era Cutugno negli anni Ottanta. In passato ha scritto anche qualche pezzo degno di nota: io sono affezionato, in particolare, al pezzo L’elefante e la farfalla del 1996. Purtroppo è da tanti anni che Michelone non produce alcunché di interessante, sembrando come incagliato in una poetica avviluppata su se stessa, ormai irrimediabilmente vecchia e sorpassata. Anche il pezzo in gara quest’anno accusa stanchezza, con versi che sembrano usciti da una canzone degli anni Cinquanta (A quel viaggio che dormimmo in un fienile / Ad un valzer da ubriachi in riva al mare: seriously?) La melodia, da parte sua, si confonde con quella di altri pezzi passati dello stesso autore. Chiamate al più presto un rimorchiatore.
Voto: 4


Chiara – Nessun posto è casa mia

Videoclip

Chiara è stata, finora, un talento sprecato. Quest’anno tenta il balzo in avanti affidandosi a quel grande musicista che è Mauro Pagani: purtroppo, il risultato è solo in parte soddisfacente. Il brano ha un arrangiamento minimalista e una tonalità calante da apprezzare in quanto argine ai gorgheggi incontrollati a cui le voci squillanti tipo quella della Galliazzo spesso si abbandonano (i fastidiosi urletti tra strofa e ritornello però tocca sorbirseli: è la quota minima). L’effetto collaterale è che la melodia resta in qualche modo irrisolta: il pezzo si pone in sospeso tra la ballata raffinata e la ‘sanremata’ pacchiana senza mettere mai entrambi i piedi da una parte o dall’altra, e le liriche accennano a temi interessanti senza mai squadernarli a dovere. Speravo meglio.
Voto: 5


Raige / Giulia Luzi – Togliamoci la voglia

Videoclip

Questi altri due sconosciuti risollevano in parte la sorte nefasta cui sono generalmente condannati i duetti: da qui a dire che il pezzo sia bello, ovviamente, ce ne passa. Almeno è sbarazzino e moderno, e presenta parti rappate assorbite in pieno dalla linea melodica e quindi ‘digeribili’ anche a chi non frequenta il genere. Il problema è più o meno lo stesso visto con Nesli e Alice Paba: la voce femminile è troppo grezza e scarsamente caratterizzata per arricchire a sufficienza il brano. Nel celebrare l’eccitazione della giovane coppia nel suo incontro erotico, poi, il testo viaggia un po’ troppo sopra le righe, accumulando immagini iperboliche che anziché suggerire eccitazione fanno salire la glicemia.
Voto: 5
Eliminati!



Categoria Nuove Proposte



Leonardo Lamacchia – Ciò che resta

Videoclip

Pur vantando tra i suoi autori il prestigioso quanto scostante Mauro Lusini (a cui si deve la mitica C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones portata al successo da Gianni Morandi e, più recentemente, la strepitosa AAA Cercasi di Carmen Consoli), questo brano è, musicalmente e contenutisticamente, un concentrato di banalità. Della classica ricetta sanremese non manca nulla: l’intro delicata al pianoforte, il ritornello aperto e accompagnato dagli archi, il tappeto di batteria sulla seconda strofa, la tematica sentimentale. Purtroppo nulla solleva il pezzo oltre il già sentito: e poco aiuta, in questo senso, la voce dell’interprete, troppo scarsamente caratterizzata.
Voto: 4,5


Valeria Farinacci – Insieme

Videoclip

Questo brano è dell’autore storico di Arisa Giuseppe Anastasi, che quest’anno ha scritto anche il pezzo del Campione Michele Bravi (mai sentito nominare fino a due giorni fa, ma è sicuramente un problema mio, ndr). Fin dalle prime note si sente che siamo ancora dalle parti di Sincerità: condotta musicale lieve e filastroccosa, arrangiamento minimale, tema sentimentale sviluppato con sbarazzina naiveté, fraseggio ai limiti del surreale (E se ho capito serve sacrificio / E se ho capito serve dignità / È quasi come aprire un panificio / Che ogni mattina panificherà. D’altro canto, la cantante si chiama Farinacci: se non panifica lei). I problemi sono almeno due: anzitutto la voce dell’interprete è assai lontana dai virtuosismi di cui è capace quella di Arisa; in secondo luogo, alla copia si tende sempre a preferire l’originale.
Voto: 4


Francesco Guasti – Universo

Videoclip

La voce roca del buon Francescone, che vanta un look da eroe del Risorgimento, promette parecchio ma mantiene ben poco. Anzitutto perché rende di più quando sussurra e il brano in gara ha un ritornello assai urlato; in seconda istanza perché il pezzo in sé è complessivamente debole, giocato su tematiche trite e ritrite nonché vagamente stucchevoli (Siamo fatti per essere folli. Siamo fatti per restare folli). Neanche dal punto di vista melodico c’è alcunché da elogiare: siamo anzi nuovamente di fronte al classico schema che prevede l’apertura lenta accompagnata dal pianoforte, la movimentazione del ponte tra strofa e ritornello e la ‘normalizzazione’ sanremese data dal ritornello stesso medesimo. Con questa voce si può fare molto di meglio.
Voto: 5


Braschi – Nel mare ci sono i coccodrilli

Videoclip

Come prevede il manuale Cencelli delle selezioni sanremesi, al buon Braschi tocca riempire la quota “cantautore impegnato”. Il tema del suo brano è infatti quello, tragico e complesso, delle migrazioni dal mondo povero al mondo ricco: il titolo del pezzo richiama un famoso libro sullo stesso tema, scritto da Fabio Geda e pubblicato da Baldini&Castoldi. Il risultato sarebbe forse interessante se il brano non ricordasse altre centosei canzoni diverse, e se melodia e arrangiamento accompagnassero la delicatezza del tema anziché remarle contro. Peccato.
Voto: 4,5


Lele – Ora mai

Videoclip

Se Braschi riempie la quota “cantautore impegnato”, Lele occupa la quota “bimbominkia”. Il nostro viene infatti da Amici, e ogni nota della sua canzone, nonché ogni patetico sguardo tenebroso mostrato dal videoclip, lo evidenzia con estrema chiarezza. Siamo dalle parti di Paolo Meneguzzi e di Alessio Bernabei. Serve aggiungere altro?
Voto: 3
Vincitore!


Maldestro – Canzone per Federica

Videoclip

Cantautore e drammaturgo consumato nonostante la (finora) poca fama, Maldestro (al secolo Antonio Prestieri) si muove su un livello completamente ‘altro’ rispetto ai suoi concorrenti. Il brano in oggetto, che potrebbe ricordare certa produzione di Daniele Silvestri, è tra le canzoni migliori portate all’Ariston negli ultimi anni. Le strofe, dimesse e quasi parlate, si giustappongono a un ritornello dalla melodia soavemente trascinata, tutta giocata sulla ripetizione dei verbi cammina respira, sui quali il resto dell’impalcatura lirica, equilibrata e mirabilmente precisa, costruisce rimandi e sottotesti. L’arrangiamento, deviante e diseguale, spiazza l’ascoltatore costringendolo a cambiare continuamente l’accordo sentimentale: si vedano (o meglio si sentano) in particolare il secondo ritornello, dal ritmo completamente differente rispetto al primo, nonché il geniale ‘specialino’ tra i due ritornelli finali, che a cammina respira sostituisce balla canta, arricchendo per una volta la stratificazione del brano anziché spezzarla. Come se tutto questo non bastasse, lo straordinario videoclip, girato nel centro storico di Padova, è una sorta di brillante metafora, sciolta nel finale, sul dialogo interiore che ciascuno di noi imbastisce con se stesso nell’affrontare le difficoltà della vita. Se questo è solo l’inizio di una carriera, ci aspettano tante cose belle.
Voto: 8


Marianne Mirage – Le canzoni fanno male

Videoclip

Questo portato al festival da Marianne Mirage è un vero pezzaccio, nel senso che do io a questo termine, ovvero: un brano che rappresenta la quintessenza di quell’alchimia, tipica del pop più riuscito, grazie alla quale poche note si piantano nella memoria per sempre. Le canzoni fanno male si deve a una collaborazione, direi riuscitissima, tra Francesco Bianconi dei Baustelle, il cui tocco è evidente fin dalle prime note, e Kaballà, già coautore di altri pezzacci quali L’uomo che amava le donne di Nina Zilli. La quasi-perfezione sonora della canzone si accompagna alla grazia interpretativa di Marianne Mirage, al secolo Giovanna Gardelli, che appoggia la sua voce alle parole con una discrezione e una delicatezza che fanno quasi pensare a una interprete straniera. In radio farà sfracelli.
Voto: 7,5


Tommaso Pini – Cose che danno ansia

Videoclip

Tommaso Pini occupa un’altra quota quasi irrinunciabile al Festival, quella della canzone spiritosa. Il testo è un simpatico divertissement arricchito da virtuosistiche allitterazioni (detesto i testi che poi non mi restano in testa); l’architettura musicale, semplice e ritmata, rimanda alle atmosfere di certe canzoni estive degli anni Ottanta. La performance live può regalare soddisfazioni vista la creatività del personaggio.
Voto: 7


1 comment »

  1. Servius Sertorius says:

    Allora, ho finalmente finito di ascoltare tutti i pezzi presentati a Sanremo 2017 (sia lode a Youtube) e direi che sono perfettamente d’accordo con te. Non recensirò tutti i pezzi in gara – anche perché non sono un assiduo ascoltatore come te e non guardo più Sanremo dai tempi del piccione di Povia – ma voglio comunque condividere un paio di osservazioni. Dal punto 1 al punto 6 le mie riflessioni sui campioni, i restanti sono dedicati alla nuove proposte.

    1. Sia lode a Gabbani. Quest’uomo è ufficialmente il mio eroe dell’anno. Ha preso per il culo mezza Italia, ma in modo così sottile che i perculati non solo non se ne sono accorti, ma gli hanno anche consegnato la vittoria e ora cantano per le strade il nuovo inno alla loro mediocrità. Chapeau.
    2. Un ringraziamento sentito va anche a Paola Turci per aver tradotto in musica una delle cose che amo di più ripetere alle donne che incontro. Amarsi per ciò che si è senza farsi trascinare a fondo dall’ossessione dell’apparenza, prendere atto che anche un dubbio, un dolore, una ruga sul volto possono essere seducenti è il primo irrinunciabile passo verso la felicità. Se fosse stato un uomo a presentare un pezzo simile sarebbe stato il massimo, ma va benissimo anche così. Donne, datele ragione!
    3. Diciamo pure che Sanremo 2017 ha già detto tutto con questi due. Le altre canzoni in gara vanno dal passabile al “toglietegli il microfono”. Nella prima categoria includerei Ermal Meta, Masini, Giusy Ferreri e Moro. Il primo si è presentato con un pezzo molto bello dal punto di vista melodico che tocca un tema di grande importanza. C’erano tutti i presupposti per scrivere qualcosa di memorabile, come fece Cristicchi con Ti regalerò una rosa, ma Meta ha mandato tutto in malora con quel testo banale. Il risultato è che tra un anno non se lo ricorderà più nessuno. Un’occasione sprecata.
    4. Interessante la canzone di Masini: non per le parole – che pure esercitano un certo fascino su chiunque abbia avuto a che fare con un sistema complesso e le sue imprevedibili variazioni (Sliding Doors viene sempre citato nei corsi di informatica) – ma per lo stile spiazzante delle strofe: non avevo mai sentito nulla di simile. Il pezzo della Ferreri invece sembra scritto apposta per riempire il silenzio dei miei viaggi in macchina e quello di Moro si lascia ascoltare piacevolmente, pur senza lasciare il segno.
    5. La canzone interpretata da Fiorella Mannoia è odiosa. Non per la cantante, ci mancherebbe, ma per il messaggio liberticida, vigliaccamente trincerato dietro il solito moralismo ultracattolico da quattro soldi. Il video poi è stucchevole oltre i limiti dell’indecenza (quelli della decenza li abbiamo proprio persi di vista). Fiorella, luminosa come una Madonna, ci mostra la bellezza e la perfezione della vita con una sequenza di immagini gioiose e confortanti. “E grazie al c…”, verrebbe da aggiungere. D’altra parte, cercare di convincerci che “dovremmo imparare a tenercela stretta [la vita n.d.S.S.]” mentre sullo sfondo passano immagini di villaggi inceneriti dai bombardamenti, gente costretta a letto tra atroci sofferenze da una malattia degenerativa e detenuti di un carcere di massima sicurezza sarebbe stato un filo più impegnativo. Che il tempo condanni all’oblio eterno questa canzone.
    6. Senza voler infierire su Al Bano e D’Alessio, che stanno già facendo un ottimo lavoro da soli, ci tenevo a fare una minzione d’onore (no, non è un refuso) per Alessio Bernabei: pettinatura da scomunica, melodia da processo sommario e testo da condanna a morte. Ha fatto l’en plein. Se non è la cosa peggiore che sia mai uscita dalla kermesse sanremese è solo grazie al principino decaduto e ai suoi due compari.
    6bis. No, seriamente: come fa una quindicenne – perché è quello il pubblico di Bernabei – ad apprezzare un testo del genere? Se mi avvicinassi a una liceale dicendole di voler aprire piano piano uno spiraglio nel suo intimoh (e, di nuovo, non è un refuso) mi ritroverei in questura nel giro di venti minuti. E ci andrei da solo. Se i nostri ragazzi non riescono neanche a riconoscere un testo completamente *privo di senso* allora siamo veramente senza speranza. Su Youtube una sua fan dichiara che ascoltando questa canzone le vengono “i brividi”. Già, anche a me.
    7. E siccome di porcherie per adolescenti caprine non ce ne sono mai abbastanza, tra le nuove proposte la spunta Lele. Grazie davvero, ragazzine. Con la sua vittoria questo tizio ha già ipotecato la partecipazione al prossimo Festival. Ma questo, caro Mosè, è un problema tuo. A meno che tu non gli appioppi un altro 1 non mi disturberò più ad ascoltare certa roba.
    8. Se questo è il livello delle canzoni che intendono presentare in futuro gli altri concorrenti allora possono pure andare tutti a panificare nel panificio della Farinacci. Magari potrebbero rimediare una comparsata al fianco di Banderas nel nuovo spot della Mulino Bianco.
    9. Il punto precedente non si applica a Tommaso Pini, Marianne Mirage e Maldestro. Il primo mi ha fatto divertire, mentre gli altri due hanno presentato degli ottimi brani. La Mirage in particolare, con la sua chioma esplosiva e la voce suadente, si è aperta a cannonate un varco nel mio cuore di pietra. Spero che torni l’anno prossimo, perché a una così io farei cantare pure uno scontrino fiscale.

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