Eurovision Song Contest 2025: le mie pagelle
0May 11, 2025 by Mosè Viero
Quest’anno mi preparo all’Eurovision Song Contest con malinconia e disillusione. L’edizione del 2024 è stata molto triste, soprattutto a causa dell’ostilità del pubblico e di buona parte degli artisti verso la delegazione israeliana, che è stata bullizzata e ghettizzata per gran parte dell’evento, con episodi che hanno anche portato alla squalifica di uno dei partecipanti (Joost Klein per l’Olanda). Quest’anno prevedo che possa essere anche peggio: gli organizzatori, temendo di passare per censori dopo le controversie della scorsa edizione, sembrano orientati al laissez faire, e possiamo solo immaginare cosa possa significare questo tenendo conto che il pubblico medio dell’evento è succube della propaganda araba (come peraltro gran parte dei media europei).
Al di là di come la si pensi sulla questione specifica, secondo me gli organizzatori devono decidere che tipo di evento vogliono, quali sono i loro valori, e agire di conseguenza. Anziché lasciare che il pubblico inferocito copra di fischi e urla certe esibizioni, si abbia il coraggio di escluderle a priori. L’ambiguità non porta mai niente di buono, e nel mondo sempre più instabile e conflittuale verso cui stiamo andando questo sarà sempre più vero.
Le pagelle sono in ordine alfabetico, costruito secondo i nomi inglesi degli stati. I video ufficiali sono riuniti in questa playlist.
Buona lettura!
ALBANIA
Shkodra Elektronike – Zjerm

L’Albania da sempre sceglie i suoi partecipanti all’ESC tramite il Festivali i Këngës, che è un po’ il Sanremo albanese. Nel 2024 la vittoria è andata a questo duo originario di Scutari ma cresciuto prevalentemente in Italia. Zjerm è un pezzo di pop elettronico intessuto di melodia tradizionale, con special parlato. È in linea con quanto proposto dall’Albania in passato, quindi nulla di particolarmente memorabile.
Voto: 5
ARMENIA
Parg – Survivor

Da quattro anni l’Armenia organizza un festival musicale appositamente per selezionare il proprio partecipante all’ESC: la prima vincitrice fu Rosa Linn nel 2022, e il suo pezzo Snap fu un successo clamoroso, non tanto all’ESC ma successivamente in radio. Quest’anno il vincitore è questo giovane cantautore nato a Hayravanq e formatosi a Volgograd, in Russia. Il suo pezzo è un rock vintage musicalmente un po’ stanco, nonostante l’interpretazione aggressiva. I cori poi danno al tutto un tocco leggermente pacchiano.
Voto: 5
AUSTRALIA
Go-Jo – Milkshake Man

Go-Jo è pseudonimo di Marty Zambotto, cantautore australiano di padre francese di origine italiana e madre australiana. Il suo pezzo è synth pop molto ben costruito ma un po’ prevedibile, col testo tutto costruito attorno a doppi sensi di natura sessuale: siamo dalle parti di Harry Styles, sia musicalmente sia anche come mood generale. Non è male: ci chiediamo se basti all’Australia, sempre invariabilmente eliminata in semifinale, a piazzarsi meglio del solito.
Voto: 6
AUSTRIA
JJ – Wasted Love

Johannes Pietsch è un cantante austriaco di origini filippine, vissuto a Dubai fino al 2020. Di formazione lirica, utilizza spesso come strumento espressivo la sua estensione vocale che va da contralto a soprano: lo fa anche in questo pezzo, il cui ritornello è tutto costruito su toni altissimi. C’è un pubblico che impazzisce di fronte a operazioni di questo tipo: a noi viene solo da tapparci le orecchie e andare a controllare se la cristalleria è ancora a posto.
Voto: 4
AZERBAIJAN
Mamagama – Run with you

Questo terzetto formatosi nel 2021 a Baku ci propone un onesto pezzo di pop moderno, molto classico e strutturato ma forse privo di caratteristiche che lo facciano spiccare. Le band sono sempre un po’ penalizzate dalla messa in scena all’ESC, dove la musica è pre-registrata quindi certi componenti devono per forza fare finta.
Voto: 6
BELGIO
Red Sebastian – Strobe Lights

Nato a Ostenda nelle Fiandre occidentali, questo giovane cantautore si caratterizza per i suoi outfit sempre di colore rosso. Strobe Lights è un pezzo dance serrato e concitato, con linea melodica chiara, struttura in crescendo e arrangiamento elaborato. Ben fatto, ma non particolarmente originale.
Voto: 5
CROAZIA
Marko Bošnjak – Poison Cake

Nato a Mostar in Bosnia da genitori croati, questo giovane cantante è molto noto in patria fin dal 2015, quando vince un talent locale. Poison Cake è un elaborato pop elettronico con sfumature dark: il bridge assume le forme di una cupa filastrocca, che forse soffre per il suo essere slegata dal resto del brano. Non ci convince.
Voto: 5
CIPRO
Theo Evans – Shh

Evangelos Theodōrou è cantante, attore e ballerino cipriota di Nicosia. Shh è il classico esempio di brano eurovisivo che per stupire il pubblico cerca di buttare dentro i suoi 3 minuti di durata un po’ di tutto: la strofa trance, il bridge melodico, il ritornello aperto e ritmato. Il risultato paradossale è che sembra di aver sentito il pezzo già mille volte.
Voto: 4
CECHIA (CZECHIA)
ADONXS – Kiss Kiss Goodbye

Adam Pavlovčin è un giovane cantante slovacco di nascita ma ceco d’adozione, di stanza a Praga. È noto nelle sue zone anche per la militanza LGBTQ+, oltre che a favore dell’Ucraina nel suo conflitto con la Russia. Kiss Kiss Goodbye è una power ballad a tema sentimentale che parte molto bene, con una strofa che valorizza la voce calda e intensa dell’interprete: purtroppo nel ritornello si entra in binari più ‘cantabili’ e prevedibili, ma il pezzo resta tutto sommato non disprezzabile.
Voto: 6
DANIMARCA
Sissal – Hallucination

Sissal è una cantante delle isole Faroe, che si trovano nei mari del nord, tra la Scozia e l’Islanda, e appartengono politicamente al Regno di Danimarca (come la Groenlandia, checché ne dica Trump). Hallucination è una power ballad con tessitura dance, sullo stile dei pezzi di Loreen, già due volte vincitrice dell’ESC: l’approccio derivativo è evidente e nonostante i virtuosismi vocali non crediamo che questo pezzo possa andare tanto lontano.
Voto: 4
ESTONIA
Tommy Cash – Espresso Macchiato

Questo pezzo, e di riflesso il suo autore e interprete, sta spopolando da mesi qui in Italia e non solo. Tommy Cash nasce come rapper: Espresso Macchiato ha tratti di andamento tipici del rap, ma il suo ritornello (nonché incipit) è swing e può ricordare certi classiconi tipo Tu vo fa’ l’americano. Il testo è surreale e mescola l’inglese a un italiano maccheronico, che ricorda quello parlato dagli italoamericani di terza generazione (o dagli americani che scimmiottano gli italiani): le liriche sono infarcite di stereotipi sul Belpaese, tra cui l’immancabile “mafioso”, che ha provocato proteste ufficiali anche da alcuni esponenti politici. Anche senza voler abboccare a queste provocazioni, che comunque a mio parere sono spiacevoli, ci sembra che il pezzo trovi la sua forza più da elementi esterni che interni: d’altro canto, succede ed è successo lo stesso ad altri brani anche molto celebri, perché la musica popolare è da sempre una forma d’arte che mescola tanti registri differenti. Noi restiamo perplessi, ma non ci sembra di essere in larga compagnia.
Voto: 5
FINLANDIA
Erika Vikman – Ich komme

Finlandese di Tampere, questa cantante di classe 1993 porta in gara un pezzo dance di rara bruttezza, con un ritornello così semplice e ripetitivo che non sarebbe adeguato nemmeno per la sigla di un cartone animato. Signore pietà.
Voto: 3
FRANCIA
Louane – Maman

Nata nell’alta Francia, a Hénin-Beaumont, Louane è già parecchio nota in patria. Il suo pezzo è una power ballad dalla struttura in crescendo con arrangiamento pomposo, in gran parte sorretto dagli archi: a Sanremo spaccherebbe, all’ESC tutto dipenderà dalla prestazione vocale.
Voto: 6
GEORGIA
Maria Shengelia – Freedom

Questo pezzo e soprattutto la sua interprete sono al centro di molte polemiche: la Shengelia è stata accusata di essere irregimentata col partito filorusso “Sogno georgiano”, contro il quale una larga parte della popolazione sta cercando di ribellarsi onde evitare di diventare una nuova Bielorussia. Le accuse però potrebbero essere frutto di equivoci: il nome e il cognome della cantante (che in realtà si chiama più propriamente “Mariam”) sono molto comuni in Georgia, e in rete si trovano articoli e post firmati con questi nomi che sostengono tutto e il contrario di tutto. La cantante stessa, d’altro canto, sembra voler evitare di schierarsi, ma così facendo rischia di peggiorare la situazione: anche perché il suo pezzo, una ballad musicalmente scialba, ha un tema patriottico. Ci sono momenti storici in cui stare un po’ di qua e un po’ di là non paga: e questo per la Georgia è uno di quei momenti.
Voto: 4
GERMANIA
Abor & Tynna – Baller

Questo duo è in realtà austriaco: entrambi i suoi componenti sono nati e vivono a Vienna. Baller è un pezzo dance ipnotico e sbarazzino, cantato interamente in tedesco: in altre annate l’avremmo stroncato senza pietà, ma quest’anno l’offerta è talmente scarsa che un brano così ci sembra quasi passabile.
Voto: 5
GRECIA
Klavdia – Asteromàta

Klaudia Papadopoulou è greca di Aspropyrgos, un paese a 20 km da Atene che ormai è stato a tutti gli effetti inglobato nella capitale. Asteromàta è una ballad moderna con lontani echi tradizionali e un tema importante, il genocidio dei Greci del Ponto a opera degli Ottomani negli anni della Prima Guerra Mondiale. A dire il vero questo tema è stato esplicitato solo nelle interviste: il pezzo in sé parla di disperazione e speranza. Non è male e noi abbiamo anche un bias verso la Grecia: però ammettiamo che non ci entusiasma come dovrebbe.
Voto: 6
ISLANDA
VÆB – RÓA

Questo duo, il cui nome illeggibile va in realtà pronunciato come l’inglese vibe, è formato da due fratelli. Il loro pezzo, interamente in islandese, è una cavalcata dance/punk non particolarmente originale, con ritmi dal retrogusto vintage. Non ci persuade.
Voto: 5
IRLANDA
Emmy – Laika Party

Emmy è pseudonimo di Kristine Guttulsrud Kristiansen: è una cantante norvegese, e rappresenta l’Irlanda con un brano interamente in inglese. Laika Party è un pezzo di dance pop che trova la sua cifra soprattutto nel tema e nel relativo gioco di parole del titolo: la protagonista è la cagnolina lanciata nello spazio dai russi negli anni Cinquanta. L’idea è simpatica, il pezzo è sbarazzino: ma musicalmente si vola rasoterra (nonostante il tema, hahaha!)
Voto: 5
ISRAELE
Yuval Raphael – New day will rise

Dopo anni in cui abbiamo coltivato l’illusione che la questione mediorientale fosse in via di risoluzione, dopo il 7 ottobre 2023 siamo ripiombati nella barbarie. Spiace dirlo ma i terroristi hanno avuto, dalla loro prospettiva, un’idea ottima: da quel giorno tutto il mondo punta il dito contro la vittima, ovvero Israele, anziché contro i carnefici. L’antisemitismo sta vivendo un periodo di floridità come mai prima dai tempi della seconda guerra mondiale: e autorevoli opinionisti affermano che siamo solo all’inizio. L’ESC purtroppo non può pensare di sottrarsi al clima imperante: e lo si è visto già lo scorso anno, quando la cantante israeliana Eden Golan era costretta a esibirsi sotto i fischi e a uscire dal camerino travestita per ragioni di sicurezza. Quest’anno sarà ancora peggiore, perché gli organizzatori hanno anche avuto la brillante idea di permette al pubblico di sventolare qualunque bandiera. Pensate che bella esperienza sarà per questa ragazza, che è una sopravvissuta al massacro del 7 ottobre, e che ce l’ha fatta perché si è finta morta restando immobile per 8 ore sotto i cadaveri dei suoi amici, cantare il suo pezzo mentre attorno tutti sventolano bandiere palestinesi. Come abbiamo scritto nell’intro, gli organizzatori di questa manifestazione devono rendersi conto che il mondo sta cambiando e che il clima di concordia e serenità che avevamo fino a qualche anno fa è un ricordo del passato: l’ESC dovrà agire drasticamente per difendere la sicurezza dei suoi partecipanti, oppure, e forse potrebbe essere la scelta migliore, decidere che non è più il tempo per questo festival. New day will rise è una ballatona classicissima, che ricorda certi pezzi di Celine Dion: il testo, con parti in inglese, in francese e in ebraico, è naturalmente ispirato ai recenti avvenimenti. Ma questo è un caso in cui il ‘contorno’ annulla qualunque possibilità di valutare serenamente la proposta musicale. Noi ci proviamo, a dare il voto alla canzone: ma nel farlo ci sentiamo un po’ scemi.
Voto: 5
ITALIA
Lucio Corsi – Volevo essere un duro

Nel panorama desolante dell’ESC 2025, Lucio Corsi è un fuori programma: il suo pezzo spicca in maniera talmente vistosa sul resto che sembra quasi ingiusto farlo gareggiare. Quindi vincerà a mani basse? Figuriamoci: la qualità ha veramente poco a che fare con la classifica finale di questa gara, sulla quale influiscono piuttosto ragioni politiche, di reciproco supporto (o di reciproca ostilità) tra giurie, nonché il gusto pacchiano di una buona parte del pubblico di appassionati, che infatti bolla la proposta italiana di quest’anno come noiosa e poco adatta alla manifestazione. A noi piuttosto preoccupa la messa in scena: a Sanremo Volevo essere un duro aveva un’identità che era legata anche al saltellare del suo interprete da uno strumento all’altro nel corso dell’interpretazione. Con una base preregistrata non è detto che il brano sia altrettanto forte.
Voto: 8
LETTONIA
Tautumeitas – Bur Man Laimi

Questo ensemble di sei ragazze esiste da dieci anni ed è molto noto in Lettonia: il loro pezzo più celebre ha registrato quasi 20 milioni di visualizzazioni su YouTube. Bur Man Laimi è un pezzo di world music dall’andamento ipnotico e dalle atmosfere sospese e fiabesche: la stucchevolezza è dietro l’angolo, ma nell’offerta di questo ESC ci sembra comunque un momento che spicca e resta nella memoria.
Voto: 7
LITUANIA
Katarsis – Tavo Akys

I Katarsis sono un gruppo lituano formatosi nel 2020. Tavo Akys è un pezzo di rock grunge vecchio stile, con vibes alla Radiohead. Temiamo che verrà penalizzato dalla messa in scena: ma si tratta di un brano di onesto mestiere, e visto il contesto non è poco.
Voto: 6
LUSSEMBURGO
Laura Thorn – La Poupée Monte Le Son

Laura Thorn è una cantante lussemburghese di classe 2000: La Poupée Monte Le Son è il suo singolo di debutto. L’incipit fa pensare a un pezzo spiritoso in stile cabaret: l’inciso lo porta su binari più propriamente pop, assumendo forme di immediata orecchiabilità che ricordano l’Amarcord di Sarah Toscano in gara all’ultimo Sanremo. Il testo, completamente in francese, è l’ennesima variazione sul tema dell’emancipazione femminile. Bisognerà far attenzione allo special, dove trova posto un virtuosismo vocale che l’interprete canna alla grande anche nel live scelto come video ufficiale (complimenti!) Nonostante tutto per ragioni inspiegabili ci piace.
Voto: 7
MALTA
Miriana Conte – Serving

Altro giro, altra polemica. Questo pezzo in origine si intitolava Kant, che in maltese significa canto: ma l’idea era di dar vita a un raffinato calembour ripetendo nel ritornello “serving kant”, che suona come “serving cunt”, espressione inglese molto volgare che nello slang giovanile viene utilizzata per indicare individui molto aperti e disponibili sessualmente. Inizialmente l’EBU, società che organizza l’ESC, accetta il brano senza modifiche: poi però, forse su pressione delle radio, cambia idea e impone di cambiare il titolo. Il gioco di parole nel ritornello resta, ma la parola “kant” viene appena sussurrata, tanto che probabilmente molti ascoltatori nemmeno la percepiranno. Al di là di tutto questo, Serving è un pezzo di rap/pop/glam à la Nicki Minaj, a cui l’interprete sembra ispirarsi anche a livello di immagine. Nulla di memorabile, tutto già visto.
Voto: 5
MONTENEGRO
Nina Žižić – Dobrodošli

Questa cantante ha già rappresentato il Montenegro all’ESC del 2013 insieme al duo hip hop Who See. Quest’anno ci riprova con una ballad strappalacrime con arrangiamento barocco che ricorda un po’ quello di Skyfall di Adele. Non se ne sentiva il bisogno.
Voto: 4
OLANDA (NETHERLANDS)
Claude – C’est la vie

Claude Kiambe è un cantante congolese naturalizzato olandese, attivo dal 2022 con brani quasi completamente in francese. C’est la vie è un pezzo di pop dalla linea melodica molto semplice, con testo pieno di good vibes in parte in inglese e in parte in francese. Non è tremendo, non è neanche memorabile.
Voto: 5
NORVEGIA
Kyle Alessandro – Lighter

Norvegese di Levanger, questo giovanissimo cantante (è del 2006) rappresenta il suo paese con un pezzo di pop movimentato in stile primi anni Duemila, un po’ alla Justin Timberlake. Carina l’idea di costruire parte del ritornello attorno a un “No way” che ricorda “Norway”. A parte quello, tutto sa di già visto.
Voto: 5
POLONIA
Justyna Steczkowska – GAJA

Justyna Steczkowska, di classe 1972, è una cantante polacca ‘storica’, con alle spalle ben diciannove album pubblicati e una partecipazione all’ESC nel 1996. Gaja è un pezzo dance veramente brutto, con un ritornello tutto costruito attorno a vocalizzi (che sarebbe meglio definire “urla”). Cosa abbiamo fatto di male?
Voto: 3
PORTOGALLO
Napa – Deslocado

I Napa sono un gruppo portoghese formatosi a Madera nel 2013. Deslocado è un solido pezzo di pop/rock indie, con testo dedicato a chi è costretto a lasciare la propria casa e si sente sempre fuori posto. Non è certo un brano destinato a brillare su un palco come quello dell’ESC, dove spesso l’apparenza conta più della sostanza: ma qui sostanza ce n’è più che altrove.
Voto: 7
SAN MARINO
Gabry Ponte – Tutta l’Italia

La ragione per cui certe canzoni vengano attribuite al produttore anziché al cantante per me è un mistero. Da mesi questo tormentone ci scassa lo scassabile e nessuno sa chi lo canta, perché ci viene detto che è un pezzo di Gabry Ponte: che però è quello che l’ha prodotto e (in parte) scritto, nonché colui che nel video si dimena dietro una console fingendo di girare qualche pirulino (cit.) Tranquilli, ci penso io a sanare l’ingiustizia: il cantante si chiama Andrea Bonomo, è nato nel 1978 a Gallarate, ha partecipato a Sanremo nel 2008 tra i Giovani e ha una rispettabile carriera come autore e corista per nomi importanti della musica italiana. da Eros Ramazzotti a Paola Turci a Dargen D’Amico. Ma a parte questo, com’è Tutta l’Italia? Come esprimere a parole la disarmante pochezza di questo pezzo dance tutto costruito attorno a una stucchevole tarantella e per di più impreziosito da un testo di un populismo da far spavento? Lo esprimerò con il voto.
Voto: 1
SERBIA
Princ- Mila

Princ è pseudonimo di Stefan Zdravković, cantante serbo di Vranje nato nel 1993. Mila è una power ballad strappalacrime dal ritornello molto semplice, che un po’ stride con il piglio struggente delle liriche, completamente in serbo. Potevamo farne a meno.
Voto: 4
SLOVENIA
Klemen – How much time do we have left

Klemen Slakonja è un personaggio molto popolare in Slovenia: attore, comico, imitatore, è soprattutto un volto televisivo. All’ESC si presenta con un brano drammatico, molto diverso rispetto alla sua produzione tipica: How much time do we have left descrive l’esperienza personale vissuta dall’artista, la cui moglie ha avuto diagnosticato un male incurabile a cui poi però è riuscita a sopravvivere. Purtroppo ogni qualità artistica dell’operazione è vanificata dal suo fastidioso didascalismo, che colloca il brano sullo stesso scaffale su cui piazzeremmo il Cristicchi dell’ultimo Sanremo.
Voto: 4
SPAGNA
Melody – Esa diva

Melody è pseudonimo di María Melodía Ruiz Gutiérrez, cantante e ballerina andalusa nata nel 1990. Inizia prestissimo la sua carriera, a soli 12 anni, come cantante per bimbi e poi per adolescenti: la sua produzione ‘adulta’ inizia nel 2008, dopo una lontananza di 3 anni dalle scene. Esa diva è un pezzo pop sbarazzino con incipit che strizza l’occhio alla musica tradizionale spagnola e ritornello che vira verso la dance. Non è orrendo, ma è banale e già sentito.
Voto: 5
SVEZIA
KAJ – Bara bada bastu

I KAJ sono un terzetto finlandese di musica demenziale: la loro produzione è prevalentemente in svedese e infatti partecipano alla gara come rappresentanti della Svezia. Quest’ultima parte sempre come superfavorita perché l’ESC è una manifestazione molto sentita da quelle parti: la Svezia detiene infatti il primato delle vittorie, ben 7, a pari merito con l’Irlanda. Bara bada bastu è un pezzo di dance elettronica con innesti etnici e buffo andamento marziale, in perfetta coerenza sia con il trio di interpreti sia anche col testo, che descrive con toni stralunati la bellezza e le buone proprietà della sauna. Non si può dire che non ci tengano alle loro radici.
Voto: 6
SVIZZERA
Zoë Më – Voyage

I vincitori in carica si presentano in gara con una suadente ballad interamente in francese, composta e interpretata da una giovane cantautrice che è proprio di Basilea. La strofa rappresenta forse il pezzo di melodia meglio scritta tra tutti i pezzi in gara; l’inciso più aperto e orchestrale è meno creativo, ma comunque valido. Ci piace.
Voto: 7
UCRAINA
Ziferblat – Bird of Pray

Dopo la vittoria del 2022, dovuta soprattutto all’onda emotiva collegata all’invasione russa cominciata da poco, l’Ucraina ha giustamente continuato a partecipare all’ESC ma senza poter più contare sul supporto incondizionato del pubblico, che oggi sembra farsi militante, peraltro dalla parte sbagliata, solo quando si parla di Medioriente. Bird of Pray è un pezzo di pop-rock con interessanti innesti etnici, soprattutto nella strofa interamente in ucraino (il ritornello è invece in inglese). Una delle coriste sul palco ha appena avuto la casa distrutta da un missile russo. Come si fa a fare una gara di canzoni in questa situazione?
Voto: 6
REGNO UNITO (UNITED KINGDOM)
Remember Monday – What the hell just happened?

Le Remember Monday sono una girl band nata nel 2018 nel Surrey. What the hell just happened? è un pezzo molto interessante, che però rischia di crollare sotto il peso delle sue stesse ambizioni. È una canzone de-strutturata, con momenti pop, momenti glam-rock à la Queen, momenti musical: il ritornello, potente ma brevissimo e quindi fragile, si esaurisce nel titolo. Molto dipenderà dalla messa in scena: ma le intenzioni sono coraggiose.
Voto: 6
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