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Le dieci cose da fare (e da NON fare) se siete turisti a Venezia (ma anche altrove)

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June 10, 2018 by Mosè Viero

Da circa otto anni lavoro nel magico mondo del turismo nella città più turisticamente sovra-sfruttata del mondo: Venezia. Come si sa molto bene, i pochi abitanti rimasti in città sono alla canna del gas e periodicamente cercano di far sentire le proprie ragioni e di difendere le prerogative della residenzialità. Per adesso le loro battaglie hanno avuto scarsa fortuna: i soldi portati dal turismo fanno gola a tutti, anche e soprattutto ai veneziani stessi, che sono, in fondo, i primi responsabili dello stato in cui versa la città. Ma in questa sede non voglio addentrarmi in questo tema scottante: voglio, invece, elencare dieci semplici accorgimenti che il turista dovrebbe seguire quando viene in Laguna, per rendere la vita più semplice a se stesso e anche ai residenti. Perché se talvolta è vero che i Veneziani sono dei furbacchioni sempre pronti a fregare il turista, è altrettanto vero che il turista è quasi sempre uno sprovveduto totale o un fesso pronto a farsi raggirare.

1- Vestitevi decentemente
Questa è una cosa che non capirò mai: cosa scatta nella testa del turista medio quando sceglie la mise per le sue esplorazioni cittadine? Perché i turisti vengono a Venezia vestiti come se dovessero scalare una montagna? D’accordo, ci sono tanti gradini, ma non mi risulta ci siano pareti rocciose o sentieri inerpicati sui pendii e costellati di stelle alpine. Indossate delle scarpe normali, da città. E magari vestitevi anche da città e non da spiaggia: niente ciabatte e niente pantaloni corti, soprattutto se siete maschi e avete superato i dieci anni di età (io è più o meno da quell’età che non metto pantaloni corti e vi assicuro che sto da dio anche in agosto). In città ci si veste in accordo col contesto urbano che ci circonda: se vi sentite a disagio con il contesto urbano e con le necessità che da esso derivano, andate in vacanza altrove. It’s easy.

2- Piantatela di fotografare qualunque cosa vi capiti a tiro
La frase più terribile che si può dire a un turista, magari durante un tour guidato, è: in questo monumento non si può fotografare. Panico! Dirgli che sua mamma ha appena avuto un colpo avrebbe un effetto più tranquillizzante. Perché nelle nostre menti di webeti, splendido neologismo coniato da Enrico Mentana, se non fotografi un posto e non lo metti sui social è come se non ci fossi mai andato. Ebbene, sappiate che quando prenderò il potere sarà vietato fotografare quasi ovunque. Il nostro occhio è una apparecchiatura infinitamente più sofisticata di qualunque fotocamera: e per di più a differenza di quest’ultima è direttamente collegato ai nostri neuroni e quindi alle nostre emozioni di creature viventi e pulsanti. Smettiamola di guardare il mondo attraverso un mirino: non siamo un esercito di cecchini.

3- Non pranzate al sacco o per strada
Ci sono due modi per essere dei poveracci: il primo modo è non avere soldi, il secondo è comportarsi come se non si avessero soldi. Per molti abitanti del mondo occidentale, la poveraccitudine è uno stato d’animo, una filosofia di vita. In giro per le calli è pieno di gente con un cellulare da mille euro in una mano e un panino da tre euro nell’altra: ma se quando compri il cellulare sei ricco, puoi cercare di esserlo anche quando ti compri nutrimento. Entra in un ristorante, siediti al tavolo, consuma un pasto e paga quel che c’è da pagare: se non sei un immigrato in fuga da una guerra ce la dovresti fare, a meno che tu non sia così stupido da entrare in una tourist trap (vedi il punto 10). Non portarti il pranzo da casa: non solo perché a Venezia quasi non ci sono punti dove mangiare al sacco, ma anche perché non sei un minatore nell’America degli anni Venti. Sei un fottutissimo abitante del ricco mondo civilizzato, altrimenti non potresti permetterti di viaggiare nelle città d’arte. Abbi cura di te e del tuo tempo: documentati sui migliori ristoranti del posto e provali, la qualità del tuo viaggio migliorerà sideralmente. Certo, aumenterà anche il suo costo: vorrà dire che farai un viaggio di meno, ma quelli che farai saranno più belli. Impara ad apprezzare il benessere e smettila di fare il poveraccio.

4- Non bloccate strade o marciapiedi
Anche questo è per me un grande mistero: perché la gente non sa camminare? Non mi pare un’attività così complicata: basta mettere un piede davanti all’altro e muoversi in linea retta. Evidentemente dev’essere difficilissimo: magari il Ministero dovrebbe provvedere a fare dei corsi nella scuola dell’obbligo. Ripartiamo dai fondamentali. In città si cammina per andare dal punto A al punto B, non per sgranchirsi le gambe: per quello magari si fa una passeggiata al parco o nei prati. Ci si muove a velocità normale, non ciondolando dinoccolati come se si avessero ventritrè protesi per gamba. Se ci si deve fermare, ci si ferma di lato, dove c’è un qualche slargo, badando di non bloccare il passaggio. Se si deve guardare il panorama o una vetrina, lo si fa *da fermi*, non rallentando il passo e costringendo così chi è dietro a fare altrettanto. A Venezia spesso gli autoctoni si lamentano che i turisti non stanno sulla destra nelle calli strette: ma quella è solo una minima parte del problema. Se stai a destra e cammini come una lumaca o hai il passo sincopato di un invalido di guerra, sei comunque molesto.

5- Non usate il vaporetto
Tanta gente che viene a Venezia non ha idea di cosa sia e come funzioni questa città. I turisti scendono dal treno e si fiondano sui vaporetti dell’Actv, un’azienda così efficiente che in confronto Trenitalia sembra la ferrovia svizzera. Forse i malcapitati pensano che il vaporetto sia l’equivalente della metropolitana a New York: una necessità per raggiungere gli angoli più remoti della metropoli. Peccato che Venezia sia grande come un paesino e che a piedi si possa andare ovunque ben più velocemente che su quelle barche. Soprattutto quando si è nei panni di un visitatore, che dovrebbe avere tutto l’interesse a esplorare il tessuto urbano. Dice: e i bagagli? Se avete i bagagli, prendete un taxi. Certo, è molto più costoso del vaporetto. Ma si ritorna al punto 3: non siete la piccola fiammiferaia, siete privilegiati abitanti del mondo ricco che può permettersi di viaggiare. Cacciate i soldi e non rompete le balle ai pendolari che stanno andando in ufficio: affondare negli scalcagnati vaporetti Actv è un onore che spetta solo a loro.

6- Non fate free tour
Chi mi conosce sa che non ho mai partecipato alle battaglie protezionistiche messe in atto da tanti miei colleghi contro le estensioni delle licenze di guida turistica: credo anzi che la concorrenza, anche spietata, faccia bene a ogni settore. Ma con i free tour il problema non è la licenza: è che si tratta di pura e semplice evasione fiscale, oltre che di triste svalutazione della professionalità. Per chi non lo sapesse questi tour, che ormai proliferano in tutte le città turistiche, sono teoricamente gratuiti, ma in realtà richiedono una specie di offerta libera, una mancia obbligatoria. Mi sfugge come tutto questo possa essere legale, ma evidentemente lo è. D’altro canto, chi organizza queste attività non ha proprio la coscienza a posto dato che i meeting point sono sempre in zone remote e nascoste, come se girare per la città con una guida fosse qualcosa di cui vergognarsi. Non prestate il fianco a queste operazioni di marketing straccione: al giorno d’oggi esistono tour *veri* per tutti i gusti e per tutte le tasche, tour per i quali si paga quel che c’è da pagare e con i quali si riconosce dignità a chi lavora nel settore. Non abbiamo bisogno della vostra carità.

7- Non girate con lo zaino
Ogni giorno sono sinceramente stupito dalla quantità di zaini che vedo in circolazione. E ogni volta mi chiedo: ma cosa avranno dentro quegli zaini? I libri di scuola dei figli per fare i compiti tra un monumento e l’altro? Un ricambio della biancheria perché magari si può finire all’ospedale? Il necessaire per preparare il picnic in piazza San Marco? Fatevi e fateci una cortesia: viaggiate leggeri. Gli zaini sono una scocciatura enorme: danno fastidio quando si cammina nelle calli strette, vanno depositati quando si entra in qualunque museo o monumento, e se sono voluminosi rischiate di ammazzare qualcuno ogni volta che vi girate. Se come spesso accade lo zaino vi serve per tenere una scorta di borracce piene d’acqua fresca tipo spedizione nel deserto del Gobi, vi do due notizie sconvolgenti: la prima è che io bevo solo a colazione, pranzo e cena e sono ancora vivo; la seconda è che in giro per la città esistono bar che vendono bottigliette d’acqua, nonché fontanelle collegate all’acquedotto da cui si può bere a canna. Che portento la tecnologia, eh?

8- Non portatevi appresso bambini piccoli e passeggini
Da tempo sostengo che la genitorialità si accompagna spesso a una perdita delle più elementari facoltà di discernimento da parte di chi se ne fa carico: il turismo mi conferma ancora di più nelle mie convinzioni. Cosa c***o portate in giro per Venezia vostro figlio di sei mesi o di uno o due anni? Sperate che se la ricordi per un fatto di imprinting? Portare in viaggio i neonati e i bambini piccolissimi è una roba del tutto insensata, spiegabile solo con lo sconfinato egoismo dei genitori, che evidentemente non sono disposti a rinunciare a *niente* per i loro figli. State a casa con loro e aspettate che crescano e possano godersi il viaggio, BESTIE. E se proprio volete viaggiare, ho anche qui una notizia sconvolgente da darvi: esistono tanti baby sitter che possono fare al caso vostro. Certo, toccherà pagarli. E soprattutto toccherà fidarsi di loro e lasciar loro in custodia il nostro amatissimo bebè. Ma tranquilli: se la vostra idea d’esser genitore era portarlo in giro per Venezia col passeggino, chiunque può farne le veci meglio di voi.

9- Dormite in albergo
Se c’è una cosa che a Venezia non manca, sono gli alberghi. Eppure pare che non si faccia in tempo a mettere un appartamento su AirB&B che già lo si riempie con qualche idiota convinto di fare del turismo ‘alternativo’. Ma per somma cortesia. Diciamo che vi siete di nuovo sintonizzati in modalità poveraccio e che state cercando di pagare una portaerei come se fosse una camera singola di un hotel a una stella, così da metterci dentro tutta la famiglia compresi i parenti fino alla quarta generazione. Tornate in voi e prenotate in un albergo: pagherete di più, e sarà un bellissimo pagare. Perché sarete seguiti da professionisti esperti del settore, perché avrete servizi che nessun affittuario della domenica può offrire, e anche e soprattutto perché non triturerete gli zebedei ai residenti, che non hanno come massima aspirazione quella di sentire la doccia che vi fate alle tre del mattino per andare a prendere l’aereo. Detto fuori dai denti, il proliferare delle affittanze turistiche è IL problema di questa città e in generale di tutte le città con attrattiva simile. Dato che il Legislatore se ne fotte, cerchiamo di risolvere il problema con il buonsenso: e il buonsenso ci dice che il turista in città dorme in albergo, punto. Negli appartamenti dentro i condomìni vivono i residenti, nelle stanze d’albergo ci sono i turisti. Anche questo non mi pare un concetto difficile da capire.

10- Non fatevi fregare!
Quando escono sui giornali gli scandali relativi ai conti folli presentati da certi ristoranti veneziani, vado subito a controllare il nome del locale, dopodiché la mia reazione è: ma come caspita avete fatto a metter piede in quel posto? Avevate dimenticato il cervello sul comodino quella mattina? A Venezia le tourist trap sono riconoscibili da chilometri di distanza: impiegano solerti intromettitori, mostrano sudici menu in ottocentosei lingue diverse fuori dalla porta, e sono tappezzate di immagini di cibo talmente triste che non metterebbe appetito neanche a un musulmano che esce dal Ramadan. Eppure la gente ci entra felice. E questo è niente: la gente compra allegramente i selfie stick venduti dagli ambulanti, o certe orripilanti palline di plastica molle lanciate sui marciapiedi, o il cibo da dare ai piccioni (cosa peraltro vietatissima). Ogni tanto gli autoctoni si lamentano del fatto che le Forze dell’Ordine non intervengono a sufficienza contro gli abusivi: ma il problema è a monte. Com’è possibile che gli abusivi abbiano una clientela? Quanto scemi si deve essere per comprare quella roba? Che poi non è neanche solo un problema collegato agli abusivi. Vogliamo parlare delle botteghe di souvenir a un euro l’uno? Ma chi va a comprare in quei negozi? Come fanno a campare?

Per concludere, mi tocca tornare al solito punto: viaggiare *costa*. Perché *tutte le cose belle della vita costano*. Se la visita a Venezia che puoi permetterti contempla un pranzo al sacco seduto su un ponte e un souvenir cinese da due euro, magari è meglio se aspetti di avere qualcosa di più dentro al salvadanaio. Visitare Venezia non è obbligatorio: facciamolo se possiamo permettercelo. Il tema meriterebbe forse un articolo a parte, ma credo che il disordinato turismo di massa sia una delle tante facce di uno dei problemi più gravi del mondo contemporaneo: la mancanza di educazione al bello. Dobbiamo pretendere il massimo dalla nostra vita, e calibrare i nostri passatempi in accordo con le nostre possibilità. Se il mio budget è 100, posso fare dieci cose che costano 10 o due cose che costano 50. La seconda scelta è *sempre* meglio della prima. La vita non è il catalogo del Don Giovanni: a contare non è il quanto, ma il come. Se impariamo questo segreto, avremo scoperto come essere aristocratici anche senza avere il becco di un quattrino.


1 comment »

  1. Luigina says:

    Condivido!!!
    Ma bisogna tradurlo
    BRAVO Mose!

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